“VOYAGER”, PERVASO DA UNA SENSIBILITÀ SOPRAFFINA

Questo del pianista e compositore Dario Crisman è un viaggio attraverso inusuali sonorità eteree, soffuse e rarefatte, ottenute attraverso il delicato approccio con il piano Felted nella prima parte, e con quello Unacorda nella seconda.

Tutti gli undici brani di “Voyager” sono registrati in presa diretta, con una spontaneità che ci incanta con i suoni morbidi di tasti che paiono sfiorati con grazia, anche quando gli arpeggi si fanno più serrati.

Il suono rimane volutamente ovattato e con dinamiche meno presenti e percussive rispetto al pianoforte classico. Solo l’ultima traccia, evocativamente intitolata ‘Voci nel silenzio’, si avvale di sovra-incisioni, mentre gli altri brani scorrono lievi, interamente suonati dal vivo per cogliere l’attimo prima che sfugga.

Si odono anche i rumori dello sgabello sul quale è seduto l’autore nel corso delle sue intense interpretazioni, e quelli delle mani che si allontanano dalla tastiera alla fine di ciascuno dei pezzi. Solamente ‘Waltz for Ale’, come ci suggerisce già il titolo, si muove su un tempo di valzer più ritmato, nonostante il suono rimanga quello pacato del resto dell’album.

Come accennato, il suono cambia da ‘Endless love’, rammentandoci quasi quello di un clavicembalo con tasti avvolti nell’ovatta, così come nella squisita sensibilità del compositore. Splendido il successivo ‘Voyager’, che dà il titolo al lavoro. ‘Outside of the box’ si muove ancora su sonorità minimaliste, avvolgendoci con pregevoli arpeggiati e con un suono sempre incantevole.

La forza descrittiva ed evocativa di tutte le tracce è ottenuta proprio attraverso questo approccio delicato, quasi in punta di piedi, che si lascia apprezzare ancor più in cuffia. Specie sulla penultima traccia, intitolata ‘Never regret’.

L’album di Dario Crisman potrebbe concludersi qui, ma, come accennato, ‘Voci nel silenzio’, undicesimo titolo, è una sorta di bonus track che aggiunge al suono del piano quello di soffusi effetti esterni, per niente invasivi, che rendono la chiusura del lavoro ancor più aggraziata e delicatamente misteriosa. Un disco pervaso da una sensibilità sopraffina.

 

Giuseppe Scaravilli

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