MADE IN JAPAN, L’HARD ROCK SECONDO I DEEP PURPLE

La classica formazione dei Deep Purple con Ian Gillan, Jon Lord, Ritchie Blackmore, Ian Paice e Roger Glover è immortalata sul leggendario Made in Japan, uno dei dischi dal vivo più celebri della storia del rock.

Incredibilmente, i Deep Purple non si resero subito conto del potenziale straordinario di quest’album, e quasi se ne disinteressarono: concessero che venisse pubblicato solo in Giappone, e a patto che fosse utilizzato il loro fonico Martin Birch, che li registrò dallo studio mobile senza poterli neppure vedere mentre suonavano. Inoltre, il disco non sarebbe uscito, se a loro non fosse piaciuto il risultato. Solo qualcuno della band si degnò di partecipare ai missaggi.

Le registrazioni erano state effettuate durante tre spettacoli, tra Tokyo e Osaka, nell’estate del 1972, e catturavano i Deep Purple al massimo del loro splendore: non appena Made in Japan venne importato negli Usa, all’inizio del 1973, la fama del gruppo esplose. Si trattava quasi di un’esecuzione live del nuovo disco, Machine head, ma con una potenza e una personalità quasi sfacciata, che sembrava sbattere in faccia al mondo un perentorio: «I più grandi siamo noi!»

La versione dal vivo di Smoke on the water tratta dal live divenne ancor più celebre di quella in studio. E questo brano è passato alla storia come il pezzo rock più famoso di sempre, conosciuto praticamente da tutti, e sorta di passaggio obbligato per ogni aspirante chitarrista. Il testo racconta la storia di quel che successe effettivamente ai Deep Purple: la band si era recata a Montreaux, in Svizzera, per registrare quello che sarebbe divenuto Machine head con uno studio mobile all’interno del Casino di Montecarlo: il 4 dicembre del 1971 andarono a vedere Frank Zappa and The Mothers esibirsi in quello stesso luogo, che era anche una sala da concerto.

A qualcuno del pubblico venne la bella idea di lanciare un razzo segnaletico verso il soffitto, e l’intero locale andò a fuoco, con conseguente interruzione dello show e un generale “si salvi chi può”. Frank Zappa si mise al sicuro rompendo una vetrata, mentre il proprietario Claude Nobs aiutava gli spettatori a fuggire: lo stesso organizzatore del Montreux Jazz festival sarebbe stato citato nel testo della canzone con l’appellativo di “Funky Claude”.

Dalla finestra dell’albergo Ian Gillan si ritrovò ad osservare mestamente il fumo (smoke) del Casino andato in cenere alzarsi sopra (on) le acque (water) del lago di Ginevra. Il gruppo non si perse d’animo e incise comunque il nuovo materiale utilizzando lo stesso albergo nel quale era alloggiato: i cavi dello studio mobile posteggiato all’esterno percorrevano i corridoi, e nelle varie camere dell’hotel si piazzarono Lord, Paice, Gillan, Glover e Blackmore, che portarono alla fine la registrazione del lavoro.

Se Il primo album con Ian Gillan alla voce (il concerto per gruppo e orchestra, registrato e filmato presso la prestigiosa Royal Albert Hall di Londra nel settembre del 1969) non aveva permesso a Ian Gillan di esprimersi in tutta la sua potenza, con i successivi In rock (1970), Fireball (1971) e Machine head (1972) i Deep Purple definirono il nuovo concetto di hard rock, estremo, eppure impreziosito da momenti di grande classe, venato di blues, contaminato da influenze di musica classica e caratterizzato da grandiosi momenti di pura improvvisazione, con lo spettacolare e continuo incrociarsi tra la chitarra elettrica di Ritchie Blackmore e l’organo Hammond di Jon Lord. Notevole successo ebbero anche i due singoli Black night e Strange kind of woman, non inseriti negli album.

Nel caso di Machine head i Deep Purple, sbagliando clamorosamente, ritennero che il singolo avrebbe dovuto essere Never before: per loro fortuna i loro due manager (John Coletta e Tony Edwards) li convinsero che il 45 giri tratto dal disco sarebbe stato Smoke on the water. L’unico filmato che documenta l’esecuzione di questo brano con Ian Gillan alla voce negli anni Settanta è relativo ad uno show che riprende a colori la band a New York il 29 maggio del 1973, mentre il pezzo non è presente nel concerto della tivù danese dell’anno prima, che precedeva di pochi mesi la famosa trasferta in Giappone: lo spettacolo americano vedeva la band ripresa dalle telecamere durante le esecuzioni di Strange kind of woman, Smoke on the water e Space truckin’, tutte editate in versione ridotta. Gillan si presentava in camicia azzurra, barbetta corta e chioma meno fluente.

Lo show di Copenhagen del 1°marzo 1972 è invece molto più lungo, ma in bianco e nero. Inoltre Ritchie Blackmore viene inquadrato assai raramente. Nel corso dell’iniziale Highway star Ian Gillan smette per un momento di cantare, rimproverando qualcuno tra il pubblico che trattiene il cavo del suo microfono. Entrambi gli spettacoli sarebbero stati pubblicati in DVD nel 2005 con il titolo di Live in concert 72/73.

La magica alchimia si ruppe quando i rapporti personali tra Ritchie e Gillan si incrinarono: già alla fine del 1972 il vocalist inviò una lettera ai due manager nella quale manifestava la sua intenzione di lasciare i Deep Purple. Concluse comunque il tour in corso, e il 29 giugno del 1973, un mese esatto dopo lo show di New York, annunciò al pubblico giapponese di Osaka che quello che si era appena concluso era il suo ultimo concerto con la band.

 

Giuseppe Scaravilli

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