Di Gino Morabito –

Oltre 5.650 rappresentazioni nel mondo. Quattro milioni e mezzo di spettatori solo in Italia. Tradotta e adattata in nove lingue. È di scena la magia di Notre Dame de Paris con le musiche di Riccardo Cocciante. L’opera tratta dal romanzo capolavoro di Victor Hugo torna a entusiasmare il pubblico del Belpaese per far rivivere – immutata – un’emozione senza tempo. La tournée è prodotta da Clemente Zard e interamente curata e distribuita da Vivo Concerti che, contestualmente, sta curando anche il live “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”, con cui il Maestro festeggia i suoi ottant’anni.
Un’occasione speciale per ascoltare dal vivo e ripercorrere i brani di uno degli artisti e compositori più amati.
«Il 20 febbraio ho compiuto i miei primi ottant’anni anni e, con grande gioia, ho potuto ancora festeggiarli con Notre Dame de Paris e con la mia musica ovviamente. Ogni volta che salgo sul palco è sempre un’emozione grandissima. Il palcoscenico è qualcosa di speciale: mi consente di passare da un mondo reale ad un altro fatto di sogni.»
Road to 25, la celebrazione di un evento unico nel suo genere. Come si sente nel portare in scena per il venticinquesimo anno una sua “creatura” che ha sognato, immaginato?
«Io e Luc Plamondon abbiamo scritto Notre Dame per il puro piacere di farlo. Volevamo creare qualcosa di bello. Poi è arrivato il successo che, ancora oggi, continua straordinario. Mi sento un privilegiato perché durare venticinque anni non è da tutti.»
Non una commedia musicale né un’opera classica.
«È una via di mezzo, per cui bisognava trovare un altro termine. Quindi ci siamo inventati l’espressione “popolare”: un modo semplice di comunicare dei sentimenti, delle emozioni, attraverso quello strumento eccezionale che è la canzone. La stessa canzone che ci permette di comunicare con il pubblico di oggi.»

La trasposizione nelle varie lingue è uno dei temi fondamentali, perché in realtà non si tratta solo di una traduzione e basta?
«Ogni volta ci vuole un artista, non un traduttore ma qualcuno che reinterpreti il tutto. Così Pasquale Panella ha fatto diventare italiana Notre Dame de Paris, non producendo un surrogato francese ma creando un testo che è un’opera d’arte.»
Parla di diversità, di immigrazione, di clandestini.
«I temi sono attualissimi. Notre Dame racconta la difficoltà di vivere quando non si è omologati in una categoria. La storia mette al centro l’emarginazione, la paura del diverso e il peso dei pregiudizi per ricordarci quanto la diversità rappresenti una risorsa e non una minaccia. Ovviamente, il tutto viene esaltato da alcuni personaggi come Quasimodo il gobbo, Esmeralda la zingara e naturalmente Clopin Trouillefou il capo dei clandestini.»
A rendere lo spettacolo così attuale è la capacità di restituire la fragilità e le contraddizioni dell’essere umano.
«La ricerca di un posto nel mondo, il bisogno di giustizia, il desiderio d’amore sono elementi che, dopo decenni, continuano a confermare quest’opera popolare moderna come un classico capace di attraversare generazioni e confini.»
La magia che rende Notre Dame de Paris un’opera senza tempo passa anche attraverso la danza, che unisce con naturalezza linguaggi diversi – dal balletto classico alla breakdance – offrendo al pubblico un’esperienza visiva sempre nuova.
«A questo si affianca la forza della componente musicale: i brani interpretati sul palco sono canzoni, hit, che hanno vita propria anche al di fuori dello spettacolo. Proprio questa combinazione di stili, corpi e suoni restituisce una nuova forma d’opera popolare contemporanea che affonda le proprie radici nella grande tradizione europea del dramma in musica e si mescola alle tecniche moderne dei concerti e delle regie degli spettacoli live.»
Prima la musica, dunque. Poi tutto il resto.
«Andò esattamente così. Proposi dei temi che avevo messo da parte, delle musiche che non volevo utilizzare nella mia carriera solista. Poi arrivarono le note giuste e da lì nacquero le prime parole. Il resto è Notre Dame de Paris.»
