RENZO RUBINO, LA MUSICA A SUO MODO

Una proposta artistica variegata nei testi e incontenibile nella musica, quella di Renzo Rubino.

La stessa musica che, a volte esce spontanea come un’urgenza fisica, altre va “provocata” da una personalità artistica che nel live tira fuori il meglio di sé.

Un tarantino DOC che crede ancora fermamente nel valore dell’umiltà e nell’esistenza di una Puglia, che ogni giorno si ribella e che, attraverso la cultura, le idee e le proposte, vuole rivendicare la propria bellezza.

Un cantautore italiano del 1988 con alle spalle quattro pubblicazioni e un contratto con una major; un musicista che vuole vivere della propria arte, intento a costruirsi il futuro rimanendo a “casa”, nella terra d’origine, attaccato alle radici.

Cerca la Dea Musica scavando nel suo profondo, Renzo Rubino. Non gli interessano le mode, ma il suo modo: «Sto affrontando nuove sfide musicali di cui spero ne possiate sentire parlare presto.»

 

Renzo Rubino si racconta in musica. Qual è l’aspetto più suggestivo ed emozionante della tua proposta artistica?

«È difficile per me identificare quale sia l’aspetto più suggestivo della mia creatività artistica, credo spetti all’ascoltatore tirare le somme. Sicuramente mi piace immaginare come la mia proposta possa essere variegata nei testi e incontenibile nella musica, perché non so mai dove andrò a finire.»

Per un musicista, banco di prova è il concerto. Quale tipo di legame riesci ad instaurare con il tuo pubblico live?

«Il mio pubblico è come se fosse una compagnia stabile di amici che si ritrovano spesso insieme per condividere pensieri, chiacchiere e dolci stupidaggini. Ci vogliamo un gran bene. Nel live cerco di tirar fuori il meglio.»

Che rapporto hai con la tua arte e con la tua professione?

«Non mi pongo limiti, la musica, ma più in generale l’arte, fanno parte della quotidianità. Scrivo quando il mio fisico lo richiede, così come la pittura o il resto. Sono molto pigro, quindi a volte la musica va “provocata”.»

Nel video “Dolcevita” scorrono immagini che raccontano il lato più romantico della Puglia e in particolare di quei borghi dove il tempo sembra essersi fermato. Ma senza chiudere gli occhi sui problemi della provincia.

«Vivere in Puglia a volte può essere una condanna, un compromesso, basti pensare a quello che sta capitando all’ILVA di Taranto: centinaia di persone rischiano il proprio posto di lavoro; le condizioni di sicurezza sono precarie, le mortalità a causa di tumori. Dovremmo vivere con naturalezza quello che può offrire il nostro territorio e, invece, per farlo, siamo costretti ad accontentarci, a vivere una vita lavorativa che non avevamo immaginato. Per fortuna, esiste una Puglia che ogni giorno si ribella e che, attraverso la cultura, le idee e le proposte, vuole rivendicare la propria bellezza.»

Oggi la voce del popolo salentino prende forma, diventando lotta per i diritti contro ILVA e TAP. Territorio e qualità della vita innanzitutto?

«Esiste una grande fetta di ragazzi che, pian piano, vuole costruire il proprio futuro rimanendo a “casa”. Siamo circondati dal mare, i territori sono suggestivi e stracolmi di storia, le materie prime e l’arte culinaria di grande qualità. Potremmo vivere solo di questo. Non vogliamo più essere infettati da tutto quanto fisiologicamente non ci appartiene!»

Restando ancora in terra di Puglia, insieme a Diodato hai “quel mare in comune”. Poi cos’altro?

«L’amicizia, l’allegria, la voglia di migliorarci sempre; l’amore per i nostri mari.»

Per contro, in che modo prendi le distanze rispetto alla musica che fa tendenza ai giorni nostri?

«Provo a rispettare tutta la musica e chi la fa, anche quando diventa estremamente commerciale e forse “plasticosa”. Cerco la musica scavando nel mio profondo; non mi interessano le mode, ma il mio modo. Questo mi fa dormire la notte, mi fa pensare di essere stato onesto con me stesso.»

Quali sono le difficoltà che un musicista trentenne, con alle spalle quattro pubblicazioni e un contratto con una major, incontra oggi?

«Sono le difficoltà che vive ogni giorno chi ha deciso di vivere della propria arte. Ho la fortuna di avere già fatto tante esperienze e di avere tempo a disposizione per poterne incontrare delle altre. Mi annoio facilmente e, prima di tirar fuori un nuovo lavoro, devo esserne estremamente sicuro e soddisfatto.»

Renzo Rubino, di professione cantautore. Oltre alla musica, quali sono le altre passioni che ti contraddistinguono e che ispirano la tua arte?

«A parte la pittura, che ho ripreso da pochissimo, le uscite in barca e le serate con gli amici. Sto affrontando nuove sfide musicali di cui spero ne possiate sentire parlare presto…»

Citando il titolo di una tua canzone, cosa dovremmo “custodire” del nostro periodo storico per tramandarlo alle nuove generazioni?

«Credo che l’umiltà possa permetterci di migliorare ogni giorno. La crescita di ogni individuo passa attraverso il confronto fisico, reale, magari davanti ad una birra. Cerchiamo e incontriamo quelli che potrebbero essere i nostri maestri; alimentiamo la curiosità e proviamo a difendere la normalità, la vita di tutti i giorni: quella della passeggiata al parco, della spesa dal fruttivendolo di fiducia, delle abitudini belle.»

 

Gino Morabito

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