Di Gino Morabito –

La sua voce è graffiante, potente, sabbiata, profonda. Elegante e raffinata in ogni performance, spazia dal soul al rhythm and blues, passando per il rock e la musica d’autore.
Noemi porta in scena il “Nostalgia tour”. Prodotto da Friends & Partners, il live ha fatto tappa nei teatri di tutta Italia fino al grande evento del 20 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma. Tra gli ospiti della serata speciale Gigi D’Alessio, Francesco Gabbani, Fabrizio Moro, Tiromancino e Carl Brave.
«Una cosa che ancora mi emoziona solo a dirla: sarà una festa enorme, un concerto pieno di vita, come piace a me.»
Una formidabile occasione durante la quale Veronica Scopelliti – questo il vero nome della cantante – presenta “Bianca”, il nuovo singolo scritto da Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari ed Etta.
«Racconta con delicatezza quel momento sospeso in cui una storia d’amore giunge al termine, tra piccole bugie che proteggono e malinconie che conservano una luce propria.»
La comunicazione può avere tante forme, ma parte sempre dallo stesso posto: dall’autenticità.
«In tivù con “Io canto family” vedo la musica nascere nelle famiglie, nei legami, ed è bellissimo. In radio con “Non solo parole” ho trovato uno spazio intimo, dove posso raccontare la musica con calma, ma anche ascoltare: mi piace sentire parlare gli altri, sapere cosa pensano, lasciarmi ispirare dalle loro storie. E poi c’è il live, che resta il mio posto del cuore, quello dove tutto torna.»
Il live è un crescendo di stati d’animo, dal ritmo intenso di “Se t’innamori muori” e “Briciole”, fino ai brani più riflessivi come “Non ho bisogno di te”, “Nostalgia” e “Bagnati dal sole”, passando per “Makumba” e “Oh ma”, e culminando con i grandi classici “Sono solo parole”, “Vuoto a perdere” e “L’amore si odia”.
«È un viaggio dentro le emozioni, con le canzoni che hanno segnato la mia storia, ma anche quelle più recenti che rappresentano tanto di quello che sono oggi.»
“Nostalgia” è un disco che guarda al passato con gratitudine.
«Ma anche con voglia di futuro. E questa sarà un po’ la chiave del live: ritrovarsi, riconoscersi e, perché no, ballare e commuoversi insieme.»
Canzoni nate dalla condivisione di esperienze, che danno vita a una tracklist molto diversa. “Glicine” resta un mix di eleganza e fascino.
«È una canzone che amo. Ci sento dentro una doppia anima: è come se avesse una grande forza di classicità, però trasfigurata in una modernità incredibile. È l’ideale anello di congiunzione tra il gusto per la melodia e il contatto con la stringente attualità.»
È come se la musica diventasse più vicina, più nuda.
«Mi piace l’idea di poter giocare con le sfumature, con il silenzio, con lo sguardo diretto del pubblico. Il teatro è il luogo dell’ascolto e dell’intimità: puoi raccontarti davvero, far entrare le persone nel tuo mondo.»
Camminare tra la platea è sempre emozionante.
«A volte anche un po’ spaventoso, perché ti permette di capire come gli altri vivono la tua musica. Io vengo da lì, dalla pizzeria, dal bar. La prima volta che ho cantato per gli altri ero in un ristorante con i miei genitori, a una serata di karaoke nel ‘92. Mi hanno chiesto di cantare e vedere le persone fermarsi ad ascoltarmi mi ha fatto capire che cantare mi mette in contatto con gli altri, nonostante la mia timidezza.»

La trasformazione di Noemi è sotto gli occhi di tutti, destando curiosità e stupore.
«Sono sempre stata una persona equilibrata, però talvolta succede nella vita di ritrovarsi in vicoli ciechi. Mi sembrava di essermi ripetuta, di aver perso un po’ di passione, anche nei confronti di me stessa. Nemmeno la musica, che mi ha sempre aiutato, riusciva a tirarmi fuori da quella situazione. Una volta toccato il fondo, ho realizzato di dover ripulire la mia testa, per mettere a fuoco dei nuovi obiettivi e rimettermi in gioco.»
Scuote la testa davanti allo specchio, in atteggiamento di diniego. E sorride.
«Mi intravedo, mi riconosco. Per capire chi fossi e raggiungermi, ho dovuto tirare giù cattedrali e ricostruire la mia città.»
Non è facile. Ci pervade la paura, un senso di sudditanza rispetto al circostante. Ma è un diritto inalienabile di ognuno aspirare alla felicità.
«La felicità è in continuo divenire, sempre under construction. Finalmente, lavorando su me stessa, sono riuscita a raggiungere una mentalità dinamica vincente. Ed è quella la chiave della felicità.»
Donna e artista appassionata, incarna appieno il concetto che nella vita le cose vanno bene solo se si va bene a sé stessi.
«Il messaggio che vorrei lanciare, soprattutto alle donne, è che dobbiamo amarci così come siamo e fare gruppo.»
Vive la propria voce come un dono, perché la fa sentire libera. Fieramente libera, mentre si guarda indietro con occhi pieni di gentilezza.
«Se incontrassi l’altra me, le direi: “Non ti preoccupare, che forse ce la puoi fare”, ricordandole che nessuno è un’isola. Poi le farei una carezza.»
