JACOPO MASTRANGELO, UNA STORIA DI NOTE DAL BALCONE

Luoghi simbolo di raduni e socialità, come le piazze e le strade più importanti delle nostre città, completamente vuote. Riti religiosi e civili ridotti al minimo, papa Francesco da solo a San Pietro, il presidente Mattarella in mascherina all’altare della patria, Andrea Bocelli sul sagrato del duomo di Milano.

In mezzo a questi nomi altisonanti si fa strada Jacopo Mastrangelo. Le immagini del giovane chitarrista, che suona Puccini e Morricone dal balcone di casa, al cospetto di una piazza Navona deserta e poi al Campidoglio, hanno fatto il giro del web. E incantano.

Entriamo subito nel vivo e chiediamo al giovanissimo chitarrista Jacopo Mastrangelo com’è nata l’idea di realizzare i suoi video.

«L’idea è arrivata dal vedere piazza Navona completamente vuota. È stata una sensazione incredibile e anche spaventosa, per me che ero abituato a vedere la piazza sempre piena di gente. Una cosa che non mi sarei mai aspettato, e allora ho fatto quello che mi è sembrato più naturale, come per istinto: suonare.»

Ti aspettavi tutto questo clamore?

«Decisamente no! Tutto è cominciato con l’inno di Mameli, suonato in un modo un po’ improvvisato. Poi, con l’aiuto di mio padre (musicista anche lui), ho studiato meglio suoni e riprese, e ho pubblicato il video sui social. Il giorno dopo sono stato letteralmente inondato da post, commenti, condivisioni, telefonate. Avere la fortuna di possedere un balcone su piazza Navona è certamente un vantaggio: può capitare che passi un giornalista e il video diventa subito virale.»

Come stai vivendo questo periodo?

«È un periodo difficile per tutti, che per me però ha avuto un risvolto positivo. Devo dirti che è impegnativo, perché sto continuando a suonare sul balcone quasi tutti i giorni, e la preparazione dei pezzi richiede tempo. In più sto studiando per la maturità e sto seguendo le lezioni online. È un periodo intenso, nonostante la quarantena.»

La sindaca Virginia Raggi ti ha invitato a suonare sulla terrazza del Campidoglio. Che esperienza è stata?

«È stata un’emozione grandissima! Mi ha contattato una sera, dopo cena, non ci potevo credere. Lei è stata gentilissima e io, ovviamente, ho accettato subito l’invito di suonare al Campidoglio. L’intento è stato quello di mandare all’Italia intera un messaggio simbolico di speranza.»

Cosa hai provato mentre suonavi in diretta Facebook con migliaia di persone che ti seguivano da casa?

«È stato pazzesco! Avevo Virginia Raggi con la fascia tricolore proprio davanti a me ed ero terrorizzato all’idea di sbagliare una nota. Ho provato e riprovato il pezzo fino all’ultimo, ed è andata bene. Nonostante il grande seguito sul web, il momento più emozionante è stato sentire l’applauso e il calore dei presenti dal vivo.»

Hai suonato una suite di Ennio Morricone e poi il celebre Nessun dorma di Puccini. Questi brani hanno un significato particolare per te?

«Innanzitutto sono due brani bellissimi, di due autori che rappresentano perfettamente l’Italia. Io suono quasi sempre brani di compositori del nostro Paese, e ora più che mai è giusto suonare musica italiana. Il Nessun dorma lo abbiamo scelto in comune accordo con la Raggi, è uno di quei brani che mette d’accordo tutti.»

Come ti sei avvicinato alla musica?

«Mi sono avvicinato alla musica grazie a mio padre. Lui faceva il musicista e mi ha portato sulla strada delle note fin da piccolo. In realtà la mia è una famiglia d’arte: mia madre e mio nonno vengono dal mondo del cinema, quindi a casa mia si è sempre respirata una certa atmosfera artistica.»

E tu che musica ascolti? Quali sono i tuoi chitarristi di riferimento?

«I miei gusti musicali sono molto vari: spazio dalla musica italiana al rock. In merito ai chitarristi, se dovessi scegliere uno su tutti, direi Mark Knopfler dei Dire Straits. Mi ispiro a lui anche per quanto riguarda il mio sound.»

Secondo te la musica può salvare il mondo?

«La musica ha il grandissimo potere di cambiare lo stato d’animo delle persone. Può renderti felice e farti star bene, e un mondo pieno di persone felici che stanno bene, è sicuramente un mondo migliore.»

Cosa ti rimarrà di questa esperienza, una volta che saremo tornati tutti alla vita normale?

«A me come ad altri credo rimarrà l’aver imparato ad apprezzare le piccole cose, quelle che ci sembravano normali e che abbiamo sempre dato per scontato: una passeggiata in città, una pizza con gli amici, un concerto. Parlando ad ampio raggio, invece, spero che questa vicenda possa essere stata da lezione a non trascurare la questione ambientale. In piazza Navona, ad esempio, è spuntata l’erba dai sampietrini… cosa che non si era mai vista!»

Noi di Musica Intorno non possiamo far altro che augurare al nostro Jacopo una brillante carriera musicale. Speriamo per lui che questo sia solo l’inizio e che le note della sua chitarra possano risuonare a lungo, non più dal balcone di casa ma su un grande palco, davanti a un folto pubblico in carne ed ossa.

 

Federica Lauda

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