Di Paolo Miano –

Dopo aver pubblicato alla fine del 2020 un album eponimo di sette canzoni molto raffinate, dall’atmosfera elettronica ed uno stile di canto originalissimo a metà strada tra il lirico ed il moderno, Viola Nocenzi esordisce nel mondo dell’editoria con il libro “Pensiero Viola” edito da Compagnia Nuove Indye.
Matura sempre più la convinzione che, dovunque la sua ispirazione andrà a depositarsi, la talentuosa artista continuerà a sorprenderci con realizzazioni significative e mai banali.

Una raccolta epistolare scritta a quattro mani con il giornalista catanese Leonardo Lodato. Una scelta inusuale, per la forma e per i contenuti, a conferma di come la nostra Viola non sia interessata ai sentieri già battuti.
«L’idea l’ha avuta Leonardo dopo una lunga intervista che mi ha fatto l’anno scorso quando è uscito il mio album di esordio. Con lui è nata subito un’affinità elettiva, anche in virtù del forte legame che ho con la Sicilia e con i siciliani, che si è trasformata subito in amicizia. Poi un giorno mi ha manifestato il desiderio di scrivere un libro su di me ed io ho accettato. Così abbiamo deciso di scambiarci delle e-mail, affinché lui potesse raccogliere dei dati per il libro. Ci siamo scritti per un anno, durante il quale ognuno ha raccontato all’altro di sé, anche con dettagli molto intimi.»
È stato lo stesso scambio di e-mail a finire nel libro, conferendogli un’identità ben distinta dal resto della produzione letteraria attuale, a cavallo tra passato e futuro.
«Se avessi saputo dall’inizio che il libro sarebbe stato costituito tout court dalle nostre lettere, alcune confidenze forse non le avrei raccontate. Alla fine però ho accettato di buon grado perché penso che l’autenticità ripaghi di tutto. Perciò, di fatto, il libro è costituito da due biografie, anzi tre, visto che Pamela Villoresi ha scritto una prefazione autobiografica, raccontandosi con intimità ed estrema delicatezza.»
Un’occasione per raccontare esperienze importanti scaturite dai tanti incontri con numerose personalità del mondo dell’arte e dello spettacolo.
«Ho voluto raccontare quegli incontri con alcuni personaggi fondamentali che hanno segnato il mio percorso. Per esempio, tutte le volte che salivo sul palco, durante i concerti, mi ricordavo di quando Renato Zero mi ha fatto vedere come bisognava farlo, perché si deve essere regine e re. Oppure, scrivendo “Entanglement”, inevitabilmente pensavo a Franco Battiato e alla sua filosofia. Rivedo Morricone che mi diceva sempre: “Ricordati Nocenzi, che la mediocrità è la cosa peggiore.”. Alda Merini, invece, una volta mi regalò una gabbia per uccelli chiedendomi di avvisarla quando avrei deciso di uscirne fuori. Questa è una frase che mi sono portata dietro per tantissimo tempo, perché al tempo mi sentivo una giovane rocker assolutamente anticonformista e fuori dalla gabbia, quindi non capivo le sue parole. Poi, grazie alle circostanze della vita, mi sono accorta quanta strada dovessi ancora fare. In realtà, sia il libro che l’album “Viola Nocenzi” sono una risposta che, dopo tanti anni, ho dato ad Alda Merini.»
Per Franco Battiato, Viola spende affettuose parole di profonda stima.
«Per tutti noi è stato un genio innovatore, una persona eclettica. Quello che mi porto dietro è il ricordo di una persona molto profonda, rispettosa, meticolosa, con un carisma incredibile e un’umiltà che possiedono in pochi. Ricordo quando lui e mio padre registravano sotto la mia cucina “Imago mundi” – brano del Banco insieme a Battiato pubblicato nella riedizione di “Darwin!” del 2013 [N.d.R.] – ripetendo per giorni l’inciso perché non erano mai soddisfatti. Sono pure scesa giù esasperata dicendo: “O lo fate bene una volta per tutte o lo canto io!”. E lui: “Questa ragazza deve tenere un po’ a bada il suo carattere impetuoso, però è bedda, dai.”. Nel libro ho voluto citare queste persone perché con quei gesti, anche a loro insaputa, mi hanno cambiato profondamente.»
Pur essendo nata in una famiglia di musicisti affermati, avvezza a scrivere canzoni fin dall’età di quattro anni, la figlia del prog italiano ha preferito evitare corsie preferenziali, per presentarsi al mondo della discografia solo quando avesse ritenuto i tempi maturi.
«Mio padre mi ha trasmesso una certa mentalità, per cui non pensiamo all’arte come prodotto di consumo. Ho un rapporto molto speciale con lui e gli devo tutto. Per me è la persona migliore al mondo, è sempre stato un esempio da seguire, non solo a parole ma con i fatti. Mi ha insegnato la sacralità della parola data, di dare importanza ad ogni cosa che si fa, alla coerenza e all’autenticità. Era il primo a criticare una cosa che facevo se non la riteneva all’altezza, in modo molto severo; però era anche il primo a premiarmi con molto entusiasmo, quando vedeva risultati che valevano. Mio zio, d’altro canto, oltre ad essere una persona per me molto cara, è anche il produttore del mio album, con delle pretese artistiche ancora più alte e quindi altrettanto formative. Le corsie preferenziali non ci hanno mai interessati.»

La bontà della strategia scelta è stata dimostrata dai riscontri positivi ottenuti da critica e pubblico.
«Non mi aspettavo minimamente questo riscontro. Le vendite sono state stratosferiche, relativamente al mondo discografico di oggi, e questo mi fa molto piacere perché l’album è nato per essere ascoltato da supporto fisico. C’è stata grande attenzione mediatica, nazionale ed internazionale, feedback e vendite da ogni parte del mondo, cose alle quali nemmeno pensavamo. Volevamo solo pubblicare un bel progetto, del quale potessi essere orgogliosa. SkyTG24 mi ha anche messo al nono posto tra i venti artisti del 2021. Cosa volere di più?»
La sua capacità di creare musica sempre nuova è talmente torrenziale che Viola ha dovuto ricorrere all’aiuto di Alessio Pracanica per la stesura dei testi.
«È uno scrittore mio amico da tantissimo tempo, siciliano pure lui, tanto per cambiare. Dal 2009 ad oggi abbiamo scritto un centinaio di brani insieme, sviluppando un’affinità tale, che ormai non serve neanche che io gli dica l’argomento. Alessio è una persona eccezionale di grande cultura, disponibilità e sensibilità. Gli sarò sempre grata.»
Le fondamenta per la carriera della cantautrice romana sono state stabilite. Adesso ci chiediamo verso quale direzione sia intenzionata a muoversi per il futuro.
«Stiamo già scrivendo brani nuovi e, invogliata dall’esperienza con Leonardo, ho ripreso a scrivere parole, senza prefissarmi nulla in particolare. Penso che, seguendo l’istinto e coltivando la consapevolezza, capirò cosa fare.»
