LA MUSICA GRATIS! TRA “PROCESSI POLITICI” E PALCHI DATI ALLE FIAMME

Gli scontri tra la polizia e il pubblico (soprattutto contro quanti reclamavano “la musica gratis”) si protrassero in Italia per tutti gli anni Settanta.

Gravi disordini ci furono in occasione del concerto dei Led Zeppelin al Vigorelli di Milano nel 1971, di quello dei Jethro Tull a Bologna nel 1973; i palchi di Lou Reed e Santana dati alle fiamme (rispettivamente nel 1975 e nel 1977), più i “processi politici” a Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Quest’ultimo si vide costretto a spiegare ai contestatori che i suoi testi celavano significati a favore del proletariato, mentre De Gregori avrebbe smesso di esibirsi in concerto dal 1976 al 1979, quando ebbe luogo la tournée di Banana Republic insieme a Lucio Dalla.

I manager italiani (soprattutto Zard, Mamone e Sanavio) che portavano in Italia i grossi gruppi stranieri venivano accusati di arricchirsi a spese dei giovani. Soprattutto, si pretendeva che la musica fosse “di tutti, e che non si dovesse pagare per ascoltarla: Gianni Nocenzi del Banco Del Mutuo Soccorso si disse d’accordo, a patto che fosse il pubblico ad onorare le cambiali per gli strumenti acquistati!

Durante un’intervista i Gentle Giant, spesso in Italia, cercarono di far capire che, tolte le spese, anche i musicisti dovevano poter mangiare, e che la musica era il loro lavoro, non un passatempo. La PFM subì un’aggressione, con Franco Mussida pronto a fronteggiare i più esagitati stringendo la chitarra per il manico, come fosse una clava. Nell’occasione Franz Di Cioccio, il batterista della stessa “Premiata”, la mise sul ridere: chiamò sul palco uno dei contestatori, gli consegnò le bacchette e gli disse: «Ah, la musica è di tutti? E allora suona tu”!»

Capitava spesso che gruppi già pronti per esibirsi, sentendo che gli “auto-riduttori” avevano sfondato da qualche parte per irrompere nel luogo che ospitava il concerto, riponessero gli strumenti nelle custodie per tornarsene a casa. Il risultato di tutto questo trambusto fu comunque che l’Italia venne praticamente cancellata dai tour di tutti i grandi gruppi inglesi e americani.

I Van Der Graaf Generator, riformatisi nel 1975 dopo lo scioglimento del 1972, si fecero vedere solo perché riuscirono ad esibirsi sulla riviera romagnola, in un clima di vacanze e ombrelloni. Ma quando suonarono a Roma, nel dicembre del 1975, subirono il furto del furgone con tutti gli strumenti dentro, e, nonostante fossero riusciti a recuperare quel materiale, se ne tornarono a casa. Sarebbero dovuti venire a suonare anche nel Sud Italia e a Catania quello stesso mese, ma, dopo i fatti di Roma, tutte le date rimanenti vennero cancellate. Il sottoscritto li avrebbe visti solo 30 anni dopo, a Roma e a Taormina. Quest’ultimo concerto fu quello che David Jackson avrebbe ricordato come il più bello tra quelli del tour del 2005. Il brano “Still life”, facente parte di una edizione del loro live “Real time”, relativo a quell’anno con bonus tracks, era tratto proprio da quello show.

Di fatto il nostro Paese perse l’occasione di vedere i gruppi più grandi della storia del rock proprio nel momento del loro massimo fulgore.

I Genesis e i Jethro Tull si sarebbero rifatti vivi solo nel 1982, quando le acque si furono calmate. Diversi pullman dell’agenzia di viaggi “Medianova Spettacoli” partivano appositamente da Torino e Milano per permettere ai giovani italiani di vedere i loro gruppi preferiti a Parigi, Zurigo, Vienna e in altre città europee, riportandoli a casa a fine concerto.

Durante uno show dei Genesis a Lione Phil Collins finì per parlare più in italiano che in francese. A parte l’edizione di Parco Lambro ‘76, la politica mise in secondo piano la musica: mentre gli Area venivano acclamati per il loro presentarsi sulla scena con il pugno alzato, gli Osanna suonarono una loro versione di “Bandiera rossa”. Elio D’Anna, entusiasta a seguito della reazione del pubblico, una volta sceso dal palco incitò gli altri del gruppo dicendo loro, in dialetto napoletano: «Ragazzi, dobbiamo farla di nuovo!»

Anche il Biglietto per l’Inferno si esaltò quando udì un boato del pubblico durante il brano “Confessione”, immaginando di essere riuscito a scaldare gli animi con la propria musica. In verità il vocalist Claudio Canali aveva cantato il verso “Un amico ha parlato di preti, mai visti, chi sono, che fanno. Ciarlatani, mercanti o profeti, ma tolgano questo mio affanno”. Egli non aveva inteso affatto parlare male dei preti, ma ai giovani raccolti davanti alla band, naturalmente tutti anticlericali, era bastato l’accostamento tra la parola “preti” e l’espressione “ciarlatani” per far esplodere l’ovazione.

 

Giuseppe Scaravilli

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