«LA VITA È QUI, NON ALTROVE!» LIBERTÀ ARTISTICA E UMANA CONSAPEVOLEZZA DI MASSIMO DI CATALDO

A “Vota la voce” del ‘96 fu la rivelazione dell’anno. Con quel ciondolo pacifista al collo, outfit da rocker e lunghi capelli sulle spalle… ragazzine adoranti lo osannavano, mentre cantava “con il cuore”. E quella caratteristica gli è rimasta.

Forte dei suoi cinquant’anni, oggi Massimo Di Cataldo si presenta con un taglio corto alla moda, barbetta incolta e chitarra elettrica, impugnata quasi fosse un’arma.

Dichiara il proprio amore per la musica e la grande passione per le canzoni di Mogol-Battisti: «“Con il nastro rosa” mi fece sognare – per la prima volta in vita mia – di voler provare a scrivere dei testi, fare musica, raggiungere un giorno anch’io quel livello di professionalità.»

In primavera uscirà il nuovo album di inediti, poi la tournée. Nell’attesa della prossima pubblicazione, ci siamo confrontati con l’interprete di “Che sarà di me”, “Se adesso te ne vai”, “Come sei bella”… fino alla più recente “Ci credi ancora nell’amore” e abbiamo conosciuto l’uomo.

«La vita è qui, non altrove» rilanciando l’artista romano. Un “al di qua”, quello di Massimo Di Cataldo, popolato di lealtà, rispetto, possibilità di esprimere sé stessi attraverso il proprio lavoro. L’importante è non prendersi troppo sul serio, divertirsi e non fermarsi mai! Quanto al resto, beh… lo scopriremo solo vivendo.

Ricorre il ventennale della scomparsa di Fabrizio De André e tu pubblichi “Con il nastro rosa”. Perché proprio Battisti?

«Mi hai preso in contropiede. De André l’ho scoperto da più maturo, Battisti invece quando avevo appena dodici anni. Ascoltavo già le sue canzoni ma “Con il nastro rosa” mi fece sognare – per la prima volta in vita mia – di voler provare a scrivere dei testi, fare musica, raggiungere un giorno anch’io quel livello di professionalità. Oggi è arrivato il momento in cui ho sentito la necessità di voler fare un omaggio alla coppia Battisti-Mogol, ringraziandoli – attraverso questa canzone – per tutto il meraviglioso lavoro che hanno svolto e che mi ha influenzato.»

Il mestiere di chi sa raccontare delle storie che ci fanno emozionare.

«Ho sempre trovato Battisti una personalità eclettica, capace di passare da un canto brasileiro a una poesia profonda come “Pensieri e parole”, o ancora a una canzone apparentemente leggera come potrebbe sembrare “Una donna per amico”, che tratta invece una tematica così realistica… Tutte storie in cui ognuno di noi si può riconoscere.»

Hai descritto una personalità libera, svincolata da tutti quei canoni in cui a volte rimane ingabbiata l’espressione artistica. Dalle tue scelte professionali – forse anche personali – si percepisce una voglia di autonomia, la volontà di non essere gestiti. Eppure la notorietà, il successo, ti presentano inevitabilmente il conto.

«Bisogna sempre fare delle rinunce, dei sacrifici, per riuscire a portare avanti quello in cui si crede profondamente. Tante volte si rischia di uscire un po’ dal coro. Non sono comunque una persona che, per poter fare questo lavoro, abbia accettato grossi compromessi, benché spesso – a dire il vero – avrei potuto anche approfittare di quelle situazioni in cui c’erano forti interessi economici… Non mi è mai piaciuto sfruttare la popolarità per ottenere altri benefici; non sono testimonial di prodotti, non faccio marketing, non sponsorizzo niente. Il mio lavoro è quello del musicista e cerco di farlo nel modo più onesto possibile.»

