NESSUN NEGOZIATO PER GLI OTIUM, SOLO MUSICA LIBERA

Una riflessione per comprendere le trasformazioni della società e fotografare l’attuale momento storico.

Gli Otium si presentano al grande pubblico con l’EP “Nessun negoziato”, anticipato dal singolo “Ciao sono quel Dio”. Marco e Michele sono cantautori impegnati a raccontare in musica la società, le nuove abitudini delle persone, l’ambiente, le scelte sociali del XXI secolo.

Gli Otium amano definire le proprie canzoni “musica da camera (con ampio affaccio sul mare)”, oppure “musica mediterranea”. Ma anche e soprattutto, forse musica libera, perfino dal bisogno di definirsi. La curiosità non manca e il desiderio di suscitare emozioni attraverso la melodia diventa l’assoluto protagonista.

Marco e Michele, quale messaggio volete trasmettere con le vostre canzoni?

«Le nostre canzoni sono un affresco; una descrizione di ciò che succede, di quello che vediamo, che notiamo intorno a noi. Non abbiamo la velleità di veicolare dei messaggi; suggeriamo le nostre impressioni, il nostro punto di vista, uno spunto di riflessione ironico.»

Come volete coinvolgere i giovani immersi nel rap?

«La musica è un linguaggio universale comprensibile a tutti, a tutte le età. Ed è contagiosa. Magari contagiamo e ci facciamo contagiare. La nostra musica è come i giochi da tavolo, va bene dai 4 ai 99 anni.»

La musica è un’espressione della cultura, spesso non troppo condivisa. Come valorizzare questo patrimonio culturale?

«I talent show, i prodotti preconfezionati non sono il miglior modo di valorizzare il patrimonio culturale. Ma, della vera arte, alla lunga, si sente sempre il bisogno. Per cui siamo ottimisti.»

Scegliere la musica significa instaurare un rapporto con il pubblico. Che ruolo svolge il vostro impegno sociale?

«Cerchiamo di fornire il nostro punto di vista, di dare l’idea della pluralità. L’impegno sociale oggi è nel combattere il pensiero omologante, semplicemente dicendo la nostra.»

Qual è il rapporto vissuto con l’ideologia cristiana?

«Nella canzone “Papa Francesco”, immaginiamo l’interlocutore di una delle sue celebri telefonate a sorpresa, ai fedeli, il quale si mette a protestare con il Santo Padre per certi oscuri fatti del recente passato della Chiesa di cui è venuto a conoscenza mediante Internet. La veemenza con cui gli dice “Papa Francesco vieni via da là!” è la sintesi un po’ grossolana e caricaturale del pensiero e del giudizio di molti cristiani di oggi. Ed è un po’ anche il nostro.»

Poesia e musica in che modo possono agevolare la riflessione sui problemi sociali?

«Con la musica e la poesia le persone protestano, si lamentano, esprimono lo sconforto o anche della rabbia, e persino il rifiuto di una società malata. Le usano come una fuga oppure una evasione dalla realtà. La musica è riflessione nel senso di riflesso della società e dei suoi problemi, per sua vocazione, per sua essenza.»

La melodia è spesso usata come fosse una catarsi per vivere in piena armonia. Come giudicate questo straordinario valore aggiunto?

«La musica non ha controindicazioni, va bene per ogni esigenza!»

 

Francesco Fravolini

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