REN ZEN: “SE ASCOLTASSI”, TRASFORMERESTI IL MONDO

Il silenzio è fondamentale quando vogliamo ascoltare i “rumori” della società; la musica diventa un ottimo veicolo per favorire la riflessione.

Sono questi gli obiettivi che vuole raggiungere “Se ascoltassi”, il primo compact disc di Ren Zen (www.renzen.it).

Scritto, prodotto e interpretato dall’autore, poeta e cantautore italiano, il disco raccoglie 11 brani che hanno come filo conduttore l’ascolto e l’invito a vivere il presente tipico dello zen. L’album, uscito a gennaio 2019, è una raccolta cantautorale dello scrittore triestino Renzo Maggiore, trapiantato nella capitale, che presenta diverse sfumature fra pop, rock ed elettronica. Il cd è stato prodotto da “Canzoni Inedite” di Roma e dallo stesso autore, che firma musiche e testi degli undici brani, tutti arrangiati con Marco Di Martino e mixati da Marco Canigiula, il quale ha curato anche la grafica. Il formato cd è disponibile presso l’autore e si può ordinare sulla pagina Facebook, mentre i singoli e l’intera opera sono scaricabili da tutti gli store presenti in rete:

https://itunes.apple.com/it/album/se-ascoltassi/1450715140

https://music.youtube.com/playlist

http://www.deezer.com/album/85622172

https://open.spotify.com/album/4ClvUbZKBBAd1idYF9VBS3?si=XkrH2XYWRv2_m8NUZUU0yQ

https://store.cdbaby.com/cd/giannifoti5

Quest’opera è il punto d’arrivo di un lungo percorso formativo di pianoforte classico, che inizia quando l’autore aveva sette anni; prosegue con lo studio letterario e filosofico, il gruppo acustico “Stati ALTerati”, la Scuola di Musica 55 di Trieste, una serie di registrazioni in vari studi italiani, l’esperienza al CET di Mogol, la realizzazione di video ed una serie infinita di incontri culturali e interventi musicali in locali, associazioni, teatri. Conviene sottolineare l’esperienza musicale avvenuta nei diversi contesti culturali, che diventa un momento fondamentale di Renzo Maggiore; le contaminazioni culturali contribuiscono in maniera determinante alla stessa preparazione dell’autore.

Ren Zen scrive e pubblica poesie, pensieri, prose, affiancando la produzione letteraria e musicale a un costante impegno nel campo della formazione. Pubblica una ventina di opere e si avvicina gradualmente allo zen soprattutto attraverso la via poetica. Dopo una decennale attività nel mondo associativo e aziendale, decide di promuovere una filosofia di vita legata alla semplicità, senza rinunciare a conferenze, seminari e incontri individuali mirati a una sintesi personale che tiene saldamente al centro uomo e natura, nella pienezza di una vita orientata al benessere, all’armonia e alla verità dell’essere. Ren Zen considera il respiro e la meditazione come elementi essenziali per la conoscenza dell’universo, il raggiungimento della pace interiore e la creazione consapevole che, partendo dall’intuizione, trasforma il mondo.

A Renzo Maggiore rivolgiamo alcune domande sul ruolo della cultura nella musica e nella società, senza tralasciare l’importanza del silenzio come straordinario momento di riflessione.

Quanto influisce la cultura nelle tue canzoni?

«Per prima cosa bisognerebbe definire il concetto di cultura. Prima di arrivare a pubblicare questo disco ho scritto oltre venti libri, fra poesia, prosa, saggistica; potrei dire che la cultura è decisiva perché si trova in ogni verso degli undici brani e persino nelle melodie e nelle armonie. Tutto è una sintesi di ciò che abbiamo appreso nella nostra vita. Tuttavia la cultura non garantisce la saggezza. L’essenza del messaggio di Ren Zen risiede nella meditazione, ossia nella dimensione del silenzio e il filo conduttore dell’album è proprio l’ascolto. Se vogliamo che la cultura ci migliori come umanità, non dobbiamo trattarla come un mero travaso di informazioni e conoscenze, bensì come una rielaborazione critica dell’individuo che è chiamato a creare la sua sintesi. Occorre tornare alla maieutica di Socrate. Ecco l’importanza dello zen che va a sopperire alle mancanze dell’analisi puramente razionale della realtà. “Se ascoltassi” è un richiamo alla vera spiritualità e, semmai, alla riunificazione delle culture nella ricerca dei valori comuni.»

