Di Gino Morabito –

Aggregatore, sobillatore, caustico come pochi ma schietto nel descriversi senza termini accomodanti. Il Signore nero del rock tricolore, tra radio, tivù e teatro, arriva dritto al pubblico e diventa nazionalpopolare. Oggi la sua vita non dipende più dalla musica, ma solo nella musica trova salvezza.
A vent’anni dalla pubblicazione di uno degli album più iconici e rappresentativi della discografia italiana, Manuel Agnelli torna sul palco con gli Afterhours portando in scena “Ballate per piccole iene tour 2025”. La storica formazione si esibirà anche in Sicilia, per un evento unico, il prossimo 13 agosto all’anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (CT). La data è organizzata e promossa da Marcello Cannizzo Agency.
Live con la band di allora.
«Qualche tempo fa, quando è emersa la possibilità di ripubblicare “Ballate per piccole iene”, continuavo a raccogliere richieste di ascoltarlo di nuovo dal vivo, integralmente. È stato in quel momento che mi è venuta l’idea che, suonarlo con la formazione di allora, avrebbe dato un senso più profondo al tutto. È bastata una telefonata ai compagni di strada di quella stagione. Dopo due ore, la band era riunita.»
La scelta è ricaduta su Giorgio Prette, Dario Ciffo e Andrea Viti, nessuno dei quali era nell’ultima versione del gruppo.
«Prendere una band che non c’entrava nulla sarebbe stato molto strano. E poi è un dato di fatto che gli ultimi Afterhours erano un progetto musicale con bravissimi musicisti, ma non una band. Appena ho parlato di questa idea con Giorgio, Dario e Andrea, ho visto una luce nei loro occhi. Allora ho capito che sarebbe stata una cosa speciale. In questi anni, abbiamo avuto tutti momenti difficili a livello personale, quindi c’è voglia di fare qualcosa che ci dia forza, suonando uno dei nostri album più sofferti.»
Un disco figlio di un momento di confusione.
«Da disturbatori ostili, che provocavano il pubblico, fino al punto di arrivare a picchiarci con i nostri spettatori, con dei suoni che per il periodo, erano comunque abbastanza estremi, eravamo diventati dei piccoli idoli dell’indipendenza italiana, che voleva dire suonare davanti a migliaia di persone che cantavano in coro i pezzi, avendo perso totalmente quello che era il nostro primo ruolo e non sapere più perché facevamo musica.»
La vena “dark soul” – calda, sensuale, ritmica, “sporca” e nel contempo elegante – è una caratteristica delle Ballate… che le differenzia dai lavori precedenti e le rende a loro modo l’ultimo “classico” degli After. E poi, “fatto al Loud Mastering con John Loder, non poteva essere una merda”.
«Avevamo Paul Weller nella stanza a fianco. Però era proprio la direzione che non mi era piaciuta, e un po’ per provincialismo l’avevo accettato così. Poi con gli anni mi sono pentito di non aver fatto l’isterico quando invece avrei dovuto. Per questo i pezzi nella nuova versione hanno acquistato tantissimo a livello sonoro, sia in volume naturalmente, perché adesso ci sono macchine che non c’erano vent’anni fa, ma anche e soprattutto in armoniche, in pasta di suono, in definizione. Mi sento di dire che non c’è paragone tra questa nuova edizione, che suona dieci db più alta e in tutt’altra maniera, e la precedente italiana.»
L’avevano registrato al “The Cave Studio” di Catania.
«Ricordo l’Etna che eruttava… Sarà bellissimo tornare a Catania perché abbiamo fatto un viaggio emotivo, che potrebbe sembrare malinconico, forse, ma non importa. In realtà, è un viaggio di un’energia dirompente che abbiamo ritrovato e, tornare a Catania tutti insieme rifacendo quel disco, fa parte di questo trip pazzesco.»
Nel 2005 Manuel Agnelli aveva trentanove anni, oggi ne ha cinquantanove. Ancora sul palco.
«È casa mia, proprio a livello sensoriale. È il posto in cui mi trovo a mio agio e dove tiro fuori quello che non posso esternare in società, anche i lati più brutti, più oscuri. Per me il palco è libertà.»
