OPERA DANCE MUSIC, L’IMPATTO LIVE È POTENTE!

Nell’aria si sente qualcosa di nuovo che cattura l’attenzione e diventa dapprima sorpresa, poi emozione.

ODM è il connubio tra l’armonia della musica classica e la spavalderia della musica elettronica, dove la melodia assume una nuova accezione.

Un progetto musicale che ha saputo avvicinare i giovani all’opera, unendo target di età e gusti musicali all’apparenza molto lontani tra loro. Roberto Paroni, DJ milanese e promotore del genere dream progressive, decide di realizzare degli arrangiamenti musicali, con un’orchestra d’archi. Nell’incontro con Francesco Sardella, produttore del tenore Stefano Gagliardi, scocca la scintilla e nasce il progetto ODM – Opera Dance Music.

Roberto, come nasce un progetto così originale?

«Il progetto nasce da un’intuizione, quella di accostare la musica elettronica a quella sinfonica, e di contaminare anche i rispettivi contesti di rappresentazione, il teatro d’opera e il dancefloor. I primi test risalgono a sei anni fa e sono stati fatti in studio di registrazione. Feci una selezione di nove brani, più una mia originale, e invitai una violista russa, a cui chiesi di suonare sui pattern sonori di musica trance: ne nacque qualcosa di molto suggestivo, tanto da voler fare subito ascoltare il risultato ad un pubblico e, grazie ad un caro amico, Gian Mario Longoni, suonai i primi esperimenti allo Shocking di Milano.»

Che tipo di reazione c’è stata da parte del pubblico?

«I feedback sono stati positivi, tanto che decisi di prendermi del tempo per studiare meglio la struttura compositiva della musica trance e ricomporla, in funzione della melodia classica e del canto lirico. Ora i nostri fan ci dicono che l’impatto dal vivo è potente e ODM trova la sua massima espressione nei live show.»

Raccontami quali sono stati gli step successivi e come avviene l’incontro con Francesco Sardella, co-produttore del progetto insieme a te.

«Dopo questa prima sperimentazione, mi misi in studio a lavorare, incidendo molte parti orchestrali e realizzando anche un teaser video del progetto, che ai tempi si chiamava E Mood Cinematic Orchestra. Francesco lo conobbi a Jesi nel 2018, tramite un amico DJ di Bologna, che ci mise in contatto. Francesco, già produttore del tenore Stefano Gagliani, era alla ricerca di progetti musicali che potessero portare fuori il cantante dal contesto teatrale, cercando nuovi approcci della lirica ad altri generi musicali.»

Da dove siete partiti? Qual è stata la traccia tester?

«Per le mani avevo Lacrimosa di Mozart, e partimmo proprio da quella. Io mi occupai della parte elettronica e Francesco del suono. Capimmo da subito che c’era la necessità di qualcuno che si occupasse degli arrangiamenti orchestrali e ci venne in aiuto il musicista Francesco Santucci, compositore e sassofonista jazz, che fece una vera e propria riscrittura della parte sinfonica. Il risultato piacque a tutti e in poco tempo ci ritrovammo in un vero e proprio gruppo di lavoro.»

Quali caratteristiche deve avere un’aria operistica per poter essere compatibile con la musica elettronica?

«Innanzitutto in tonalità minore, che consente di essere ulteriormente rafforzata nell’arrangiamento elettronico; una tonalità più solare, con meno impatto emozionale. Il secondo parametro è sicuramente quello della notorietà del pezzo. Negli anni abbiamo suonato le arie di Nessun dorma della Turandot, O fortuna dei Carmina Burana, Furtiva lagrima di Donizetti e l’ultima, Confutatis maledictis di Mozart, ancora in lavorazione. Infine avere melodie in 4/4, più semplici da trattare elettronicamente.»

Il progetto OMD a quale genere appartiene? Dove vi collocate all’interno del panorama musicale?

«Ci inseriamo all’interno del genere chiamato trance house progressive, che viaggia a 132-136 bpm. È una musica tostissima ed è bello notare come la gente ne tragga beneficio. Durante i live si vedono i giovani ballare sotto palco e i meno giovani che cantano le arie liriche, insieme ai nostri cantanti.»

Per i vostri live show, che formazione schierate?

«Oltre a me alla consolle, sul palco si esibiscono il pianista Pape Gurioli, il chitarrista Gaetano Guardino e le voci della soprano Lin Wei e del tenore Stefano Gagliardi. Poi c’è tutta la sezione archi, violino, viola e violoncello, che può variare da un minimo di quattro a un massimo di venti elementi.»

Prima di salutarci, Roberto, qualche piccola anticipazione sul futuro prossimo di Opera Dance Music.

«Abbiamo prodotto molte tracce e siamo pronti per farle ascoltare! In cantiere c’è l’idea di un’opera lirica dance e la creazione di un libretto originale, portando il progetto soprattutto nei teatri d’opera. In primavera inizierà la distribuzione dei primi brani musicali e intanto ci concentreremo sull’ultima produzione musicale, il Requiem dies irae di Giuseppe Verdi.»

Certo, non siamo nuovi alle contaminazioni tra musica elettronica e orchestra live, dove però la componente acustica è sempre stata prevalente rispetto a quella elettronica. Il progetto ODM ha il merito di rappresentare un genere che ha saputo riequilibrare i due linguaggi, non soltanto dal punto di vista sonoro ma anche da quello culturale.

operadancemusic.com

Marco De Meo

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