Di Gino Morabito –

Difficile riassumere le tante luci di una storia senza tempo. Più facile ammirare la stella di Monghidoro, fissa lassù in alto, che continua fulgida a risplendere. Una leggenda della musica; una delle voci che, così come il vino, più invecchia e più acquista valore. Ogni sua canzone racconta una storia di passione, amore e vita vissuta, con la capacità di toccare le corde più profonde dell’animo senza mai perdere la freschezza e l’autenticità che lo rendono un artista unico nel suo genere. Interprete a trecentosessanta gradi, appassionato di sport e fenomeno social, Gianni Morandi è quell’uno su mille che ce la fa reinventando ancora una volta sé stesso.
Classe 1944, ottant’anni ma non li dimostra.
«Finché ho fiato trovo l’energia per correre e la voglia di stare sul palco. Quando sarà, mi piacerebbe che tutto finisse con una corsa o su un palcoscenico.»
Un compleanno importante celebrato con l’uscita del nuovo album “L’attrazione” (Epic Records/Sony Music Italy). Tra passato e presente, la maxi raccolta dei suoi più grandi successi: diciassette brani iconici, tra cui due speciali sorprese, che hanno segnato generazioni e continuano a risuonare nel cuore di milioni di fan. Da timeless masterpieces come “Vita”, “Scende la pioggia”, “In ginocchio da te”, “Se perdo anche te”, “Andavo a cento all’ora”, “Un mondo d’amore”, “Occhi di ragazza”, “La fisarmonica”, “Grazie perché”, “Canzoni stonate”, alle più recenti collaborazioni. Un disco festeggiato da tanti amici e colleghi.
«Alessandra Amoroso, Ariete, Bresh, Gaia, Gigi D’Alessio, J-Ax, Jovanotti, Marco Morandi, Naska, Noemi, Paola & Chiara, Tommaso Paradiso e Tredici Pietro hanno voluto ricantare con me due delle mie canzoni più popolari, “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” e “Banane e lampone”. Ringrazio tutti loro perché mi hanno reso veramente felice.»
L’energia inesauribile, la passione per la corsa, l’entusiasmo contagioso… e quell’amore incondizionato per Sanremo.
«Con Sanremo ritorno bambino, quando nel 1958 vidi Modugno che cantava “Volare”. Forse da lì deriva il grande amore per questo mestiere. Ma anche l’amore e il rispetto per quel palco. Ricordo il bar a Monghidoro dove c’era solo un televisore in bianco e nero, tutto annebbiato, che non si vedeva neanche bene, ma c’era metà paese che guardava il Festival. E, quando arrivò Modugno, per me fu un colpo fortissimo. Avevo tredici anni.»
Il successo lo travolge come un’onda anomala negli anni Sessanta, quando tutta l’Italia si ferma per ascoltare la storia di un eterno ragazzo.
«Allora in Italia c’era quel clima straordinario in cui si cominciava a intravedere qualcosa di positivo. L’economia andava meglio; compravamo la cinquecento, i frigoriferi, le prime tivù.»
Essere stato dentro ai tempi che cambiavano, come esempio.
«Non sono stato consapevolmente quello che dice: “Ora vi spiego io come si fa!”. Ero lì, ero testimone. Ero uno di quei ragazzi entusiasti sempre col sorriso sulle labbra, perché la vita ci sorrideva. Cantavo canzoni allegre, brillanti, che rimandano molto a quell’epoca.»

Oggi come allora sulla cresta dell’onda: il bolognese, il napoletano, il pugliese.
«Sono cinquant’anni e più che ci conosciamo. Facevamo “Canzonissima”: una volta vincevo io, una volta Claudio Villa, poi era il turno di Ranieri. Al Bano era sempre lì, c’erano anche la Berti e la Zanicchi. In quel periodo io e Massimo vivevamo una sorta di dualismo. Quando da ragazzo ho visto che si stava affermando ed era veramente forte, mi sono innervosito. La rivalità però faceva bene ad entrambi. È sempre stato così, da Coppi e Bartali a Baggio e Del Piero. Lui napoletano, io bolognese. Provenivamo da famiglie povere, di lavoratori, con una storia simile alle spalle. Inevitabilmente siamo diventati amici. Così come con il pugliese. È tanto che si parla di un progetto tutti e tre insieme. Chissà che un giorno non si possa concretizzare. Al Bano ci ha già detto che ha il calendario pronto in testa.»
Una canzone, per sempre.
«Nella vita, per sempre è impossibile. Però non mollare finché ce la fai, quello sì.»
Di certo, si può dare di più.
«Credo che nella vita di ognuno ci sia sempre la possibilità di dare di più. Magari rivolgendo un pensiero non solo a sé stessi e alla propria famiglia, ma anche agli altri. Occorrerebbe uno scambio reciproco di fiducia, di affetto. La necessità di un pensiero comune che abbia come obiettivo il bene della collettività. Talvolta, certe liti a cui ci capita di assistere, sembrano un po’ pretestuose… e allora si può dare di più, per stare meglio tutti insieme.»
