MALIBRAN E JETHRO TULL, CRONACA DI UN CONCERTO ANNUNCIATO

Quando apprendo che i Jethro Tull avrebbero suonato l’8 luglio al teatro di Verdura di Palermo, mi attivo subito per piazzare i Malibran come gruppo di apertura del loro show. Era l’8 luglio del 2003.

Li avevo visti dal vivo numerose volte in giro per l’Italia. E, soprattutto, erano da sempre il mio gruppo preferito. Dunque, esibirmi con loro sullo stesso palco, magari conoscendoli di persona, e poterlo fare davanti ad un pubblico numeroso (e presumibilmente affine al nostro tipo di proposta musicale) sarebbe stato quanto di meglio avrei potuto chiedere.

Mi metto subito al lavoro per rendere concreta questa possibilità: contatto Aldo Tagliaferro, il presidente del fan club italiano dei Tull, che conosce di persona Ian Anderson & Co. Anzi, da semplice loro estimatore, era ormai diventato il “referente italiano” del gruppo: durante i tour, è lui che va a prenderli all’aeroporto, li porta nei vari hotel e ristoranti da una città all’altra, e tutto il resto. Lo sentivo da anni per procurarmi bootleg della band, e conosceva i Malibran. Mi metto anche in contatto con la Blue Sky, l’agenzia che porta i Jethro Tull (e Steve Hackett) in Italia: loro sono sempre gentilissimi, e, in sinergia con Aldo, si cerca di rendere concreta la possibilità: Malibran e Jethro Tull insieme a Palermo.

Passano mesi di telefonate, con alternanza di speranze e delusioni: “si può fare”, “anzi no”… Alla fine Aldo mi chiama, non mi trova, parla con i miei. Al mio rientro a casa, trovo un biglietto sul tavolo: “Suonerete con i Jethro Tull”. Meglio del biglietto vincente della lotteria di Capodanno! Si entra nei dettagli: Ian Anderson ha apprezzato il cd italiano di tributo ai Tull (Songs for Jethro), aperto da una nostra versione di Bourée.

Ma pone delle condizioni: innanzitutto, non dobbiamo essere una cover band dei Jethro, ma un gruppo con una discografia propria. E in effetti è proprio così. In secondo luogo, io non posso suonare il flauto: Ian Anderson non vuole infatti altri gruppi che suonino questo strumento, tanto peculiare per il suono e l’immagine dei Jethro Tull, prima che sia lui a salire sul palco. La cosa mi sembra comprensibile, e per noi non è un problema. Di fatto, sono pochi i brani nei quali, dal vivo, utilizzo il flauto. Dopo che Benny Torrisi (tastiere) ha lasciato i Malibran insieme a Giancarlo Cutuli (flauto e sax) nel 2001 io, oltre a cantare, con la chitarra devo anche coprire i vuoti lasciati dai due “transfughi”. E dunque sarà sufficiente non mettere in scaletta alcuni brani.

Ecco però in arrivo un altro guaio: Alessio, il nostro batterista (nonché mio fratello) quel giorno potrebbe non essere disponibile, e cominciamo a considerare l’ipotesi di un sostituto. Ma come? Eravamo in sei e adesso diventiamo in tre (io, Jerry Litrico alla chitarra e Angelo Messina al basso), più un batterista “esterno” che non conosce i nostri pezzi? E questo proprio nell’occasione più importante? Comunque la cosa si risolve: Alessio ci sarà, e si comincia ad entrare nei dettagli tecnici: noi dovremo suonare 40 minuti e lasciare il palco a una certa ora. Non potremo usare la strumentazione dei Jethro Tull, dal momento che verremo solo collegati all’impianto principale. Dunque il mio amico Riccardo Nicoloso, che ha un service, mi presterà i microfoni, mentre Ignazio Schirone (un altro amico) sarà al mixer per noi.

Per Ian Anderson, la band, il loro storico tour manager Kenny Wylie e per quello italiano è tutto okay, la cosa si farà. Noi ci limitiamo a fare una sola prova, avendo conferma che il nostro show funzionerà anche senza il flauto. Sul giornale “La Sicilia” esce un paginone tutto dedicato a questo concerto, che abbina i siciliani Malibran e i leggendari Jethro Tull, con belle foto a colori e biografie di entrambi i gruppi.

Ma, appena un paio di giorni prima della data tanto attesa, ecco una laconica e-mail da parte del tour manager italiano, che mi comunica quanto segue: “Per motivi tecnico-burocratici non potrete suonare con i Jethro Tull”. Non capisco: era tutto definito nei minimi dettagli, c’era l’okay di Ian Anderson e di tutto l’entourage della band, e adesso non possiamo suonare? Chiamo il tour manager italiano, poi anche l’organizzatore dell’evento a Palermo. Alla fine si scopre che l’agenzia Blue Sky, purtroppo, non aveva pensato a comunicare la partecipazione dei Malibran agli organizzatori di Palermo, i quali avevano probabilmente appreso la notizia dal giornale, sentendosi “scalzati”, e senza essere in possesso della necessaria documentazione che ci rigurdava. Così otteniamo solo il contentino di assistere gratis al concerto dei Jethro Tull, che si svolge senza alcun gruppo di apertura.

Ci andiamo comunque con il macchinone di Jerry e, arrivati sul posto, un tipo seduto davanti a me si lamenta del fatto che non ci sia un gruppo a intrattenere il pubblico in attesa dei Jethro Tull! Ad ogni modo sul quotidiano del giorno dopo scrivono che i Malibran avevano suonato prima dei Jethro Tull. Ma come li scrivono certi articoli? Da casa? È vero, noi c’eravamo. Tra il pubblico!

In seguito, ho davvero suonato prima di Ian Anderson a Novi Ligure, nel 2006, nel corso della convention annuale di “Itullians”. La nostra versione di Bourée si sentiva in diffusione. Ero a Novi Ligure per partecipare come flautista a due brani dei Jethro (We used to know e Weathercock) in qualità di ospite del cantante-chitarrista Andrea Vercesi. C’erano anche gli ex Tull Glenn Cornick, Clive Bunker e Dave Pegg, più l’ex batterista dei Gentle Giant John Weathers. Io mi intrattengo a lungo con Glenn e mi faccio scattare qualche foto con lui e Dave Pegg. Cornick portava di nuovo i capelli lunghi stretti da una bandana raffigurante peperoni rossi, ed era sempre amabile e sorridente. Tempo prima, quando abitava in California, gli avevo spedito materiale dei Malibran e il live dei Jethro Tull a Stoccolma ‘69 che avevo fatto rimasterizzare in versione stereofonica. Tutti loro avrebbero suonato in serata, su un palco più grande.

 

Giuseppe Scaravilli

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