È SCOPPIATA “LA TERZA GUERRA MONDIALE”! GLI ZEN CIRCUS AVANZANO

the-zen-circus1_musicaintornoDopo 8 album, un EP e 18 anni di carriera, The Zen Circus festeggiano la maggiore età con un nuovo grande disco di inediti, “La terza guerra mondiale”, in uscita il 23 settembre per La Tempesta Dischi.

È il progetto artistico al quale hanno dedicato più tempo in studio, lavorando su ogni piccolo dettaglio, dalle melodie ai testi, dagli arrangiamenti ai suoni.

Sono partiti da quaranta provini e hanno scremato fino ad arrivare alle dieci canzoni che compongono il disco, con la netta sensazione che ognuna avrebbe potuto essere un singolo.

È il lavoro più “power pop” di The Zen Circus! Gli arrangiamenti sono fatti esclusivamente di chitarra, basso, batteria e voci: per la prima volta in un disco Zen non ci sono tastiere aggiunte, synth, archi o fiati. Una scelta volta a poter portare dal vivo il disco nella forma originale.

La splendida copertina racconta, in tutta la sua crudeltà, la provocazione lanciata dal Circo Zen al nono album: rapiti dal bisogno di esistere, che il mondo digitale non sa soddisfare, non sappiamo più accorgerci di quello che ci sta attorno.

La parola a Ufo, bassista della band.

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Come ci si sente quando, dopo 8 dischi, un EP e diciotto anni di carriera si arriva addirittura al nono disco? È un grandissimo traguardo che conferma il vostro ruolo nella scena musicale alternative italiana.

«Sicuramente al nono disco ci si arriva con un grande senso di relax. Non avendo avuto la consacrazione col primo album, ma essendo poi scoperti dal pubblico con l’album “Andate tutti affanculo”, che era comunque già avanti nella carriera, abbiamo avuto una certa serenità di fondo. La più grande soddisfazione è che noi continuiamo a preparare i nostri lavori con l’obiettivo che soddisfino al 100% noi tre. L’accoglienza del pubblico è gradevole e importante, e noi abbiamo tantissima voglia di fare bene e l’entusiasmo di far musica. Faremo anche il decimo, undicesimo e dodicesimo disco. Fin quando siamo vivi, andremo avanti.»

“La terza guerra mondiale” è il disco al quale avete dedicato più tempo in studio. È vero che avete scelto i brani tra 40? Questo vuol dire che, oltre i dieci presenti nel disco, ne esistono pure altri 30 che non vedremo mai?

«Il metodo è il seguente: Andrea non riesce a star fermo. Noi continuavamo a far roba su roba. Poi gli altri trenta non sono spezzoni, riff, un’idea, un appunto musicale anche minimale. Sono degli spunti da cui poi prendiamo del materiale come il tema principale, un ritornello, un testo che non so dove mettere. Ci sono pezzi che restano sospesi e riprendiamo dopo tempo. Un testo di uno che trasferiamo su un altro; un inciso che viene tolto e messo altrove. Questa è una parte piuttosto veloce, perché ci conosciamo abbastanza bene e procediamo in maniera snella.»

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Gli arrangiamenti sono fatti esclusivamente con strumenti che potremo sentire live: chitarra, basso, batteria e voci. Ci dobbiamo aspettare dei live davvero interessanti dunque?

«Il grosso del tempo lo abbiamo speso in sala prova per la resa dei live. Nel disco non abbiamo ospiti e non ci sono tastiere, archi o fiati.

Abbiamo lavorato i suoni per rendere il tutto fedele al prodotto live finale, per non perdere assolutamente nulla nei concerti. Un arrangiamento con gli strumenti che vedremo dal vivo alla fine. “Andate tutti affanculo” ad esempio suona diverso dal live. Basti pensare alla velocità dei brani. Con questo disco c’è una linea molto più realistica.»

La copertina del disco raffigura voi, mentre fate un curioso aperitivo con in mano i cellulari in un contesto urbano totalmente devastato. Che messaggio volete lanciare con questo album?

«Il messaggio è lampante: c’è una detonazione che non è solo quella della guerra combattuta sul campo, ma una detonazione a livello di mente; dell’umanità che ha delle difficoltà ad avere empatia o ad immedesimarsi nei contesti reali di disagio, preferendo piuttosto l’esserci comunque, anche fine a sé stesso. Del resto basta farsi un giro su Internet e vedere persone che si fanno i selfie con la gente morta, davanti gli incidenti. C’è una desensibilizzazione del mondo!»

Dalla vostra Pagina Facebook in copertina alcune date in programmazione. Non scenderete oltre Bari, almeno così pare al momento. È una scelta, oppure siete ancora in fase di definizione?

«Ferma ferma, quello non è il tour! Vogliamo rassicurare chi ci segue che è una prima trance. Faremo tutta l’Italia fino alle isole.»

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Ogni brano è un figlio diverso per un gruppo, ma quale preferite suonare dal vivo in questo disco?

«Per i live stiamo ancora preparando il tutto. Tra quelli finora tirati fuori ci stiamo divertendo a fare “Pisa merda” e “Non voglio ballare”. Dobbiamo ancora però riproporre tutte le canzoni nella versione live e capire cosa mettere e quali pezzi diventano pezzi jolly che entrano ed escono in scaletta.»

Prima di salutarci, Ufo, c’è un episodio che ti piacerebbe raccontare di ciò che è accaduto ultimamente?

«Sicuramente la situazione più improbabile è stata la realizzazione dell’ultimo video “L’anima non conta”. Il regista si è intrippato con questa idea di seguire la band in giro, aspettando che qualcosa sfuggisse di mano al gruppo. È stato tutti i giorni con noi, “forzandoci” continuamente a bere e fumare, e non ci accorgevamo nemmeno che ci riprendeva. Alcune litigate del video sono proprio vere e non c’eravamo nemmeno resi conto di averle fatte. È stata una scelta molto smart da parte sua.»

 

 

Marco Selvaggio

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