«Sono diventato duro, per non dire cinico: prima ero troppo debole, qualsiasi cosa succedesse me ne facevo un problema, soffrivo per tutto.»
Oggi è più distaccato Fabrizio Moro. La rabbia nelle vene ha ceduto lentamente il posto alla voglia di bellezza dell’esistenza. Stando sempre in guardia, però, contro le ingiustizie del sistema.
Quel bambino che “voleva intentare causa alla ditta se non trovava la sorpresa nelle patatine”, oggi dà voce a chi, come lui, è cresciuto nei quartieri di periferia e continua a rialzarsi dopo ogni caduta. Quei figli di nessuno che il cantautore romano ha tatuati sulla giugulare, e canta. Con il linguaggio diretto e senza filtri che lo contraddistingue, Fabrizio Moro torna ancora una volta a far emozionare e riflettere, colpendo al cuore e alla mente.
Lo stato d’animo di quell’istante che anticipa l’uscita sul palco. Fabrizio, ti mancava la dimensione del live?
«Sono stato fermo quest’estate e non succedeva da anni che mi fermassi per così tanto tempo. Mi manca proprio la dimensione del live e i momenti e i riti che lo accompagnano, come quando mi ritrovo con i musicisti prima di salire sul palco.»
“Figli di nessuno tour”. Rock senza sconti anche nei teatri?
«Un live completamente diverso dai precedenti, con la mia formazione storica e il sax, presentando tutti i brani del nuovo album e riproducendo anche i brani storici riadattati alle nuove sonorità; del resto non potevo non riproporre con il mio pubblico i brani più importanti della mia carriera artistica. La parte del tour nei teatri non è diversa dalle date nei palazzetti, è ugualmente rock. L’idea di un concerto ridotto o acustico non fa per me.»
Fabrizio Moro on stage perfettamente in forma e adrenalinico. La consapevolezza che nasce da un rapporto con il proprio pubblico ormai consolidato negli anni!?
«Dal punto di vista emotivo sto bene, ho trovato il mio equilibrio e mi sono liberato dalle solite ansie che precedevano l’inizio dei tour. Sono tranquillo del percorso fatto in questi anni e mi sento realizzato, di conseguenza sono euforico perché so che i biglietti venduti per questo tour non derivano da una hit del momento ma da un discorso che porto avanti da anni.»
Sul palco la storia dei figli di nessuno: il tentativo di dare voce a chi, come te, è “nato ai bordi di periferia, dove è più facile sognare che guardare in faccia la realtà”.
«In questo tour porto la storia dei “Figli di nessuno”, tutte le persone che sono cresciute con me nei quartieri in cui ho abitato, Basilio, Setteville e Setteville Nord. Parlo di loro per far passare il messaggio che anche chi nasce in un contesto non semplice può rialzarsi dalle sconfitte e dalle cadute e farcela comunque.»
Gino Morabito

