CHARLOTTE FERRADINI, QUANDO LA MUSICA CONDUCE VERSO NUOVI ORIZZONTI DI LIBERTÀ

“Arcobaleno” è il primo singolo di Charlotte Ferradini, prezioso talento musicale espresso con il linguaggio universale della musica, specialmente quando vuole evidenziare la personale visione della società.

Critiche, riflessioni, commenti trovano un luogo naturale nella melodia perché interpreta e fotografa situazioni sociali complesse, rendendole significativamente chiare e coinvolgenti al pubblico. Nella canzone “Arcobaleno” emerge la critica, la sofferenza, l’inarrestabile voglia di aprirsi verso nuovi orizzonti in piena libertà. Charlotte, artista poliedrica, contesta la società esageratamente vuota di ideali.

Sembra una donna d’altri tempi perché crede nell’impegno della melodia, quando riesce a denunciare comportamenti e abitudini non opportune. L’abbraccio umano diventa una conquista per riprendere quel contatto perduto nelle piattaforme digitali, ormai divenute una grande “piazza virtuale” dove conoscersi e criticarsi. Peccato che dietro a queste persone si nasconda soltanto un nickname!

Charlotte lancia la sfida di riprendersi la vita per vivere appieno questa straordinaria bellezza derivante esclusivamente dall’incontro. Certamente in maniera pulita ed elegante, proprio come accadeva nel XX secolo. “Arcobaleno”, un nuovo traguardo del percorso artistico di Charlotte Ferradini, è musica da ascoltare per promuovere qualche interessante riflessione.

Charlotte, i colori dell’arcobaleno rappresentano la vita. Quale sfumature sceglieresti per “dipingere” i nostri giorni?

«Se per i “nostri giorni” ci riferiamo ai tempi moderni, alla società e alle sue dinamiche sociali, utilizzerei due colori principalmente: il rosso e il grigio. Il rosso, nella sua accezione negativa, associato all’idea di violenza, di rabbia, di rivalsa sul prossimo. C’è molta aggressività in giro, basta farsi un giro sui social e si leggono facilmente insulti, frasi violente rivolte talvolta a persone che nemmeno si conoscono. Il web viene spesso visto e vissuto come un luogo dove sfogarsi rimanendo impuniti e anonimi proprio perché non c’è un vero contatto umano. E tutto questo non può che ricondursi a un sentimento di rabbia verso una società che non dà certezze, ma solo incognite, fortemente egoista e individualista e quindi basata su una forte competizione tra individui. Il grigio, invece, è un non colore, una sfumatura tra il bianco e il nero, tra il tutto e il niente. Lo sceglierei per descrivere il vuoto di valori, di etica, di una ricerca di significato profondo della vita. Basta leggere i testi di molte canzoni che vanno di moda oggi per rendersi conto che sono bellissimi contenitori vuoti, che rievocano il vuoto esistenziale dei giorni d’oggi, oppure al contrario sono aggressivi e violenti, sempre come risposta a questo disagio.»

Quale significato particolare attribuisci ai colori?

«I colori mi hanno sempre affascinato. Non potrei immaginare una vita in bianco e nero. I colori sono gioia, sono vita, sono le sfumature dell’animo umano che è complesso e per questo variopinto.»

Le trasformazioni sociali del XXI secolo in che modo incidono sulle persone?

«Qualche tempo fa, ho letto un articolo su un quotidiano a tiratura nazionale che mi ha molto colpito: definiva Milano la capitale dei single. La gente non si sposa più e, se si sposa, divorzia e il tasso di natalità è a picco. Non credo che l’animo delle persone sia cambiato nella storia dell’evoluzione: un uomo – e intendo sia maschio sia femmina – ha sempre bisogno intimamente di dolcezza, complicità, affetto, empatia. Sono le dinamiche sociali ad essere cambiate e ad averci spesso inconsapevolmente indotti a ignorare le nostre vere necessità. L’avvento dei social ha reso molto più facile conoscere persone, per non parlare delle app di dating. La gente non riesce più a valorizzare quello che ha e cerca sempre qualcosa di nuovo, di migliore o semplicemente di diverso. In un vortice consumistico delle relazioni.»

Che ruolo gioca la musica nella società?

«La musica ha sempre giocato un ruolo importantissimo nella storia dell’umanità. Ha saputo interpretare e raccontare i bisogni, i desideri delle nuove generazioni e, in tempi storici più fortunati, è stata in grado di far riflettere, di smuovere le coscienze, di mobilitare interi paesi. Pensiamo al ‘68 e all’enorme potere che aveva allora la musica. Oggi la musica “che gira intorno” non è che lo specchio di questa società: vuota e consumistica.»

“Il nostro cielo è illuminato da mille colori diversi” è una frase di “Arcobaleno”. Quale messaggio vuoi comunicare al pubblico?

«Gli uomini sono complessi e variopinti come l’arcobaleno. Il mio singolo parla di inquinamento emozionale, un’espressione che mi sono inventata per spiegare la grande potenza che abbiamo tutti, con le nostre parole e azioni, spesso inconsciamente, di influenzare lo stato d’animo degli altri. Talvolta non ci pensiamo ma noi siamo energia e se immettiamo nell’ambiente emozioni e quindi energia negativa inquiniamo chi ci sta intorno. Ecco perché nel brano ricorre il leit motiv del perdono: abbiamo tutti qualcosa da perdonarci in tal senso. Basta poco per invertire questa tendenza: fermarsi prima di dire una frase che potrebbe ferire l’altro o scaricare su chi ci è vicino frustrazioni che sono nostre. Un sorriso, un gesto d’affetto, una rinnovata apertura all’ascolto sono piccoli accorgimenti per creare un ambiente emotivamente pulito e sano dove potersi realmente comprendere e amare.»

Quale colore preferisci per descrivere il futuro?

«Il futuro è azzurro come il pomeriggio di Adriano Celentano, perché carico di aspettative, di mistero, di desideri, come recita la famosa canzone. E poi l’azzurro è il colore del cielo e non si può pensare al futuro senza volgere ogni tanto lo sguardo al cielo e accorgerci dell’immensità che ci sovrasta e della bellezza della natura.»

 

Francesco Fravolini

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