FRANCESCO GABBANI. AZIONE, DEDIZIONE, BRAVURA E… AMEN!

Francesco Gabbani1_musicaintornoAl 66° Festival di Sanremo ritirava il primo premio delle Nuove Proposte, stringendo meritatamente anche quello della critica; è stato ospite a Musicultura con Gianna Nannini, in onda su Rai 1 per il Premio Biagio Agnes, al Carpi Summer Fest 2016 che sorride con Anastacia… L’Eternamente ora di Francesco Gabbani in continuo divenire.

Un #gabbaTOUR working progress, che prosegue trionfale ad Asti, Torino, Bellinzona, Rapallo, Forte dei Marmi, Loano, Reggio Emilia… In particolare, vi segnaliamo la data del 19 luglio, a Piazzola sul Brenta, opening act Simply Red.

Che è bravo, il nostro Gabbani, lo ha dimostrato sul campo, con una lunghissima gavetta iniziata a 14 anni, quando scrive la prima canzone per i Trikobalto. Alle spalle lo studio della chitarra, il pianoforte, il basso, la batteria… una strada già segnata, per un musicista a tutto tondo, che – ci ha confessato – se non avesse fatto questo percorso, forse sarebbe diventato un maestro di sci.

Positivo e disponibile, il talentuoso artista di Carrara, si è confrontato con noi sull’arte e il mestiere di vivere, passando dalla notorietà acquisita ai sogni nel cassetto. In un eternamente ora, fatto di live e di grinta, non ci resta che augurargli: forza, Francesco Gabbani! Azione, dedizione, bravura e… amen!

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Un connubio di sonorità elettroniche, danzerecce, su cui si srotolano testi riflessivi e profondi. Il modo migliore per esprimere l’”Eternamente ora” di Francesco Gabbani?

«Probabilmente, questo connubio esprime quello che sono io come persona, in equilibrio tra una parte più frivola, emozionale, che mi fa cogliere l’attimo (riconducibile, nella musica, a quelle sonorità elettroniche, a tratti danzerecce); dall’altra, invece, cerco sempre di vivere in maniera riflessiva, analizzando in profondità quello che vivo. E questo si riflette nei testi.»

Il successo è arrivato quando hai mollato il colpo dell’ansia da prestazione ed è stata vittoria a Sanremo 2016! Una passeggiata di salute?

«Quando mi approccio a una nuova esperienza, cerco di viverla emozionandomi il più possibile, cogliendone gli aspetti positivi. Da una parte, il Festival di Sanremo è stata una novità e mi sono approcciato con la voglia e l’entusiasmo tipici di un principiante; dall’altra una soddisfazione, perché è arrivato dopo un percorso, una gavetta. La vittoria a Sanremo è stata sicuramente una ricompensa per tutto il lavoro fatto fino a questo punto. E sono stato largamente ricompensato.»

Francesco Gabbani2_musicaintornoA proposito di passeggiate… so che ami andare in giro, immergendoti nella natura. Con l’avvento della notorietà, ecco che arrivano i primi cambiamenti: solo quattro passi fra la gente, in tour per l’Italia?

«Oggi un po’ di persone si sono accorte di me artisticamente, mi fanno i complimenti, mi fermano per strada… e questo mi fa piacere, anche se in realtà non mi monto la testa; attribuisco il giusto valore a quello che sto vivendo. Più che altro la mia vita è cambiata nella quotidianità, logisticamente.

Ed è l’aspetto più stancante, perché, da subito dopo il Festival, sono stato più in giro per l’Italia che a casa. A casa, negli ultimi anni, avevo trovato un equilibrio, fatto di quotidianità. Mi piace molto andare in mezzo alla natura, fare lunghe passeggiate… Dove vivo, a Carrara, ci sono le Alpi Apuane e spesso ci andavo, anche a cercare un po’ di ispirazione. Ecco, mi manca un po’ quest’aspetto.»

Il miracolo non arriva dall’alto, come manna dal cielo, ma dalle azioni, dedizione e… amen! Come dire: non preoccuparti, ma occupati?

«Assolutamente! Questo “Amen” è di certo un’espressione di apertura e il tono della canzone è sarcastico, proponendoti di fare esattamente il contrario di quello che dice. Bisognerebbe capire che siamo noi il nostro miracolo; siamo noi, nella misura in cui ci poniamo rispetto a quello che ci sta intorno, rispetto a quello che ci aspettiamo dagli altri e dalle cose.»

Francesco Gabbani3_musicaintornoNato con le bacchette della batteria in mano, la prima canzone per i Trikobalto a 14 anni, e poi ancora lo studio della chitarra, il pianoforte, il basso… un destino già segnato. Se non fossi diventato un musicista, cos’altro avresti potuto fare?

«Un altro sogno nel cassetto che avevo e che oramai è troppo tardi per realizzare è quello di fare il maestro di sci, o piuttosto lavorare in un ambiente montano. Probabilmente, se non avessi percorso questa strada, esprimendomi con la musica, il richiamo della montagna sarebbe stato fortissimo.»

Dietro a ogni canzone si nascondono sempre l’interprete e l’autore. Chi è oggi Francesco Gabbani? Cosa sogna per il futuro?

«Credo di essere entrambi, sia interprete, sia autore. Quanto al futuro, cerco di navigare a vista, se no sarei disonesto col mio proporre l’eternamente ora. La mia intenzione imminente è quella di suonare live il più possibile, fortunatamente ci sono tante date del tour e spero altre se ne aggiungeranno; poi, continuare a esprimermi con la musica, pensando a un prossimo disco, neanche troppo lontano. Spero, entro l’anno, di riuscire a scrivere dei testi che mi possano rappresentare.»

Testo alla mano, “Il vento s’alzerà” prima o poi. E dopo?

«… Ci faremo trasportare… È la canzone che, più di tutte, nel disco, mi rappresenta nella forma più intima: è fatta delle mie insicurezze, della mia quotidianità, della mia intimità per l’appunto. Il vento è inteso come quello della speranza; il vento che ti porta qualcosa di nuovo; il vento che, nonostante tutto, alza e sorregge la mia anima. Dopo, ritornerà la quiete; se no, il vento non avrebbe senso.»

 

 

Gino Morabito

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