Di Gino Morabito –

Ha saputo toccare campi e punti anche molto distanti tra loro, grazie a quella straordinaria abilità di interprete intrecciata ad una naturale curiosità, al desiderio di spaziare oltre i confini delle formule e dei linguaggi tradizionali. Prima con i Matia Bazar, poi con una carriera solista variegata e di successo, il suo nome ha raccontato e seguito l’evoluzione dei costumi e del gusto del grande pubblico. In scena l’eleganza e la raffinatezza di una delle voci più versatili del panorama italiano. Signore e signori, Antonella Ruggiero.
Nella ricorrenza del centenario della morte del grande compositore lucchese, pubblica “Puccini?”. Una produzione artistica e musicale di Roberto Colombo su etichetta Libera/Bmg.
«È il desiderio di immergermi in quella musica classica che frequento da sempre. Si tratta di un lavoro iniziato nel 2001 con un primo avvicinamento al mondo e alle arie di Giacomo Puccini, registrando in studio un primo brano, a cui è seguito nel 2009 un percorso di rilettura di nove arie, in ambito elettronico, a cominciare dalle partiture originali. La scelta del repertorio è stata fatta seguendo l’amore per i singoli brani, senza considerare se si trattasse di arie per voce femminile o maschile.»
Nemmeno le tonalità sono le originali, ma sono state decise cercando quelle che risultassero più naturali.
«L’intento principale è e rimane quello di riuscire a emozionare. Me stessa e gli atri.»
Rapita dal fascino di un autore seriale di successi in preda alle proprie fragilità.
«La sua costante ricerca della solitudine, nonostante il grande successo ottenuto, dimostra la volontà e necessità di concentrarsi sulla particolarità e sulla sensibilità propria del mondo femminile per cercare di comprenderne la complessità. È sempre stato vissuto come gran conquistatore, ma credo invece che sia stato esattamente il contrario: si è sempre fatto conquistare dall’intelligenza, oltre che dalla bellezza, nel senso più completo, delle donne. Non il ragno che tesse la tela, ma l’insetto che ne rimane prigioniero.»
Ammaliato, come ogni grande artista, da quel richiamo spirituale che è una necessità interiore.
«È qualcosa di indefinibile, che non si può imparare né comprare. Viene da dentro. Ci sono opere d’arte ovunque nel mondo e le più grandi sono quelle ispirate da una scintilla che ti porta altrove.»

“Echi d’infinito” lascia il segno al Festival di Sanremo 2005, un brano firmato dai catanesi Mario Venuti e Kaballà, in una terra di sconfinate contraddizioni.
«La storia della Sicilia dimostra quanta infinita bellezza ci sia proprio nelle contraddizioni. Contraddizioni che fanno parte di quei lasciti umani che, nei secoli, sono stati affidati a una terra meravigliosa. Nonostante frequenti l’isola ormai da tanti anni, ogni volta provo sempre qualcosa di diverso, di curioso, interessante, a livello sociale e culturale.»
Nell’anno di “Canzone fra le guerre” avrebbe dovuto partecipare al “Family Day” ma dichiarò forfait all’ultimo minuto per la strumentalizzazione politica della manifestazione. Alla base, quei principi etici e civili in cui crede profondamente.
«Il rispetto dell’altrui cultura. Accogliere la diversità è un imperativo morale. Tuttavia, purtroppo, ci sono ancora molti individui che non la accettano. E questo per me è inconcepibile. Lo è sempre stato e lo sarà sempre.»
Ciò che sembrava impossibile ieri, oggi è certamente concretizzabile. Lo dimostrano continuamente gli eroi dei nostri tempi.
«I costruttori del bene comune, gli scienziati, i ricercatori, i medici, gli insegnanti che, con grande passione, cercano ogni giorno di trasmettere ai giovani i valori dell’inclusione e della condivisione, a dispetto di quel muro di condizionamenti che stiamo vivendo.»
Ha conquistato il privilegio di poter scegliere i progetti a cui dedicarsi.
«Non ho mai sperimentato con l’obiettivo di raggiungere un risultato e sicuramente mi piacerà continuare a farlo. Magari non nell’immediato, occorrerà del tempo. Come nel caso di “Puccini?” che ha visto la luce dopo oltre vent’anni. Sono fuori dalle logiche del mercato discografico e questo mi ha dato una libertà assoluta, perché l’ho scelta.»
