Di Paolo Miano –

Non è tempo di bilanci per la Ragazza occhi cielo, alias Loredana Errore, nonostante siano già trascorsi ormai dodici anni dalla partecipazione ad Amici, che l’ha lanciata al grande pubblico, e dieci dall’esordio discografico, festeggiati con l’album C’è vita dopo un periodo di interruzione forzata in conseguenza di un brutto incidente stradale.
Non c’è tempo perché c’è da progettare il futuro, per rilanciarsi in un momento in cui l’industria musicale vive una fase estremamente critica ed è necessario interrogarsi su nuove strategie da poter mettere in atto.
Le condizioni attuali sono chiare, per cui è necessaria una nuova consapevolezza e chiedersi cosa si voglia fare. Un atteggiamento determinato che ha pagato, visto il buon esito dell’album coronato dal grande successo del singolo Madrid non va a dormire.
«L’uscita di “Madrid non va a dormire” è stata la chiusura del progetto legato all’album “C’è vita”, che per me è stato molto importante nella sua interezza e racconta che, credendoci fino in fondo, le cose possono accadere.»
Una motivazione che nasce da una convinzione profonda e che al servizio della stessa viene messa a disposizione.
«Il senso profondo è nella musica. La musica è la regina che ci salva, da tutto e in ogni momento. È una bolla di sospensione che ci protegge neutralizzando le negatività e fluttuando in ogni dove.»
Una rinascita dopo il brutto incidente e le relative vicende giudiziarie. Un’esperienza tosta, di quelle che ti costringono a guardarti dentro e a maturare velocemente, dalla quale Loredana è uscita diversa, rafforzata.
«L’incidente mi ha cambiata, nel senso che mi ha incoraggiata ad essere me stessa. Mi ha fatto ritrovare la strada verso la mia essenza, senza allontanarmene come capita in alcuni momenti della vita, quando perdiamo di vista “le briciole di pane di Hansel e Gretel”. Sono molto grata per tutto quello che è successo e per quello che è stato l’epilogo. Auguro agli altri di non abbandonare mai sé stessi anche nei momenti di maggiore difficoltà.»
Non bisognerebbe mai dimenticare che la vita è un dono meraviglioso, nonostante tutto, ed occorre andarle incontro sempre, con la voglia di esserci.
«La nostra responsabilità è vivere, non semplicemente sopravvivere. Io mi sforzo di accettare sempre di più la sfida del vivere attraverso la musica, che rappresenta la mia volontà. Cantare è ciò che mi viene più naturale da collegare al vero significato della vita, che è essere autentici, in modo da omaggiare ogni giorno quello che è il nostro vero io, restituendo la gratitudine a Dio, facendoci portavoce di ciò che ci contraddistingue e che nessun altro può avere.»

Una filosofia condensata nel brano 100 vite, il primo singolo estratto dall’album.
«È l’ennesima consacrazione del fatto che le cose non capitano mai per caso. Le “cento vite” rappresentano le tante esperienze che mi hanno portato sulla mia strada. Credo fermamente che non siamo mai soli, che c’è sempre una luce in fondo al tunnel, che è la luce del cuore, dell’anima, che emerge quando ci mettiamo nella posizione di richiedere aiuto con gratitudine per quello che viviamo, con la disponibilità di assolvere i compiti e gli impegni che la vita vorrà affidarci.»
Cento vite, cento percorsi. Uno in particolare si è incrociato con quello di Loredana Berté, una colonna portante della musica italiana, sicuramente un punto di riferimento per la nostra cantante agrigentina.
«Ringrazierò sempre Biagio Antonacci per aver fatto da tramite per la realizzazione del nostro duetto. È stato un incontro meraviglioso, ricordo ancora l’abbraccio che ci siamo date. È stato un momento di poche parole ma di grande emozione, anche perché, quando si canta, le emozioni non lasciano molto spazio alle parole. Le vivi e le porti con te per tutta la vita.»
Loredana Errore omaggia anche la sua terra, la Sicilia, attraverso la cover de La cura, una delle canzoni più iconiche del più iconico dei suoi artisti contemporanei, Franco Battiato.
«La Sicilia mi ha dato molto in termini di tradizioni che io lego al fuoco, alla terra, all’aria, alla natura, e che mi porto dietro come delle pietre grezze che negli anni si vanno smussando. Un grande calore ma anche la professionalità che scaturisce quando si vuole comunicare sé stessi senza perdersi nelle apparenze.»
Proviene da una provincia, quella di Agrigento, che ha fornito alla letteratura italiana alcuni dei suoi esponenti più fulgidi, da Pirandello a Camilleri, passando per Sciascia.
«La letteratura è un viaggio verso l’infinito senza pagare il biglietto. Quando si ha la felicità di incontrare un bel libro, una bella storia, si è in grado di materializzare tutto quello che l’occhio non può vedere, creando immagini che ci si porta dietro per lungo tempo. Il potere del linguaggio è uno dei doni più importanti che abbiamo avuto la fortuna di ricevere.»
