VERONICA SURRENTINO, CON LE NOTE GIUSTE AL POSTO GIUSTO

Di Paolo Miano –

Abile equilibrista si divide tra musica e famiglia, facendo della perseveranza un motore virtuoso. A passo lento ma costante la cantautrice romana Veronica Surrentino aggiunge un’altra tessera al mosaico di una carriera disegnata con l’attitudine dei grandi e la maestria d’artigiana raffinata, mettendoci le mani e il cuore. Grata alla vita per il dono ricevuto e consapevole che il talento da solo non basta.

Dopo Tranne te, con A passo lento Veronica Surrentino riconferma uno stile e un carattere artistico inconfondibile: una voce blues, che rende le parole protagoniste su un ritmo contemporaneo e radiofonico, senza per questo rinunciare alla musica suonata che è e rimane fondamentale e imprescindibile. Conciliando il duplice ruolo di mamma e artista.

«Fortunatamente ho avuto i miei figli da giovane e, anche se inizialmente ho sottratto del tempo alla musica, adesso che loro sono un po’ più grandi, mi ritrovo nella possibilità di poter ancora costruire il mio percorso artistico. A passo lento, come recita il titolo del nuovo singolo, ma comunque sulla strada per raggiungere l’obbiettivo che mi sono prefissata. E ne vado fiera!»

Obbiettivo reso ancora più difficile da un ambiente tutt’ora poco avvezzo a figure cantautorali femminili.

«Ancora le persone si sorprendono quando scoprono una donna che scrive le canzoni che canta. Ho sempre avuto il bisogno di esprimermi in qualcosa di mio, e non lo do mai per scontato. Ancora oggi si parte dalla concezione della donna interprete e si considera la composizione come un valore aggiunto, invece di intenderla come qualcosa di innato. Capita pure con le artiste più affermate che spesso vengono considerate solo interpreti, trascurando il fatto che siano anche autrici. Al di là di questa sorpresa iniziale, non ho mai avuto però la percezione di essere discriminata in quello che faccio in quanto donna. Ho sempre avuto riscontri equilibrati.»

Un’esigenza creativa che nasce dall’istinto e non segue modelli prestabiliti.

«Pur avendo le mie preferenze, non mi precludo nulla ed ascolto praticamente tutto, dalla trap al rhythm’n’blues. C’è da attingere da ogni genere, altrimenti ci si fossilizza e non si riesce più a tirare fuori qualcosa di particolare o che comunque ti rappresenti al 100%. Quando mi metto al piano non penso a qualcosa di specifico, mi piace giocare con le note e sento ciò che in quel momento mi va di esprimere. Finora sono stata abbastanza fortunata da poter fare esattamente quello che volevo quando mi andava. E di questi tempi è un privilegio.»

Una cura particolare per l’abbinamento tra musica e testo.

«Cerco di non essere mai troppo scontata. Nelle ballad, ad esempio, provo ad andare in profondità. Sono testi più intimi, più ragionati, dove non mi accontento della prima stesura, perché scelgo le parole anche in base al loro suono, affinché possano funzionare bene sulla musica. È un processo un po’ più lungo ma necessario, per avere la soddisfazione di cantare con le note giuste al posto giusto.»

Una coerenza difesa con le unghie e con i denti, con un certo distacco verso le facili scorciatoie.

«Sono una che vive la musica per passione e non con il fine ultimo di riuscire a tutti i costi. Certo, a chi non piacerebbe avere il riscontro degli altri, le visualizzazioni!? Ciò che mi interessa maggiormente è far arrivare la mia musica a quanta più gente possibile, rimanendo fedele a me stessa, al massimo delle mie capacità. Se questo si riuscisse a realizzare anche in un contesto come quello dei talent, allora… mai dire mai! Ma allo stato attuale non ne sento il bisogno.»

La coerenza di chi ha scelto di perseguire la propria natura senza farsi ossessionare da calendari e scadenze.

«Ciò che conta è vivere la musica nel presente. Io vengo dai live ed è una cosa alla quale non potrei mai rinunciare. Viversi la musica in questo modo, anche nel posto più sperduto, caricandosi gli strumenti, condividendo le esperienze con gli altri musicisti… Beh, quel tipo di sacrifici ti fa capire che, se dopo tanti anni di gavetta e di rinunce hai ancora le spalle larghe e la voglia per continuare, vuol dire che questo è quello che devi fare nella vita. Non c’è altro. La musica va vissuta pienamente in tutte le sue dimensioni, dall’evento privato ai grandi palchi.»

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