 

Hai partecipato e partecipi, invece, come testimonial a numerosi eventi sociali per Unicef, Greenpeace e altre associazioni benefiche in difesa dei diritti umani. Da dove nasce il tuo bisogno di metterci la faccia?

«Beh, sai… certe cose si fanno senza grande clamore… Cerco di dare il mio contributo, laddove ritengo che ci siano onestà e integrità morale di fondo. Negli ultimi anni faccio parte del Nuovo IMAIE (Istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori, N.d.R.), sono tra i fondatori e, come delegato degli artisti, assieme a Dodi Battaglia che è il nostro portavoce, mi piace occuparmi dei diritti di chi fa il mio stesso lavoro, volendo pensare che possa essere considerato tale da quanti, dal di fuori, magari ancora ritengono si tratti di una passione. Il nostro è un lavoro a tutti gli effetti e va tutelato!»

A proposito di lavoro, tra le tue ultime produzioni discografiche, i singoli “Prendimi l’anima”, “Domani chissà”, “Ci credi ancora nell’amore” e quel “Coming soon…” che campeggia sulle pagine dei tuoi social. C’è un il filo conduttore?

«In primavera uscirà un nuovo album di inediti, dentro il quale confluiranno anche i tre singoli pubblicati e la cover de “Con il nastro rosa”. Poi partirà la tournée. Sul titolo ci sto ancora ragionando: fin quando non è pronta la copertina, posso sempre cambiare idea…»

“Lo scopriremo solo vivendo”, come dice il poeta… Invece raccontaci: chi era Massimo Di Cataldo ai tempi di Sanremo ‘95-‘96 e chi è Massimo Di Cataldo oggi?

«Era un ragazzo sicuramente più incosciente, a volte un po’ sfrontato; oggi, probabilmente, sono una persona più riflessiva, contemplativa: a cinquant’anni forse preferisco dare più spazio alla mia parte spirituale, che non a quella materiale.»

L’hai detto tu stesso: cinquanta! Ormai superato il fatidico giro di boa della maturità, che consiglio darebbe il Massimo di oggi a quel giovane degli esordi?

«Non si nasce già con il libretto delle istruzioni, si può anche sbagliare. E, quando si sbaglia, bisogna saper essere più clementi con sé stessi e lasciarsi andare… A volte, per la paura di non riuscire a fare bene, tanti si censurano. L’importante è non prendersi troppo sul serio, divertirsi e non fermarsi mai!»

Quando ti esibisci davanti a migliaia di persone che ti osannano, facendoti sentire un dio in terra, dovrebbero intervenire coloro che ti amano, con il preciso compito di aiutarti a non aizzare l’ego. Nella tua vita c’è qualcuno che incarna questo ruolo? Qualcosa è cambiato rispetto a prima?

«Ho incontrato della gente che ti osanna, ti fomenta e spesso non lo fa per il tuo bene ma pensando al proprio tornaconto… Quelli che invece hanno avuto un ruolo fondamentale sono stati sicuramente mio padre e mia madre, le persone che mi conoscono più da vicino… La mia famiglia, le mie sorelle, mia figlia, benché piccina, mi fanno capire che la vita è qui, non altrove: sì il successo, il clamore… ma nella semplicità risiede la grandezza.»

La vita è qui, non altrove! Il tuo “al di qua” di quali valori è popolato?

 

«… Della lealtà, il rispetto, della possibilità di esprimere sé stessi anche attraverso ciò che si fa. Ritagliarsi il proprio spazio nella vita, liberandosi dalla zavorra dei rancori del passato, delle incomprensioni… e lasciarsi ancora sorprendere

Massimo, qual è l’ultima volta che sei rimasto sorpreso?

«La musica mi sorprende sempre: alcuni passaggi, delle armonie, un sound particolare… Ancora oggi, quando ascolto qualcosa che non avevo mai sentito prima, mi capita di avere questo ritorno, questa folgorazione… un po’ come mi è successo da ragazzino, ascoltando “Con il nastro rosa”.»

 

Gino Morabito

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