“GRANDISSIMO”, TUTTA LA FORZA GENTILE DI IRENE GRANDI

Il titolo suona paradossale ma, alla cantautrice fiorentina in vacanza da una vita, la proposta di quest’ossimoro per sintetizzare la sua duplice anima musicale è piaciuta molto: “Grandissimo”, tutta la forza gentile di Irene Grandi.

«Ho sempre avuto queste due facce: la Irene Grandi dei pezzi rock potenti e dall’altra le ballad romantiche» sul finire di un confronto che ha attraversato i venticinque anni di una carriera iniziata con “Fuori” e “T.V.B.”, scritta appositamente per lei da Jovanotti. «È una forza che si manifesta come qualcosa di caldo, avvolgente…» e io continuando: «… una forza gentile.»

Si tratta di un racconto musicale che prende le mosse dai numerosi brani inediti che compongono il nuovo progetto, per poi volgere lo sguardo verso le canzoni più rappresentative reinterpretate e riarrangiate in una chiave completamente rinnovata. Una selezione di capitoli che prendono vita in una sorta di grandissimo mosaico narrante composto da tasselli diversi e indispensabili. Scene di vita di una personalità artistica pop trasversale che, a dispetto di quella stridente realtà che vorrebbe morderci il cuore, muove ancora i suoi passi in direzione di una immaginifica felicità che ha la forma delle nuvole.

“Grandissimo” è il titolo della tua nuova narrazione musicale, tra brani inediti e le canzoni più rappresentative. Quali storie ci vorresti raccontare?

«Da una parte vorrei raccontare gli incontri speciali della mia vita, riuscire ad esprimere il senso della collaborazione con i grandi artisti con cui ho avuto il piacere di confrontarmi, ma anche con i manager, i musicisti, gli addetti ai lavori che hanno fatto parte del processo creativo; dall’altra, la crescita, il cambiamento che ho vissuto attraverso la musica, grazie al contributo delle persone che mi hanno dato fiducia e a cui io ho dato fiducia.»

Il “Capitolo 1”, dal titolo “Insieme”, vede la collaborazione di grandi protagonisti della musica italiana e lungo il tuo percorso altre commistioni artistiche di grande spessore. Qual è l’incontro che porti nel cuore?

«Mi risulta difficile rispondere a questa domanda, mi porti a dover scegliere. Ti rispondo con una canzone, “Prima di partire per un lungo viaggio”: un brano che ha visto la collaborazione con Vasco e che ha anticipato quello che poi sarebbe stato un cambiamento significativo nella mia vita, a più livelli. In un certo senso, è stata anche la prima canzone che ha segnato una svolta nel linguaggio che avevo usato fino a quel momento: prima le mie erano canzoni “spensierate”, di una ragazza giovane che si affaccia alla vita. Attraverso “Prima di partire per un lungo viaggio” mi si è aperto un nuovo mondo, il mondo degli adulti, delle responsabilità; quel mondo dei cantautori, che poi mi ha visto collaborare con Francesco Bianconi, personalità rock di spessore dai testi significativi, o con Stefano Bollani, artefice del cambiamento inerente la mia maturazione vocale e artistica.»

La maturazione vocale e artistica di Irene Grandi dà forma a un mosaico narrante composto da tasselli diversi e indispensabili. Che tipo di tessere lo compongono?

«Trattandosi di un disco nato per festeggiare venticinque anni di carriera, mi è piaciuto metterci dentro tante cose. In “Grandissimo” ho voluto ribadire l’importanza degli strumenti acustici che si usavano nei Novanta, la chitarra, il basso, la batteria; gli strumenti veri, quelli suonati. Inoltre, non potevo tenere fuori quello che mi ha conquistato di questo mestiere, e cioè la possibilità di esibirmi sul palco suonando insieme ad altri musicisti: tutti i duetti e le versioni live delle canzoni inserite nel nuovo progetto sono registrati in presa diretta. Infine, uno sguardo alle nuove generazioni, al futuro, come nel brano “I passi dell’amore”, in cui la collaborazione con il giovane cantautore siciliano Antonio Di Martino apporta un fresco contributo di sonorità più elettroniche.»

