BLADE RUNNER, NE ABBIAMO VISTE COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE IMMAGINARVI

Sono passati 37 anni da quando Ridley Scott riuscì a fare uscire nelle sale cinematografiche Blade runner.

All’epoca la grandezza dell’opera non fu riconosciuta, una pellicola che guardava troppo avanti. Il film pone lo spettatore davanti a una serie di elementi che lo obbligano ad immergersi completamente nella trama per poterlo comprendere ed apprezzare fino in fondo.

Ruolo fondamentale in questa full immersion lo giocò la colonna sonora, composta da Vangelis all’apice della carriera. L’artista fu capace di comprendere appieno il senso visionario che Scott intendeva trasmettere e di trasporlo nei brani che sono entrati a far parte dell’immaginario mondiale. Tracce come “Rachel’s song”, “One more kiss, dear”, “Tears in the rain” e prima fra tutti “Blade runner (end title)” sono uscite dai confini di celluloide per entrare di diritto nella storia della musica, influenzando molta della produzione successiva, specialmente in ambito elettronico.

Il 2017 ha visto il ritorno nelle sale del sequel di questo mito, Blade runner 2049, ambientato nello stesso distopico mondo, però 30 anni dopo. Ridley Scott lascia il suo ruolo ad un altro regista, l’emergente Dennis Villeneuve, che realizza davvero un bel film, non una pedissequa copia dell’imponente predecessore. A questo giro la colonna sonora viene data in mano a uno dei maggiori compositori moderni, che risponde al nome di Hans Zimmer (Il gladiatore, L’ultimo samurai, The Simpson, Dunkirk) affiancato da Benjamin Wallfisch (It).

Il confronto tra i due approcci artistici risulta naturale, specialmente quando i nostri compositori vengono da esperienza e produzioni molto diverse. Se per Vangelis l’approccio elettronico era connaturato alla trama narrativa, per Zimmer e socio le cose si complicano: da una parte la necessità di realizzare un OST all’altezza del predecessore, dall’altra la scelta di un approccio diverso da quello più tipico dei due artisti.

Zimmer e Wallfisch decidono di mantenere una visione “elettronica” dei brani che vengono inseriti, a dar maggior impatto alle scene principali del lungometraggio. Sotto molti aspetti le sonorità scelte ricordano da vicino i synth (modello Yamha CS80) dell’end title, abbinandoli a suoni molto più rarefatti, intervallati da esplosioni di cassa e da oscuri arpeggi, che ricalcano il cambio di atmosfera che caratterizza il 2049 immaginato da Villeneuve.

Zimmer e Wallfisch riescono a mantenere la strada percorsa da Vangelis, con un apporto originale alla narrazione sonora, tanto da creare un nuovo “mondo” che non si sovrappone né cancella il precedente, ma riesce ad integrarvisi, permettendoci di gustare appieno questa nuova esperienza visiva. Ancora forte risulta, pertanto, il senso di continuità con la riproposizione di “Tears in the rain”, usato a sottolineare, come nel predecessore, uno dei momenti topici del movie. La nuova “Blade runner”, infine, fa da chiusura all’album e al film.

A complemento dell’opera sono stati inoltre inseriti brani di Elvis Presley, Frank Sinatra e Lauren Daigle, a ridare umanità alle atmosfere create dalle altre venti tracce del disco.

Il 21 giugno 2019, in occasione del 25° anniversario dalla pubblicazione della colonna sonora di Blade runner, avvenuta il 21 giugno 1994, Musica Intorno vuole rendere omaggio a un capolavoro dell’arte cinematografica declinato nel pentagramma musicale che ha dato “voce” al mito. E, come direbbe un ispirato Rutger Hauer nei panni del replicante Roy Batty: “ne abbiamo viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”.

 

Luca Colla

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