LE ORME, UNA STORIA IN PROG

Live on stage Michi Dei Rossi, Michele Bon, Alessio Trapella e Federico ‘Tich’ Gava, i mitici Le Orme! 55 anni di storia in prog, quella del gruppo veneto nato negli anni Sessanta, in piena epoca beat.

Quando però la formazione si ridusse ad un trio, tutto cambiò: Aldo Tagliapietra (basso e voce), Michi Dei Rossi (batteria) e Tony Pagliuca (tastiere)…

… dopo essere andati in macchina a vedere il festival dell’Isola di Wight, colpiti dall’esibizione degli ELP, virarono verso il progressive con gli indimenticabili album “Collage” (1971), “Uomo di pezza” (1972), “Felona e Sorona” (1973) e “Contrappunti” (1974). Quest’ultimo disco vide anche il contributo del pianista e compositore Gianpiero Reverberi, che rese più elegante il lavoro. Di rilievo lo strumentale “Aliante”, con una sezione ritmica in controtempo, sulla quale sembrava soffiare una suggestiva melodia. Il singolo “Sera” uscì l’anno seguente e vide per l’ultima volta Le Orme in trio.

Solo con “Smogmagica” (1975) ebbero di nuovo un chitarrista, Tolo Marton (anche all’armonica sulla incantevole “Amico di ieri”), sostituito da Germano Serafin nei dischi successivi: “Verità nascoste” (1976) e “Storia o leggenda” (1977). Con questa formazione Le Orme optarono per una coraggiosa svolta classicheggiante, sostituendo la chitarra elettrica con il violino e il basso con il violoncello per gli album “Florian” (1979) e “Piccola rapsodia dell’ape” (1980).

La copertina di “Smogmagica” (che alludeva alla città di Los Angeles, dove il disco era stato registrato) venne realizzata da Paul Whitehead, lo stesso artista che aveva lavorato su “Trespass”, “Nursery crime” e “Foxtrot” dei Genesis, probabilmente per intercessione di Armando Gallo, che era amico di entrambi i gruppi. Con gli stessi Genesis Le Orme si fecero fotografare nel 1973, mentre erano in tour in Inghilterra, comparendo con un Peter Gabriel che portava sul capo la maschera da volpe che utilizzava in quel periodo alla fine di “The musical box”.

Il bluesman Tolo Marton lasciò il gruppo subito dopo aver contribuito alla realizzazione di “Smogmagica”, decidendo di non prendere parte al tour del 1976, denominato “Rockspray”, caratterizzato da un istrionico Tony Pagliuca che si vestiva come Ian Anderson, e con il gruppo che eseguiva frammenti di “Aqualung” e “Whole lotta love”, per una goliardica presa in giro del rock, prematuramente ritenuto al tramonto. Quello stesso anno Le Orme parteciparono al Festivalbar con la brillante “Canzone d’amore”, documentata in un video che li mostra eseguire divertiti il brano all’Arena di Verona. Durante un programma televisivo della Rai il gruppo comparve in playback per “Amico di ieri”, con Germano Serafin che fingeva di suonare la chitarra e l’armonica di Tolo Marton.

Il loro disco “In concerto” del 1974 fu il primo lp dal vivo pubblicato in Italia, essendo uscito poco prima di “Live in USA” della PFM, dato alle stampe quello stesso anno. Il lungo brano “Truck of fire”, compreso in questo album e cantato in inglese, non verrà mai registrato in studio. “Live Orme” è invece un vecchio semi-bootleg giapponese che, ristampato nel 2009 dalla nostra Black Widow, documenta estratti dai tour del 1975 e del 1977 registrati dal mixer. A sua volta “Live in Pennsylvania” (2008) avrebbe messo su dvd l’esibizione del gruppo con la nuova line-up (compresi Tagliapietra e Dei Rossi) al NearFest: in questa occasione i roadies americani li trattarono con sufficienza durante le prove del suono, fingendo di non capire quanto veniva loro detto. Quando però la band cominciò a provare “Collage” quei tecnici si guardarono tra loro mormorando: «Ehi, ma questi sono Le Orme!». E cominciarono a trattarli con rispetto.

Nel 2005 ho avuto occasione di parlare a lungo con Aldo e Michi, e quest’ultimo mi ha rivelato di chiamarsi in realtà Giuseppe, essendo il suo un nomignolo che gli era rimasto appiccicato addosso da quando era bambino. Oggi è proprio lui l’unico componente della formazione originale de Le Orme. Molto bella la suite “Il fiume” (1996), che ebbi modo di registrare dal vivo prima di ascoltare la versione su disco, con Aldo Tagliapietra impegnato anche al sitar.

Una delle caratteristiche di questo gruppo, nei suoi brani più vecchi, era quella di unire liriche oscure a musiche spensierate: la famosissima “Gioco di bimba” è una canzoncina orecchiabile, ma dal testo inquietante; così come “Figure di cartone” che, pur avendo un andamento allegro, racconta la triste vita di una ragazza rinchiusa in manicomio. Altri pezzi rimasti indimenticabili sono “Cemento armato”, “Sguardo verso il cielo”, “Maggio”, “Una dolcezza nuova”, “La porta chiusa”, “Era d’inverno” e “Frutto acerbo”.

Michi Dei Rossi mi aveva anche svelato il suo progetto di far pubblicare un live contenente brani del periodo 1971-1977: sarebbe stato bellissimo, ma questo lavoro non ha ancora visto la luce.

 

Giuseppe Scaravilli

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