Proprio ne “I passi dell’amore” sono rimasto colpito da questo verso: “la felicità ha la forma delle nuvole”. Sei mai riuscita a sfiorarne qualcuna con il dito?

«Sono sempre lì che punto il dito al cielo, in alto, per provare a toccarla. In questo momento, la ricerca della felicità nella mia vita è quella in cui mi sto impegnando fino in fondo, ma è molto difficile afferrarla e tenersela stretta. Siamo persone che devono compiere il proprio percorso, facendo anche degli sbagli – certo -, sfruttando i talenti che abbiamo ricevuto in dono, seguendo una certa disciplina di vita che ci fa essere uomini e donne onesti con sé stessi e con gli altri. È questo l’unico mondo che conosco per tendere verso quella nuvola.»

Quali sono i tratti distintivi dell’Irene di oggi? E che ragazza sei stata agli esordi?

«Nella vita si cambia tanto ma l’entusiasmo è il tratto che, negli anni, è rimasto invariato, per fortuna, e che ancor oggi mi tira su nei momenti più difficili. Agli esordi ero più incosciente e insicura. Quando si è ragazzi, a volte, capita di buttarsi a capofitto in qualcosa, senza avere la piena consapevolezza di quelli che potrebbero essere gli effetti e questo poi determina un senso di insicurezza, il non sentirsi all’altezza. L’esperienza, invece, fa sì che lavori più coscienziosamente, con meno sbalzi, e ti senti più centrata.»

Qual è l’esigenza di un’artista pop trasversale con un vissuto alle spalle di venticinque anni di musica?

«Continuare a esprimermi attraverso la voce, perché è sempre bella; anzi, peccando un po’ di presunzione, ti dirò che mi piace ancora più di quando ho cominciato a cantare. È un talento che ho sfruttato molto bene! Con la mia voce, poi, l’urgenza è quella di raccontare delle storie: “capitoli”, episodi che mi sono accaduti e che mi stanno a cuore, cercando di arrivare dritto alle persone. Io metto a nudo i miei sentimenti, le mie emozioni, e la gente mi risponde dicendo che proprio quelle emozioni che sono riuscite a provare, le hanno aiutate nella loro vita. È questo che mi tiene ancora qui sul palco, a fare dischi!»

Durante il nostro confronto si è fatto più volte riferimento ai talenti, così ti chiedo: a fronte delle indiscusse “qualità musicali” che ti vengono riconosciute, quali sono invece i “vizi” a cui dovresti smettere di indulgere?

«Ho tanti difetti! A volte sono pigra; altre irascibile, altre ancora impaziente. Mi deprimo, vado in escandescenze, non mi piacciono le critiche… sono una persona umana. L’aspetto positivo, però, è che cerco sempre di capire dove ho sbagliato, dove ho esagerato, per poi magari chiedere scusa. Sono una persona d’azione, una donna che preferisce sbagliare e poi chiedere scusa, invece che rimanere ferma da una parte, immobile.»

La musica è femmina, Irene. Tu quale aspetto potresti incarnare?

«Se ripenso alla musica, anche a me fa venire in mente l’aspetto della femminilità: nel senso che la musica è un “noi”. Una delle differenze tra uomini e donne è che l’uomo tende ad essere più un “io”, mentre la donna è più un “noi”, per la sua caratteristica peculiare di essere madre; per quello scambio continuo tra dare e avere; tra ricevere, accogliere, e la necessità di riuscire ad esprimersi…

Nella mia musica tutto questo si traduce in una continua ricerca di armonia; un’armonia interiore e verso gli altri, nei rapporti con i musicisti, con le persone di cui mi circondo. Si tratta di una ricerca di armonia tra tutte le parti: tra quella grintosa, che magari è sempre presente in una donna, e quella più dolce. Ho sempre avuto queste due facce: la Irene Grandi dei pezzi rock potenti e dall’altra le ballad romantiche. È una forza che si manifesta come qualcosa di caldo, avvolgente…» e io continuando: «… una forza gentile.»

 

Gino Morabito

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