GIOVANNI ALLEVI COMPONE, SUONA E… CELEBRA LA SINFONIA DI UN’ANIMA BELLA E TORMENTATA

giovanni-allevi01_musicaintorno«Quando mi sollevo dal pianoforte… sono avvolto da un rasserenante senso di vuoto: non conosco più me stesso, l’altro mi appare come un mistero, anch’esso inconoscibile…»

Il la che prelude al gran finale, poco prima del fragore del pubblico ritto in piedi, e degli applausi a scena aperta.

Giovanni Allevi festeggia i suoi primi 25 anni di attività live e – per l’occasione – diventa uno e trino: compositore, pianista e direttore d’orchestra.

Il “Celebration Symphonic Tour” prende il via dal Teatro Metropolitan di Cataina! Un dono natalizio, meraviglioso e straordinario, da riporre ai piedi dell’albero dei Desideri, in attesa dell’evento. Una serie esclusiva di concerti, in cui il Maestro nato ad Ascoli Piceno compone, suona e… celebra la sinfonia di un’anima bella e tormentata, capace di “assaporare quei piccoli momenti di gioia che inspiegabilmente la lambiscono”.

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Ed «… È per quella sublime sensazione, dove io ritrovo la mia parte più autentica, che ancora oggi continuo ad inseguire la mia Strega Capricciosa.» Giovanni Allevi

Giovanni Allevi festeggia i suoi primi 25 anni di attività live e – per l’occasione – diventa uno e trino: compositore, pianista e direttore d’orchestra. “Celebration Symphonic Tour” a sei mani per eterni capolavori della musica firmati Čajkovskij, Puccini e Rossini… In quale dei tre ruoli ti senti più a tuo agio?

«Credo di non sentirmi mai a mio agio, non sul palco. Essere compositore, direttore e pianista significa guardare dentro sé stessi con sincerità, confrontarsi con i propri draghi interiori e dare loro una forma musicale. Infine, sul palco, la mia anima a nudo viene condivisa e diviene specchio delle migliaia di persone presenti. È una dinamica folle, è impossibile sentirsi totalmente a proprio agio.»

Tra gli appuntamenti del “Celebration Symphonic Tour” non poteva mancare Napoli (il 16 dicembre), città nella quale l’artista di Ascoli Piceno tenne il suo primo concerto nel 1991, e data da cui idealmente sono conteggiati i 25 anni di carriera live…

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«… Dopo quel primo concerto a Napoli, con un pubblico di cinque persone, passai la notte nella sala d’aspetto della stazione dei treni, ed ebbi modo di riflettere. La gioia che avevo provato mi toglieva il fiato, l’adrenalina mi impediva di dormire. Mi sentivo vivo e disperso insieme. Quel giorno di tanti anni fa iniziavo un percorso di condivisione, ma allora non potevo minimamente immaginare cosa sarebbe stato di me in futuro.»

Restando ancora al Sud, un cordone ombelicale lungo 20 anni ti lega idealmente alla terra di Sicilia: nel 1996 con Le Troiane di Euripide (tragedia rappresentata al Festival Internazionale del Dramma Antico di Siracusa, ndr) vinci il premio speciale per le migliori musiche di scena. Com’è – ancor oggi – “darti in pasto” al pubblico?

«Sono sempre più timido, mediaticamente impacciato ed ingenuo.

giovanni-allevi04_musicaintornoIl pubblico è un’onda di amore che è in grado di travolgerti in modo irresistibile, e allora in qualche modo devo fare… La musica diviene un fatto intimo, quasi silenzioso, tra me e lo strumento o l’orchestra sinfonica; tutto il mondo fuori può continuare a girare frenetico anche senza di me, mentre le anime belle che si connettono sulla stessa lunghezza d’onda delle mie note, si avvicinano spontaneamente in clandestinità, con delicatezza.»

Forse non tutti sanno che il 27 dicembre 2011, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sei stato insignito della nomina di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, conferita dal presidente Giorgio Napolitano. A proposito di onorificenze e traguardi raggiunti, qual è il premio a cui sei maggiormente legato? Quale, invece, quello che vorresti ti venisse assegnato come uomo, ancor prima che come artista?

«C’è un premio che ho ricevuto al quale faccio fatica a rapportarmi per la grandezza ineguagliabile dei nomi che lo rappresentano: il premio Falcone Borsellino. Ma come uomo non voglio riconoscimenti, almeno non voglio cadere nella trappola per cui siamo felici solo se abbiamo un riscontro esterno. Mi basta assaporare quei piccoli momenti di gioia che inspiegabilmente lambiscono la mia anima tormentata.»

