Di Gino Morabito –

Ha talento, è giovane (almeno per gli standard italiani), è preparato. L’altro grande protagonista di Sanremo 2025 è Alessandro Cattelan.
Il conduttore quarantaquattrenne sarà alla guida di Sanremo Giovani, per cinque appuntamenti in seconda serata su Rai 2, e, durante la “settimana santa”, anche del Dopofestival.
«Mi è capitato di essere a Sanremo durante il Festival qualche anno fa e, per quel poco che ho visto in quella settimana, di follia in città ce n’è parecchia. Sapremo farne buon uso! Insomma: un talent e un late night show dopo il programma più importante d’Italia… il mio menù preferito.»
La musica e i talent li ha già coltivati da molto tempo.
«La cifra di questa nuova avventura è quella di una persona che tende ad alleggerire. Cercherò di essere una spalla per i ragazzi che partecipano, nel caso in cui avessero bisogno di stemperare un po’ la tensione. Diversamente, li lascerò stare concentrati, perché per loro è una è un’occasione importante.»
Tuttavia occorre ribadire il concetto che sarà “solo” un’esperienza.
«È un’occasione unica – certo – per chi arriverà su quel palco, anche a livello di esperienza personale, non solo professionale. Immagino sia qualcosa che poi si ricorderanno per tutta la vita. Però, se non ci si arriva, non è la fine di niente.»
Dopo aver lasciato X Factor, sembrava in qualche modo che il suo percorso nel talent si fosse chiuso.
«X Factor l’ho fatto per dieci anni, un arco temporale importante, e probabilmente, se me l’avessero chiesto l’anno dopo che avevo lasciato quel talent, avrei risposto di no. Ma, a quattro anni di distanza, è trascorso un periodo sufficiente perché mi tornasse quella voglia di avere a che fare con le nuove proposte.»

Il conduttore giovane, un’etichetta in qualche modo superata.
«Credo che sia un po’ un’illusione sperare di poter decidere come essere percepito dagli altri. Quella del “giovane” è un’etichetta più di chi commenta la televisione che di chi la fa. Non mi ci sento da tanto tempo giovane. Penso di essere ormai grande per anagrafe, per acciacchi, per responsabilità e anche moralmente perché ho due figli, una famiglia, tante responsabilità a cui faccio fronte. Sono entrato nel mondo dei grandi anche per quanto riguarda il mio lavoro. Ho ventitré anni di carriera alle spalle, non sono mai stato disoccupato neanche qualche mese. Però continuo a trovarla una parola carina, giovane. Sempre meglio di vecchio.»
Tra forma e sostanza, il fattore X.
«Ritengo che la “confezione” sia davvero importante. David Bowie non saliva sul palco senza prima essersi pitturato la faccia e i Beatles avevano un’immagine molto forte. Ecco, l’immagine per un cantante è un fattore sicuramente necessario come altri. Per cui, non starei a fare troppo lo schizzinoso tra forma e contenuto. Anzi, è proprio nella musica dove vanno a braccetto.»
Ogni anno che si parla di un conduttore possibile per il Festival di Sanremo, esce puntualmente fuori il suo nome.
«Dovendo fare una previsione sul mio futuro, credo che Sanremo non lo condurrò mai. Per fare il Festival serve una persona non soltanto brava ma, usando un termine tecnico, anche “larga”, ed io sono un po’ “di nicchia”. Ma non vuol dire essere sfigato. La nicchia, a volte, è anche una scelta, un modo di comunicare, di essere sinceri, nei confronti di sé stessi prima di tutto. Poi, mai mettere limiti alla provvidenza.»
