CORDIO, LA CANZONE COME UNO STATO D’ANIMO

Cordio è un giovane cantautore siciliano, classe 1995. Nel corso dell’intervista, sono stato sorpreso dalla genuinità e dalla gentilezza di questo talentuoso artista che, in tour con Ermal Meta, ha solcato prestigiosi palchi in tutta Italia.

Premiato dalla Federazione Autori nel 2019 per l’intensità, la sensibilità e la fluidità di scrittura con cui disegna nella Canzone uno stato d’animo, Pierfrancesco si definisce “discretamente emotivo” e spera, con i suoi testi, di arrivare dritto al cuore delle persone.

Figlio della generazione dei cantautori degli anni Novanta come Samuele Bersani, Niccolò Fabi e Daniele Silvetri, impara presto a suonare la chitarra. A diciannove anni si trasferisce a Milano, dove frequenta il corso di writing and production al Centro Professionale Musica e quello di pianoforte classico alla Scuola Civica Claudio Abbado.

“Paradiso”, che anticipa l’uscita del primo EP di Cordio, “Ritratti post diploma”, è un delicatissimo brano accompagnato da un video che vede come protagonisti i bambini del quartiere Paradiso di Brindisi.

A che età inizia il viaggio musicale di Cordio?

«Credo a 10 anni. Mio padre giocava a tennis e un giorno mia madre, tornando dal lavoro, mi ha trovato nel salotto con la racchetta in mano usata come una chitarra: scimmiottavo le rock star. Qualche tempo dopo mia madre tornò a casa con una chitarra nuova di zecca e cominciai a prendere delle lezioni, anche se il primo vero amore è stato il pianoforte.»

Quel è stata la tua prima canzone inedita?

«A 13 anni ho scritto un brano dopo aver visto un documentario su Bob Dylan. Mi aveva colpito quell’uomo pieno di carisma, che cantava canzoni sulla classe operaia, e così scrissi un mio brano sul sociale “Mondo pensaci tu”, che parlava dell’inquinamento ambientale.»

Impossibile non parlare dell’amicizia e del rapporto con Ermal Meta. Raccontaci del vostro incontro.

«È successo prima che lui intraprendesse la strada da solista. Ero già fan della sua band “La fame di Camilla” e lo incontrai in spiaggia a Taormina mentre era in vacanza. Andai timidamente a fargli i complimenti e ringraziarlo per la sua musica. Più tardi, il destino ci ha fatti rincontrare nello stesso locale durante l’aperitivo. Abbiamo chiacchierato un po’ e sono nati un rapporto di amicizia e una collaborazione.»

Hai aperto tantissimi concerti e solcato palchi prestigiosi. Quanto può essere emozionante o spaventoso ritrovarsi avvolto da tutto quel pubblico?

«Sono discretamente emotivo, mi agito molto. Mi ha aiutato tanto guardare Ermal e imparare dal suo modo di gestire il palco.»

Come immagini il tuo successo?

«Non immagino di diventare un “idolo”, non vivrei bene una vita sotto i riflettori. Mi immagino un successo discreto, gentile.»

Leggo in rete “uno dei più delicati e illuminati cantautori della nuova generazione che prende ispirazione dalla vecchia scuola per attualizzare i contenuti ai giorni nostri”. Quanto è importante questa vecchia scuola nella musica di Cordio?

«Mi sento figlio della generazione dei cantautori degli anni Novanta come Samuele Bersani, Niccolò Fabi e Daniele Silvetri: sono queste le mie grandi fonti d’ispirazione.»

C’è una fan molto vicina a te, che ha la fortuna di essere una delle prime persone ad ascoltare le tue canzoni: è la mamma! Perché proprio lei? Ti fidi del suo fiuto o cosa?

«Da piccolo mi cantava le canzoni di Battisti… È stata lei ha trasmettermi la passione per la musica, a regalarmi la chitarra e ad insistere affinché prendessi delle lezioni. Mentre io volevo fare il calciatore… Nei momenti di difficoltà c’è sempre lei a darmi coraggio, spronandomi a credere nelle mie potenzialità. Con mia madre riesco ad essere me stesso in tutto.»

“Il paradiso è pieno di persone che non sono mai andate a messa ma sono sempre state buone non soltanto nella loro testa” è il passaggio che preferisco del tuo brano “Il Paradiso”. È una regola morale vista con gli occhi di un ragazzo del Sud?

«A tratti sembrerebbe andare contro il senso comune tipicamente cristiano, e invece no. Mi piace specificare che ho scritto questa canzone da credente. Un giorno, durante la predica, un prete disse: “È inutile che andate a messa per lavarvi la coscienza, se non avete uno sguardo di attenzione nei confronti del prossimo che vi sta accanto. Dio ci giudicherà sulle azioni, non sui pensieri”. Non vengo da un’educazione cattolica. Mio padre non è credente, ma fatico a credere che Dio si possa offendere con lui: è una persona buonissima.»

A proposito di testi, è appena uscito il tuo disco d’esordio e vorremmo sapere quali sono i contenuti del progetto.

«Nel mio primo EP “Ritratti post diploma” non ci sono featuring; alcuni dei brani sono stati scritti a quattro mani con Ermal, altri con Lorenzo Vizzini, siciliano come me, già autore per Ornella Vanoni, Renato Zero ed Arisa. È un disco “generazionale” che descrive quell’età dopo il diploma; parla di sentimenti, di relazioni. Non vedo l’ora di farvelo ascoltare!»

 

Davide Agrò

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