“UNDICI CANZONI DI MERDA CON LA PIOGGIA DENTRO”, GIORGIO CANALI DIXIT

Giorgio Canali fa ritorno nella scena rock alternativa nazionale con un disco – lo ammettiamo subito – dalle incrinature testuali spontaneistiche a cui il nostro ci ha da sempre abituati: “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” (La tempesta, 2018).

Come non confermare tale convinzione in una canzone come l’iniziale “Radioattività”? Istantanea su un’Italia passiva che si lascia scivolare il dato sociale. In “Messaggi a nessuno” una certa caratterizzazione intimistica emerge, variando la qualità di questa raccolta.

Ancora, “Piove, finalmente piove” ci regala un’accelerata rock con gli usuali flash pieni di significati attuali. “Estate” è una ballad tanto docile quanto amara sul sentimento da coltivare, nonostante il tempo che passa, stagione dopo stagione. “Undici” è una bella canzone sul tema della libertà e sul valore ad essa corrispondente dell’indisciplina per una vita controcorrente. “Emilia parallela” fotografa questa regione sotto una lente polemica molto acida: nuovamente rock d’impatto. “Aria fredda del Nord” è un’altra ballad che ci descrive una terra il cui essere stantio è simbolico della stasi politica.

“Fuochi supplementari” ci offre una visione esistenziale ancora aspra e disillusa ma che cova una flebile speranza. “Danza della pioggia e del fuoco” è nuovamente rock sul senso della trasgressione. “Mille non più mille” conferma la volontà di Canali di servirsi dell’uso dell’invettiva per centrare il bersaglio della sua analisi testuale. Il finale “Mandate Bostik” è l’ultimo brano lento, che vuole testimoniare l’inevitabile tristezza compositiva di Canali.

Ottimo disco!

 

Giandomenico Morabito

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