Di Gino Morabito –

L’infanzia di quel ragazzo che suonava con un battipanni davanti a un muro bianco sognando che qualche ragazza lo guardasse e si innamorasse è diventata una carriera di successo. Convivendo, Non so più a chi credere, Non è mai stato subito, Sognami, Iris e molto altro nel nuovo tour di Biagio Antonacci. L’occasione per tutti i fan di cantare insieme al loro beniamino in alcune delle più belle location estive dello Stivale.
In particolare si segnala la tappa del 10 luglio al Teatro greco di Siracusa. La data siciliana è promossa da Puntoeacapo con la direzione artistica di Nuccio La Ferlita, in collaborazione con l’Associazione Development, GG Entertainment.
Probabilmente la sua parte meridionale pugliese spinge molto sulla sensibilità, offrendosi live in un luogo dalla cultura millenaria e di antica bellezza.
«Felicissimo di essere al Teatro greco di Siracusa e di tornare nella terra che veramente amo. Una terra che mi ha portato fortuna da sempre, dalle mie prime feste di piazza, dove mi ricordo che il giovane Biagio veniva acclamato, quando magari al nord ero meno considerato.»
Quel calore tipico del Sud, che diventa focolare.
«È siciliano Fabio Zacco, il pianista, che per la prima volta suona con me. E poi c’è Placido Salamone, il mio produttore e direttore della band, che è siciliano. Vivo molto tempo con lui e conosco sempre di più i dettagli della bellezza di questa terra.»
Il relax di qualche giornata di mare e un salto al CalaAmari, a Punta Braccetto in provincia di Ragusa.
«Penso che il futuro sia suonare dappertutto ed essere modulabili. Avere una band per gli stadi, una per i posti più piccoli; magari Biagio da solo in acustico, pianoforte e voce. La voglio arricchire la mia vita suonando e osservando. E facendo anche vacanza. Oggi me lo posso permettere, una vacanza tournée, e sarà il mio futuro. Perché forse me lo merito.»
On stage la celebrazione di un rito collettivo. Una liturgia che ripercorre le tappe significative di una carriera di successo e non solo.
«Ho una scaletta molto particolare, nella quale canterò anche i brani che proponevo in quelle famose feste di piazza. Canzoni che poi ho lasciato un po’ indietro dando spazio ai successi. Ma ci saranno anche quelli, perché è giusto che i brani più acclamati vengano premiati.»

Non riuscire a rinunciare più a niente, volere fare tutto perché tutto ancora è da fare.
«Vorrei riuscire a fare un live alla vecchia maniera. Tornare a Palermo, dove manco da anni, allo stadio, al velodromo come nel ‘99 quando arrivai con “Mi fai stare bene”. Ci furono più di 25.000 persone ad aspettarmi, incredibile.»
Era il 1992 quando Biagio Antonacci pubblicava Liberatemi, la sua prima hit.
«Quando trent’anni fa cantavo “Liberatemi”, ero convinto che la libertà dell’essere umano fosse fare tutto ciò che si vuole. Ma non esiste questa forma di libertà. Non potrai mai essere veramente libero perché vivi in una società in cui la libertà è nascosta, è polvere sotto il tappeto.»
La libertà è la consapevolezza.
«Non fatevi illudere, la libertà non esiste, giovani o non giovani. Esiste la consapevolezza. Se conosci te stesso e sei consapevole, riesci a raggiungere la parte più alta della tua anima. La consapevolezza ti fa capire quali sono i tuoi limiti e, quando li conosci, non li subisci.»
Comunque sia, salire sul palco resta più di un’urgenza.
«Salire sul palco non è mai un’urgenza, è una necessità epidermica. È come quando hai una donna che ami e vuoi baciarla. Ecco che cos’è il palco.»
