UMBERTO TOZZI, UN HITMAKER DA OTTANTA MILIONI DI DISCHI

Di Gino Morabito –

Centrocampista con il fiuto del gol, aveva due piedi buoni. Poi nel 1977 arrivò “Ti amo”, la scrisse in un pomeriggio. Il resto è storia. Dopo cinquant’anni di una carriera costellata di successi e riconoscimenti in Italia e nel mondo, più di ottanta milioni di dischi venduti e oltre duemila concerti, l’annuncio a sorpresa dell’addio alle scene.

Umberto Tozzi si congeda dal palco con “L’ultima notte rosa – The final tour”. Dopo i teatri già in programma in questa primavera, attraverserà l’Italia anche tra luglio e ottobre, in attesa della grande festa all’Arena di Verona.

Una tournée mondiale scandita da giornate intense, fatte di viaggi e spostamenti.

«Un va e vieni da un albergo all’altro. Mangio molto leggero intorno alle cinque di pomeriggio, poi alle sette in camerino e infine sul palco.»

Rinunciare all’adrenalina dei live è complicato.

«Ovunque vada, sto raccogliendo massicce dosi di affetto ed è un momento veramente fantastico. Tuttavia cerco di viverlo in modo del tutto razionale, anche perché si tratta di una decisione che ho preso più di un anno fa. È chiaro che non penso ancora all’ultimo concerto, perché sarà difficilissimo contenere la commozione e scenderà giù qualche lacrima.»

Ha trionfato a Sanremo e due volte al Festivalbar, tra la fine dei Settanta e gli inizi dei Novanta. Quando la musica in tivù funzionava.

«Funziona sempre, anche se adesso è tutta un’altra musica.»

Ribelle da sempre, un impulsivo.

«Lo sono stato tante volte, troppe forse. Ho sempre detto più no che sì, ed è quello che continuo a fare, non è che con gli anni sia cambiato. Alcune scelte fatte non mi hanno reso la vita facile, e neanche a chi mi stava vicino.»

Ha avuto più privilegi che delusioni.

«La musica mi ha sempre riservato dei grandi incontri con professionisti straordinari, e per questo le sarò eternamente grato.»

Più di uno fortunatamente.

«Ho delle foto con Stanley Clarke, Jeff Beck e con ogni Big che sono riuscito ad avere nelle mie produzioni, da Greg Mathieson a Michael Thompson. Artisti eccelsi, ma soprattutto belle persone.»

All’inizio non gli piaceva la sua voce.

«Ci ho messo decenni per apprezzarla, ora mi stimo. Alle prime registrazioni mi sembrava orribile. Ho continuato a non provare niente fino a quando ho capito che, in effetti, sapevo cantare e potevo anche riuscire ad emozionare qualcuno.»

Prima chitarra al collo a dodici anni, e si è ritrovato qui.

«Ho cominciato questo mestiere improvvisamente, senza saper fare altro. Non mi sono mai atteggiato a superstar. Ho sempre vissuto in maniera molto umile, tranquilla, regolare, con profondo rispetto per il prossimo e cercando di rendermi utile. Non ho rimpianti. Sono felice di avere svolto questa professione, evidentemente era la mia missione da compiere.»

“Ti amo”, “Gloria”, “Tu”, “Stella stai”, “Nell’aria c’è”, “Notte rosa”… il suono del successo.

«Un suono bello come il mare. Un suono che, quando lo ascolti, senti solo quel rumore lì.»

www.musicaintorno.it

Related posts