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Cambiando registro – è proprio il caso di dirlo – l’ultima tua fatica, non in campo musicale stavolta, ma editoriale (un’autobiografia edita da Rai Eri, ndr), ha per titolo: “Giovanni Allevi. Vi Porterò con me. La mia vita con la Musica”. Dov’è che stai andando? Quale il prossimo orizzonte da varcare?

«È un concerto per pianoforte e orchestra, che ho composto di recente, e che sto limando e revisionando nell’orchestrazione. Con quest’opera mi pongo in totale controtendenza con questo mondo, fatto di rap, di musica breve, di messaggi immediati ed incisivi ormai lontani dal senso del discorso e del racconto. Sono convinto invece che, attraverso le note di quel concerto, mi avvicinerò all’anima ormai nascosta di tante persone.»

Curiosando nella biografia del Maestro Allevi, salta fuori che recentemente la NASA gli ha dedicato l’asteroide “111561 Giovanniallevi 2002 Ah3”. Il segno tangibile di un cosmico desiderio di libertà?

«È il desiderio di un amore cosmico: quel mio asteroide è di tutti, delle innumerevoli persone che mi hanno seguito in questi anni, o che sono state toccate anche per un attimo dalla mia musica. Idealmente, quel popolo di sognatori, scombinati, geniali, che mi seguono, trova nell’asteroide la propria dimora.»

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Per un filosofo-pianista dalle 13 dita… Come si coniuga, ad esempio, “Il vuoto nella Fisica contemporanea” e la Rapsodia in blu di George Gershwin?

«Non c’è alcun punto di contatto. La Rapsodia in blu è la fotografia in musica di un’epoca: un’America rampante e fiduciosa, che forse non esiste più ma della quale siamo ancora innamorati. Il vuoto nella Fisica contemporanea è invece il principio dinamico dal quale, attraverso fluttuazioni non prevedibili, emergono particelle subatomiche; un vuoto eterno, ribollente di attività, ma fuori dal tempo.»

Le tue composizioni tratteggiano i canoni di una nuova “Musica Classica Contemporanea”. Quali sono le caratteristiche? A parte l’evidente esigenza di tipo commerciale, ha senso diversificare la musica per generi?

giovanni-allevi07_musicaintorno«Certo che ha senso! Altrimenti non riusciremmo a capire la differenza tra una canzone e una sinfonia,

ed essendo la nostra l’era dei numeri e dei like, finiremmo per far scomparire la seconda, e con essa tutto ciò che è culturalmente più elevato e meno immediato.

Intendo per “Musica Classica Contemporanea” un linguaggio che si esprime attraverso le forme complesse della classicità, e che in esse ingloba contenuti presi a prestito dal mondo a noi contemporaneo. L’esigenza di tipo commerciale è quanto di più lontano c’è dal mio pensiero. Forma classica e contenuto contemporaneo: tra i due elementi non c’è ossimoro, come già evidenziato da Nietzsche. Dunque invito i dotti musicologi a chiudere una questione già abbondantemente discussa, e risolta, dai filosofi del passato.»

Alla resa dei conti, non c’è che un modo per concludere il nostro arricchente confronto con il Maestro Allevi: nel 2015, su etichetta Bizart/Sony Music, è uscito “Love”, il nuovo album di pianoforte solo che rappresenta un viaggio appassionato ed intimista attraverso 13 composizioni inedite dedicate all’Amore in tutte le sue declinazioni. Con che cosa fa rima questo sentimento nella vita del talentuoso Giovanni? Che rapporto ti lega alla tua ‘Strega Capricciosa’?

«Quando mi sollevo dal pianoforte, una volta suonata l’ultima nota del recital di Love, dopo esser passato attraverso le mille sfaccettature dell’Amore, provo una sensazione. Sono avvolto da un rasserenante senso di vuoto: non conosco più me stesso, l’altro mi appare come un mistero, anch’esso inconoscibile. Forse il senso più profondo dell’Amore sta nel recuperare lo stupore incantato del bambino, scrollandoci di dosso il giudizio e le mille sovrastrutture che negli anni ci hanno condizionato. È per quella sublime sensazione, dove io ritrovo la mia parte più autentica, che ancora oggi continuo ad inseguire la mia Strega Capricciosa.»

 

 

Gino Morabito

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