ROBERTO FERRARI: UNA RISATA CI SALVERÀ

Lascerebbe la radio, con riserva, solo se la Nasa lo chiamasse per comunicargli che è stato scelto per le prossime missioni spaziali. Ma c’è da aspettarsi che, anche in collegamento dallo spazio, Roberto Ferrari darebbe sfogo alla sua comicità corrosiva.

Radiofonico tra i più amati d’Italia, conduttore della trasmissione “Ciao belli” insieme all’inseparabile collega Digei Angelo su Radio Deejay, mi racconta, con la verve sferzante di chi non perde il vizio della battuta nemmeno agli arresti domiciliari (condivisi con la stragrande maggioranza della popolazione italica), la certa speranza di un inguaribile ottimista che crede ancora nel potere terapeutico di una bella risata, in grado di aumentare le nostre difese immunitarie e di salvarci dagli attacchi d’ansia e dalle preoccupazioni.

Roberto Ferrari, insieme ad altri settanta artisti, ha deciso di sposare il progetto discografico di Davide De Marinis intitolato Io resto a casa #andratuttobene.

Il video del brano, a scopo benefico, è distribuito su tutte le piattaforme digitali. Le donazioni saranno devolute al progetto AIRVO 2 del Distretto Aurunco per l’acquisto di un respiratore pediatrico da donare al reparto di pediatria e neonatologia dell’ospedale Dono Svizzero di Formia (Latina). Il progetto nasce in sinergia con l’associazione nazionale Teniamoci per Mano Onlus, che si occupa di clownterapia in oltre 50 strutture sanitarie in tutta Italia, con il patrocinio e sostegno della Nazionale Italiana Cantanti attraverso La Partita del Cuore Umanità Senza Confini Onlus. Oltre alla vendita in digitale del brano e allo streaming è possibile effettuare donazioni libere utilizzando Iban Biper Banca IT30Y0538701609000035058797 intestato alla Partita del Cuore con causale Ospedale Formia Andrà tutto bene.

Andrà tutto bene è ormai diventato uno slogan. Per qualcuno forse una frase retorica, un po’ come dire “Come va?”, senza aspettarsi una risposta; qualcun altro invece ci fa una canzone e invita gli amici a condividerne il progetto…

«Sono davvero convinto che andrà tutto bene, come recita il titolo della bellissima canzone di Davide De Marinis, più che un amico un fratello. Andrà tutto bene perché noi italiani non ci arrendiamo davanti a niente. Sono già successe queste cose in passato, le abbiamo superate, e non vedo il motivo per cui non debbano superarsi anche adesso. Sono molto positivo ed, essendo un deejay che lavora nelle discoteche, nei locali, nelle piazze, credo che già dal prossimo agosto si possa cominciare a fare qualcosa… beh, se non è agosto, al massimo settembre.»

È quella certa speranza, che viviamo giornalmente con grande apprensione. Roberto – lo chiedo a un’autorità in materia -, si riesce a fare ironia anche in questo frangente? O c’è un limite a tutto?

«Arrivati a un certo punto, bisogna necessariamente fermarsi, riflettere, capire che purtroppo alcune persone non ci sono più. Ma siamo anche fatti di carne ed ossa e dobbiamo realizzare di dover convivere con questo virus per qualche mese (sono convinto che non si tratterà di un lungo periodo). E, dopo un po’ di tempo, ti viene possibilmente da ironizzarci su. Basta che si tratti comunque di un’ironia elegante, educata, che non sia irriguardosa o peggio ancora che possa nuocere a chi ha sofferto per la mancanza di un proprio caro.»

Credi che una risata ci seppellirà?

«Non abbiamo lo humor inglese. In Italia siamo un po’ più educati e meno cinici. Però, al contempo, penso che il ridere sia parte integrante della terapia per combattere qualunque malattia. Una bella risata aiuta ad aumentare le nostre difese immunitarie: dunque non ci seppellirà ma ci potrà salvare!»

Uno dei momenti topici di “Ciao belli” è sicuramente quello dei sondaggi. Qual è il sondaggio più irriverente che faresti oggi tra gli italiani?

«Visto il frangente così delicato che stiamo vivendo, farei certamente un sondaggio legato a qualcosa di molto più leggero, che possa deviare un po’ l’attenzione e strappare qualche sorriso.»

Se dico Roberto Ferrari, inevitabilmente, il pensiero corre alla radio. Com’è fare il conduttore di un programma di successo?

