FABRI FIBRA, PAROLE COME COLTELLI

Di Gino Morabito –

L’adolescenza disastrosa, la situazione familiare, lo scarso amor proprio, il rapporto con l’altro sesso. In vent’anni di parole, come coltelli affilatissimi per sezionare la realtà, tutto è già apparso con ferocia, lasciando ben poco all’immaginazione. Eppure, alla soglia dei cinquanta, Fabrizio Tarducci ha ancora qualcosa da dire. Lo fa a suo modo, generoso, disposto a mettere in musica quello che lo attraversa.

Fabri Fibra pubblica “Mentre Los Angeles brucia” e lo presenta live nel “Club tour 2025”. Prodotto e organizzato da Friends and Partners, il calendario di appuntamenti vedrà il rapper originario di Senigallia protagonista di sei date speciali, che si concluderanno il 18 dicembre all’Atlantico di Roma.

Ancora dal vivo.

«Sono ormai tanti anni che giro l’Italia con i live. Conosco artisti, persone, hotel, ristoranti che, nel tempo, sono diventati una sorta di abitudine che mi fa sentire a casa.»

Dalla provincia marchigiana al nord di Milano: inaccessibile, costosa, esclusiva. Tuttavia gli ha dato la possibilità di farlo vivere come artista.

«Nel momento in cui ce la fai, ce la puoi fare solo qua. Milano è la città della musica, dove tutto accade. Ho lasciato la mia casa perché volevo inseguire il mio sogno e ho ricostruito a Milano la mia vita, gli amici e il lavoro. Il costo c’è, ma l’ho pagato volentieri.»

In nome di un’opportunità chiamata musica, il vero ostacolo da superare è e rimane la rinuncia non tanto alle cose che hai ma a quelle che potresti ottenere.

«Ho rinunciato a tantissime condivisioni, a tantissime frequentazioni, a tantissime persone, a tantissime storie. Ho rinunciato a tantissime opportunità per viverne solo una, che è quella che ho scelto: la musica. In cambio la musica mi ha dato tutto, più di quello che mi ha tolto.»

Nel “mentre Los Angeles brucia”. L’apocalisse è già in atto.

«Il titolo è una fotografia del momento che stavo vivendo mentre lavoravo alla chiusura del disco. Passavo le giornate e le notti in studio e, quando tornavo a casa, accendevo la tivù per vedere cosa accadeva nel mondo. Per molti giorni su tutti i media ritornava la frase “Mentre Los Angeles brucia” accanto al resto delle notizie. Per me significa che, mentre il mondo crolla, ognuno è impegnato a spegnere il suo incendio personale, i suoi problemi.»

Il mondo entra prepotentemente nella sua sfera creativa, dove anche l’ispirazione è un lavoro.

«Per essere ispirato, devi rinunciare a una quotidianità normale. E non sei ispirato per natura, o perché il cielo lo vuole. Io leggo tanto, guardo tanta tivù e tanti film. Quando una storia mi colpisce e le parole si “sposano” con le basi che ascolto e le selezioni allora scocca la scintilla.»

Scrivere è quella terapia per fare pace con sé stessi e, allo stesso tempo, un modo di sfidare il pubblico.

«Ci sono brani della mia discografia che sono serviti per raccontarmi ed altri per divertirmi. In vent’anni ho scritto tanto e molte cose diverse.»

I fan vogliono le hit, così come le major. Fabrizio Tarducci, invece, ha aspettative diverse nei confronti di Fabri Fibra.

«Continuare a fare bene il mio lavoro: scrivere e fare concerti. Non chiedo altro.»

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