CLAUDIO SADLER, CHEF STELLATO DALL’ANIMA POP ROCK

Da giovane allievo di Gualtiero Marchesi a chef stellato, Claudio Sadler, meneghino nel cuore, non si è fatto mancare niente. Dagli esordi della “Locanda Vecchia Pavia” allo sbarco della sua cucina in Oriente, si è contraddistinto nel tempo per dedizione e innovazione, arrivando a conquistare ben due stelle Michelin.

Chef dallo spirito pop rock ma anche marito e padre premuroso, riesce a conciliare lavoro e vita privata.

Claudio, com’è nata la tua passione per la cucina?

«È nata quando avevo quindici anni e dovevo scegliere cosa fare del mio futuro. I miei cugini facevano già questo mestiere e così mi sono appassionato, perché mi sembrava un lavoro dove poter sfogare la mia creatività. Mi divertivo anche a fare la pasta fresca in casa con mia madre e le mie zie, che mi hanno trasmesso la passione per la cucina.»

La tua grande passione ti ha portato a far conoscere la nostra cucina fino in Giappone e in Cina, aprendo ristoranti che portano il tuo nome. È stato difficile far accettare una cucina diversa da quella a cui erano abituati?

«No, non è stato difficile! Gli stranieri amano molto il nostro tipo di cucina. In Giappone soprattutto, dove c’è già una conoscenza della cucina italiana, sono più predisposti, perché nutrono l’idea che l’Italia sia un paese turisticamente e culturalmente interessante.»

Ti sei sempre definito milanese nonostante le tue origini trentine. Quanto ha influito l’amore per il Trentino con il tuo modo di cucinare?

«Io sono milanese a tutti gli effetti. Mio padre e i miei nonni erano di origini austriache-trentine. Da ragazzino ho trascorso molto tempo in Trentino, durante le mie vacanze. È una terra a cui sono molto affezionato; sono posti meravigliosi. L’amore per quei luoghi ha influito abbastanza. La cucina trentina è ricca di sapore, fatta di prodotti naturali.»

Come descriveresti il tuo rapporto con la musica? L’ascolti anche ai fornelli?

«La musica l’ascolto sempre, anche in cucina. Mi piacciono tutti i generi, dalla classica al jazz. Mi sento un’anima pop rock. Ascolto i grandi classici ma anche Jovanotti, che è uno dei cantautori che preferisco, perché ha saputo evolversi negli anni mantenendo una musica di qualità.»

Che canzone dedicheresti alla tua passione?

«In questo momento ascolto i Guns N’ Roses, perché mi trasmettono buone energie e mi danno molta carica.»

Se dovessi abbinare una canzone ad un tuo “cavallo di battaglia”, quale sarebbe?

«Di certo abbinerei un pezzo dei Guns a dei tortelli di zucca con il foie gras.»

Quando sei a casa cosa ti piace cucinare? E soprattutto cucini tu o tua moglie?

«A casa cucino io. La cucina è un atto d’amore, è come dedicare una poesia alle persone a cui si vuole bene. Preparo cose semplici, pesce e verdure, niente di particolarmente elaborato.»

Nel 2002 hai fondato il Q.B. Centro di cucina enogastronomico, all’epoca aperto ai professionisti ma anche agli appassionati di cucina. Qual è la prima regola, il segreto che insegnavi e continui ad insegnare ai tuoi allievi per diventare bravi chef ed avere successo?

«La cucina è in continua evoluzione: cambiano le mode, i modi di essere, il modo di nutrirsi. Adesso il Q.B. non esiste più e faccio le lezioni nel mio ristorante. Quello a cui tengo particolarmente è far conoscere ai miei allievi i piccoli segreti, come si conserva il prodotto e come si fanno le cotture. Non mi interessa la ricetta ma la tecnica, il sistema per avere rispetto del cibo nella preparazione di un piatto. L’insegnamento che vorrei riuscire a trasmettere loro è capire come si può ottimizzare un prodotto, rispettandone l’identità ed esaltandone il sapore.»

Sei anche presidente dell’associazione “Le Soste”, che si occupa di far conoscere e valorizzare la cucina italiana. Credi di essere riuscito a raggiungere l’obbiettivo?

«Far conoscere la cucina italiana agli italiani non è facile, perché ci sono tante sfaccettature nel mondo della ristorazione. Ma ci proviamo e i risultati arrivano. La cultura e la conoscenza di un popolo si trasmettono col cibo. Noi italiani siamo quello che mangiamo.»

 

Kelly Lo Monaco

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