FERZAN ÖZPETEK, LA CORNICE DELLA VITA

Ferzan Özpetek 01_musicaintorno“La finestra è la cornice della vita”. Dissolvenza, titoli di coda, nero.

«Bene, potrebbe andar bene» si congeda la voce fuoricampo. Ancora uno sguardo sul silenzio degli astanti e un rapido scostarsi dal tavolo in vetro dell’archivio storico; il regista si alza, saluta ed esce di scena.

In campo la sua sedia vuota e la mia felice incredulità.

Il bagno turco, Le fate ignoranti, Cuore sacro, Saturno controFerzan Özpetek è uno dei pochi registi italiani a cui il MoMa di New York ha dedicato una retrospettiva. Ospite al Taobuk di Taormina nell’edizione dedicata alle “Rivoluzioni”, si è reso disponibile per un confronto aperto sul talento, il segno del cambiamento, il saper ridere nelle difficoltà. Da quella piccola finestra di fronte l’alternarsi di due voci, domande e risposte, l’intervista.

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Il bagno turco, Le fate ignoranti, Cuore sacro, Saturno contro… Sei uno dei pochi registi italiani a cui il MoMa di New York ha dedicato una retrospettiva. Qual è il riconoscimento che, più di ogni altro, ti piacerebbe ricevere?

«Il riconoscimento è quello del pubblico; la condivisione con la gente di un film che fai. Non ho particolare interesse verso le onorificenze, preferisco di gran lunga la condivisione di una mia opera.»

… E umanamente?

«C’è una persona nella mia vita da tanti anni e sono molto felice di ciò che ho; anzi, ti dirò di più, ormai suddivido la mia vita in: prima di quella persona e dopo quella persona.»

“Saper ridere nei momenti più difficili della vita… un dono che non ci manca…”. Senza dubbio, una bella esortazione. E tu sei una personalità del mondo dell’arte e dello spettacolo che ha il potere di veicolare dei messaggi.

«Messaggio potrebbe essere il cambiamento dello sguardo sulle cose: ad esempio, Le fate ignoranti è un film che lascia nella gente, ancora oggi, il segno di un cambiamento. Non l’ho fatto per mandare un messaggio, però, inevitabilmente, quel film amplia l’orizzonte nel modo di percepire una persona.»

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Il talento, di sicuro è un dono. Elargizione divina a parte, cos’è il vero talento per Ferzan Özpetek?

«Io penso che si nasca cantanti, registi, pittori, scrittori. Si nasce, non si impara. Si può imparare fino a un certo punto; poi, se non hai quel fattore lì, il talento, non vai avanti. Ci sono registi che hanno condotto studi approfonditi e perfezionato tecniche specifiche, però poi non hanno quel quid; il vero artista ci nasce.»

Se dico talento, dico Whatastar! La nuova app per iPhone e Android è il primo social talent show del mondo.

«Whatastar! è un’idea che ho messo su e piano piano sta crescendo, un’applicazione in cui hai un minuto per cantare e suonare e le persone ti mettono il like. Stiamo ancora modificando qualcosa nella gestione della app, dopodiché faremo un bombardamento pubblicitario per far espandere il progetto.»

Ma non si corre il rischio che tutti potrebbero pensare di essere bravi cantanti e musicisti?

«Siccome tutti, in qualche modo, cercano di esprimersi, allora tu dai loro la possibilità di farlo mettendoci la faccia e venendo giudicati dagli altri. Tutto qui.»

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Prima di salutarci, mi piace ricordare che il tuo primo lavoro come aiuto regista è in Scusate il ritardo. Condivideresti con noi un aneddoto su Massimo Troisi?

«All’epoca feci l’assistente volontario… Potrei citarti mille aneddoti su Massimo, ma preferisco dire che è stata una persona fondamentale nella mia vita, perché è comunque grazie a lui che ho iniziato a entrare seriamente nel mondo del cinema.»

Una battuta al volo: Ferzan Özpetek cosa riesce a scorgere dalla sua personale finestra di fronte?

«Sai, ho scoperto di avere la mania delle finestre; me ne sono accorto anche su Instagram, dove sto postando in continuazione foto con finestre. La finestra, in qualche modo, è una cornice con dentro uno schermo: nel film c’era lei, che lavava i piatti e, guardando di fronte, vedeva in quella finestra delle immagini come se fosse una telenovela. In qualche modo, la finestra è la cornice della vita.»

 

Gino Morabito

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