«Nella conduzione di un programma in radio, ognuno dev’essere sé stesso. E io sono così. Agli inizi, parlo del 1989, la prima volta che andai in onda, non capivo ancora bene quale strada dovessi intraprendere: se emulare lo stile di Albertino, quello di Mila By Night o di Linus… Dopo un po’ ho capito che il mio stile era quello del cazzeggiatore, di quello che doveva fare per forza il conduttore di un programma comico. Così mi sono orientato su quello e ormai sono più di vent’anni che, insieme a Digei Angelo, conduco “Ciao belli”.»

Agli esordi delle prime radio libere, l’impasse più fastidioso poteva essere rappresentato da un vinile che gracchiava o da un’audiocassetta che si inceppava. Con il passaggio al digitale la musica è cambiata!?

«La radio rimarrà sempre. E, se prima saltava il disco, adesso può esserci un file corrotto nel computer. Oggi la qualità è indubbiamente superiore e si riesce a fare un lavoro migliore in minor tempo, avendo così la possibilità di concentrarsi sull’aspetto artistico e creativo del progetto. Prima, ad esempio, per montare un mio sondaggio, usavamo un Revox a nastro dove, per un taglio, si impiegava circa un minuto e mezzo; oggi col computer, per fare un taglio, basta un clic.»

L’avvento del digitale ha rivoluzionato il modo di fruire la musica: dagli amici della cassettina alla condivisione delle playlist.

«I giovani di oggi non ascoltano più la classica radio dei nostri tempi, quando registravamo sull’audiocassetta quella canzone che non volevamo o non potevamo acquistare. Ora la fruibilità della musica è talmente ampia, che ti consente di ascoltare gratuitamente un’infinità di brani online. E, anche quando dovessi andare a pagare, avresti comunque la possibilità di avere tutta la musica che vuoi comodamente nel tuo smartphone.»

Che rapporto hai con la tecnologia?

«Sono un grande appassionato di tecnologia e cerco di tenermi al passo studiando i social, anche se ci sono le nuove generazioni che fanno la differenza, o magari, chi è forte, lo è perché ha capito il meccanismo.»

Chi è, a tuo insindacabile giudizio, l’artista italiano che oggi sta utilizzando al meglio i social con il proprio pubblico?

«Quello che ha fatto furbescamente la cosa migliore è Fedez, perché lui era già forte sui social, poi si è unito a Chiara Ferragni, che è la fashion blogger più famosa in Italia, sfruttando così anche le sue amicizie. Chiara e Fedez insieme sono riusciti a creare un super mega social duet, chiamiamolo così, che non ha rivali!»

Con buona pace dei like, dei cuoricini, degli emoticon che fluttuano impalpabili sulle piattaforme social degli artisti, ogni tanto, non ti viene nostalgia del mitologico negozio di dischi?

«Il fascino del vinile è rimasto e sta tornando di gran moda, e mi manca il negozio i dischi! Era quel posto dove andavi a cercare le novità musicali e, il proprietario, che magari poi diventava un tuo amico, ti passava le esclusive, quei mix che non tutti potevano avere. Adesso invece sul web tutti possono avere tutto e subito, e la facilità con cui, grazie alla tecnologia, ci si improvvisa disc jockey è esagerata. Fortunatamente la differenza la fanno l’esperienza e la gavetta di chi ha lavorato tanto tempo nei locali, conosce i gusti del pubblico, e sa che musica mettere per assecondarlo.»

Il caro vecchio speaker non passa di moda e tu cavalchi ancora l’onda con grande divertimento e professionalità. Tuttavia ti propongono un progetto lavorativo estremamente interessante, ma, accettandolo, saresti costretto a non poter più esercitare la professione di conduttore radiofonico. Di cosa si tratterebbe?

«L’unica cosa che, con riserva, potrebbe farmi smettere di fare lo speaker è che la Nasa o l’Esa mi chiamassero per comunicarmi che sono stato scelto per le prossime missioni spaziali.»

Alla ricerca di nuove terre di conquista, per dare sfogo alla tua comicità corrosiva?

«Il mio sogno sarebbe quello di fare un’extraveicolare: cioè uscire fuori dalla navicella, attaccato col cavo, e orbitare nello spazio. Ancor di più camminare sul suolo lunare, sarebbe pazzesco! Poi, una volta collegato in trasmissione, hai voglia di quante cagate potrei dire da lì!»

 

Gino Morabito

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