SI RICOMINCIA DA ZERO PER RACCONTARE LA MERAVIGLIOSA FOLLIA DEL VIVERE

Renato Zero festeggia la follia e ringrazia di avere ricevuto il dono della vita.

Nel suo ultimo cd, “Zero il folle” (Tattica), l’artista romano prende in esame gli argomenti più sensibili: ambiente, amore, affetti, morte, teologia, ecologia vengono affrontati nelle bellissime melodie delle 13 canzoni che compongono l’album.

Renato Zero coinvolge il pubblico perché vuole riflettere, facendosi aiutare da un costante “abbraccio”, gesto sentimentale ormai concesso soltanto mediante la musica. È proprio con quell’abbraccio fedele che possiamo capire dove sta andando la società e quali sono gli ideali filosofici, se ancora fanno parte del bagaglio culturale di una persona. C’è una canzone nell’album, dal titolo “Mai più da soli”, che allude alla tecnologia e al ruolo assunto nella socializzazione delle persone:

«Non serve nemmeno il citofono per cercare un amico, perché abbiamo Facebook» ironizza l’artista preoccupato per la grande assenza di umanità che stiamo registrando nel nostro quotidiano. «Quando ero adolescente mi incontravo con gli amici e li chiamavo con la voce, ora c’è lo smartphone.»

Renato Zero non si limita a fare una mera classifica delle criticità, vuole sottolineare i comportamenti inadeguati, intende svelare la sua scelta rivoluzionaria:

«A 15 anni ho avuto il coraggio di staccarmi dalla borghesia e di iniziare un percorso dove soltanto la mia identità si è affermata costantemente.»

Critica le classi sociali dell’Italia; non scende a patti con nessuno; rivendica una libertà dovuta alla sua creatività, la quale gli ha concesso di essere folle perché la vita è una follia meravigliosa da vivere. Sempre.

Ricorda i primi anni al Piper di Roma, le performance agli inizi della carriera; stravolge continuamente il suo credo, rivoluziona i cambi della propria esistenza:

«Un artista deve denunciare con la musica quelle situazioni che possono condurre la società a derive preoccupanti come quelle che stiamo vivendo – si sofferma a raccontare. La famiglia ha un valore e dobbiamo ripartire da ciò che abbiamo distrutto, senza dimenticare gli affetti, gli abbracci, il valore della frase “ti amo”.»

Dappoi continuando il cantautore appassionato: «Credo che la scarsa voglia di donare affetto abbia ridotto la società in questo preoccupante declino, dove si registra quella mancanza di affetto indispensabile per parlare e per conoscere le persone. Abbiamo bisogno di rimettere al primo piano i valori sociali di un’umanità dimenticata, cercando di comprendere i desideri dell’altro. È facile sorridere alla gente proprio per promuovere gioia e allegria di vita, perché dobbiamo vivere con quella giusta follia che ci consente di sognare ed essere proiettati con felicità nel nostro futuro.»

I 13 brani di “Zero il folle” hanno il suo stile inconfondibile, con sonorità pop che coinvolgono il pubblico per la loro intensità musicale. I testi sono curati e fanno riflettere, perché Renato Zero non è stato mai superficiale ma ha sempre creduto nel valore delle parole, sapientemente usate nelle sue canzoni (un repertorio di circa 500 brani musicali e oltre 45 milioni di dischi venduti). Cambiano le abitudini, ma restano gli affetti dai quali è difficile discostarsi. Un pensiero va a Giorgio Gaber, Ivan Graziani, Domenico Modugno, Pier Paolo Pasolini, artisti a lui vicini.

«È importante riflettere anche se diventa necessario comprendere i cambiamenti delle persone – commenta ancora Renato – perché il dialogo non deve mai interrompersi. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia meravigliosa, ma questa ricchezza deve essere presente in ciascuno di noi. Nel momento storico che stiamo vivendo sono troppe le situazioni a rischio, tra separazioni, incomprensioni, banali litigi per futili motivi. Dobbiamo riprenderci la nostra vita, ricordando sempre che è un dono meraviglioso da vivere con una buona dose di follia per creare, divertirsi, amare, essere sé stessi.»

 

Francesco Fravolini

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