POST MALONE, LA NUOVA ROCKSTAR FUORI DAGLI SCHEMI

Maglietta grigia sudata già dalla prima canzone, pantaloni neri con due bandiere italiane cucite all’altezza delle ginocchia e capelli raccolti in una semplice coda, così ha esordito Post Malone nella sua prima data italiana, in occasione del Rock in Roma 2018.

Ruvido, spettinato, quasi sporco, Posty (così i suoi fan amano chiamarlo) ha tenuto il palco completamente da solo, ma c’è poco da stupirsi, perché l’artista statunitense ha bisogno soltanto della sua voce.

Una voce pazzesca, graffiante, che, canzone dopo canzone, ha conquistato il pubblico romano, divertito anche dalla simpatia del rapper, lasciatosi andare a comiche chiacchierate in italiano, non aiutato sicuramente dalla birra, parte integrante della sua performance.

Sorridente, amichevole, sgraziato, Posty prende le distanze dal classico rapper americano, non solo per l’enorme influenza di altri generi nel suo progetto musicale (jazz, rock, r’n’b, pop melodico, per fare alcuni esempi), ma anche per il modo di fare umile, che ricorda l’amico perfetto con cui uscire a bere una pinta al pub.

Impossibile annoiarsi di fronte a una performance a dir poco eclettica, capace di spaccare la chitarra elettrica con cui è salito sul palcoscenico, sfidando il cliché del concetto ormai superato di rockstar, e di far suonare la commovente “Stay” a un giovane che lo implorava tra il pubblico. Si è presentato con una scaletta che comprendeva le hit dei due album pubblicati, “Stoney” e “Beerpong and Bentleys”: Beerpong, il popolare gioco americano, che consiste nel cercare di centrare con una pallina il bicchiere di birra per poi berlo, contrapposto alle Bentleys, macchine emblema della ricchezza e del successo dell’artista. È come se volesse dirci, “guido una Bentley, sono una fottuta rockstar, ma gioco sempre a Beerpong. I soldi non mi hanno cambiato, lo senti dalla mia musica!?.

 

Matteo Caraffini

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