FRANCESCO RENGA, “L’ALTRA METÀ” DI UN ARTISTA CHE SI RACCONTA ATTRAVERSO MUSICA, PAROLE E VOCE

«Sono da sempre convinto che l’artista non sia nient’altro che una persona che si racconta attraverso le proprie canzoni,» di rimando il cantautore originario di Udine ma bresciano di adozione «canzoni che poi porta sul palco per condividerle con gli altri; che racconta il tempo che vive, le emozioni, le paure, i nodi da sciogliere.»

È di scena “L’altra metà” di Francesco Renga; l’altra metà di una vita spesa nel tentativo di raccontare e raccontarsi attraverso musica, parole e voce. Lo sguardo maturo di un uomo e un artista di cinquant’anni che sente la necessità di sperimentare un nuovo linguaggio per arrivare al cuore di chi lo ascolta. E di parlare ai suoi figli.

 

Francesco Renga, “Verona e Taormina live 2019”. Al netto della bellezza e delle suggestioni uniche che emanano quei luoghi, perché, avendone la possibilità e i riscontri di pubblico, durante il proprio tour, un artista sente l’esigenza di confrontarsi con quei palchi?

«Sia Verona che Taormina sono due luoghi da rispettare e onorare. È sempre un’emozione fortissima esibirsi in luoghi del genere, sei circondato dalla bellezza e non puoi fare altro che rispettarla. Ogni volta sono attraversato da una marea di sensazioni e per affrontarle faccio innanzitutto affidamento sulla mia band, che è la mia famiglia, e poi sulla mia gente: è magnifico invitare degli amici a una festa e organizzarla in un posto così meraviglioso. Sono due concerti “a parte”, speciali.»

Una vasta gamma di emozioni che fluiscono libere tra la band e il pubblico. Qual è il “vero” spettacolo?

«Lo spettacolo sarà la fotografia di questo momento: presenterò i nuovi brani insieme ai lavori precedenti e la cosa sorprendente è che le canzoni più amate del mio repertorio si sposano in maniera perfetta e naturale con quelle dell’ultimo album.»

Il successo di uno show è decretato da tutta una serie di componenti che si devono incastrare perfettamente fra loro, ma anche dalla strana alchimia che si viene a creare tra attori e spettatori. Per cui ti chiedo: in base alla tua esperienza, chi è l’artista?

«Sono da sempre convinto che l’artista non sia nient’altro che una persona che si racconta attraverso le proprie canzoni, che poi porta sul palco per condividerle con gli altri; che racconta il tempo che vive, le emozioni, le paure, i nodi da sciogliere.»

È di scena “L’altra metà” di Francesco Renga. Che tipo di evoluzione c’è stata rispetto ai lavori precedenti?

«Ero alla ricerca di un linguaggio nuovo, che fosse rispettoso del mio passato ma allo stesso tempo contemporaneo, e l’ho messo perfettamente a fuoco negli inediti di “L’altra metà”. Realizzare questo album è stato faticoso e difficile, ma appassionante. È un lavoro che sento molto mio, non rinnega quello che sono stato ma mi proietta nel futuro.»

Hai lo sguardo di un uomo di 50 anni che racconta la sua vita attraverso le proprie canzoni. Col senno di poi, c’è qualcosa che non rifaresti?

«Riguardandomi indietro non c’è nulla che cambierei e nulla che non rifarei, anche gli sbagli.»

Che tipo di genitore sei, Francesco? Insomma, qual è l’urgenza di un padre verso i propri figli?

«I miei figli sono la cosa più bella della mia vita, vedo il mondo con e insieme ai loro occhi. Cerco sempre di far vivere loro il mondo vero, che è quello dei pomeriggi in bicicletta nel parco e ho sempre dato importanza alle cose concrete, come l’educazione e la scuola. In quest’ultimo album ho sentito la necessità di raccontarmi con un linguaggio nuovo per arrivare anche ai miei figli.»

 

Gino Morabito

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