La musica come può arricchire la cultura?

«La musica è parte integrante della cultura e andrebbe risistemata alla base dell’educazione, oggi troppo incentrata sulle parole e il riempimento, il che non crea certo benessere ed equilibrio nelle relazioni. Abbiamo contribuito a realizzare un modello sociale di mondo dove la quantità prevale sulla qualità: tutti sono scrittori, cantanti, critici, maestri e si fa fatica persino a riconoscere le perle in un mare di sassolini. Colui che produce cultura (qualsiasi forma d’arte) dovrebbe ricominciare dall’etica per dare la giusta priorità alle produzioni e alle promozioni delle opere; altrimenti a vincere e a decidere cosa dare in pasto al popolo è quasi esclusivamente il ‘dio’ denaro. La musica è fondamentale per apprezzare la melodia dell’anima, per dare un ritmo naturale alle nostre vite e per aiutarci a coltivare relazioni armoniche.»

Che significato attribuisci all’esistenza umana?

«Lo spiego nella biografia filosofica “Ren Zen e il senso del vivere”: la vita è un grande gioco di evoluzione globale. Siamo forme sperimentali che ballano tra gli opposti alla ricerca di un centro. Il problema è nel fatto che ci ostiniamo a cercare questo centro nel movimento, nella frenetica corsa alla felicità, a qualcosa che non è adesso, un obiettivo futuro. Il segreto è proprio nell’immoto, nel fermarsi a cogliere il presente; se all’analisi non segue la sintesi, siamo destinati alla sofferenza. Non ha senso sforzarsi a replicare le gesta altrui; occorre mettere la nostra essenza in ogni cosa che facciamo. Ogni decisione e azione conseguente andrebbe presa dopo aver meditato, essersi cioè fermati, non tanto a riflettere, quando a sentire.»

Le contaminazioni culturali come influenzano la musica?

«Oggi siamo davvero in contatto con il mondo. La vera novità sta proprio nel lasciarsi contaminare. In questo senso la musica è il linguaggio universale che può unire l’umanità. Come tutti i linguaggi, anche la musica vive e prende forza dalla conoscenza di diversi generi, culture, strumenti e modi di esecuzione. Trasporti, reti e Internet sono in questo senso i mezzi materiali e virtuali principali di evoluzione umana. Siamo le cellule della Terra e traiamo vantaggio da nuove sinapsi. L’obiettivo è il benessere, l’equilibrio, non il PIL e i consumi che garantiscono la sostenibilità di un sistema inumano.»

Le melodie del XXI secolo in che modo risentono dell’attuale periodo storico?

«Molti giovani si riconoscono nel rap e in una musica priva di armonia, perché questa ben rappresenta la stridente contraddizione che l’anima prova in un contesto sociale così impostato sul materialismo. Resta ancora la rabbia che è stata ben rappresentata dall’hard rock, dall’heavy metal. Potremmo dire che la tendenza del XXI secolo è di abbinare una rabbia non ancora compresa e rielaborata con un senso più o meno inconscio di impotenza e autodistruzione, un urlo che il più delle volte rimane strozzato e che gli interpreti esprimono coerentemente con scarse e a volte penose aperture melodiche e armoniche. Peraltro, non possiamo permetterci di essere nostalgici, perché cadremmo nel patetico; tuttavia i giovani hanno a disposizione un infinito bagaglio musicale da cui attingere ed è dalle radici che conviene ripartire. Siamo alla ricerca di nuove galassie.»

La tua preparazione musicale abbraccia diversi generi: rock, pop, elettronica. Qual è il più vicino rispetto alla tua sensibilità artistica?

«Ritenevo di essere molto lontano dall’elettronica prima di incontrare gli amici maestri Alessandro Lombardi e Tiziano Bole, i quali hanno musicato alcune mie poesie utilizzando soltanto suoni elettronici, con un risultato inatteso: versi aulici classicheggianti hanno assunto una forza di modernità straripante. Ecco una forma interessante di ‘contaminazione’. Diciamo che, quando scrivo musica, non rifletto mai – in fase creativa – su che genere sto componendo: attingo sempre da una dimensione che potremmo definire ‘divina’, da uno spazio dove categorie, schemi, etichette non hanno alcuna importanza.»

 

Francesco Fravolini

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