MADANA MARCO RUFO, CON LA LEGGEREZZA DI UN ACROBATA DELLA MUSICA

Di Bruno Brecciaroli

Nato a Firenze, lo tradisce un leggero ma chiaro accento toscano. In realtà Marco Rufo, meglio conosciuto col soprannome Madana, è di origine laziale (padre velletrano), aspetto che incide non poco sulle sue scelte e sul suo orientamento musicale, soprattutto nello strumento che utilizza con estrema maestria e virtuosa raffinatezza: l’organetto diatonico.

Ma attenzione a non commettere l’errore purtroppo comune di catalogare chi suona questo strumento come poco più che un virtuoso strimpellatore di paese e comunque prosecutore di una tradizione musicale popolare, pur importantissima ma ritenuta appartenente ormai al passato, e con molta superficialità classificata di serie B, da non mescolare con la musica classica che per definizione viene automaticamente individuata – solo lei – come “musica colta”.

Siamo completamente fuori strada e lo dimostra lo stesso Madana in prima persona. Il cosiddetto “du botte”, o due bassi appunto, cioè con due soli tasti alla mano sinistra che producevano il tipico ritmo che accompagnava tarantelle, pizziche, saltarelli ecc., della nostra tradizione musicale con l’alternarsi basso fondamentale-accordo/basso fondamentale-accordo, antesignano degli attuali organetti, continua ad esprimere tutto il suo vigore e la sua vivacità, ma a lui si sono affiancati progressivamente nel corso degli anni il quattro bassi poi l’otto, il dodici ed infine il 18 bassi, scatola magica che permette di spaziare in tutti gli ambiti musicali con pochi limiti di natura tecnica.

Ma ecco la magia, che non è frutto di improvvisazione o di un semplice intuito dovuto a un’idea fortunata, bensì di una preparazione musicale di prim’ordine: nasce  il 24 bassi che mantiene le stesse specificità dell’organetto ma nello stesso tempo ne moltiplica le possibilità interpretative. L’organetto è in corpo vivo e pulsante, non rinnega il passato anzi lo rinvigorisce e allo stesso tempo si rinnova, si modifica e si aggiorna nelle sue potenzialità espressive attualizzandosi.

Ecco, Madana è uno dei primi musicisti ad aver adottato questo nuovo organetto 24 bassi ed è stato il primo a scrivere un manuale per il suo studio. L’organetto cambia pelle, da diatonico diventa cromatico ma sempre rimanendo sé stesso in quella sua particolarissima, unica e magica sonorità che incanta e suggestiona chi ascolta.

Il Madana artista si distacca orgogliosamente da tutto ciò che è omologazione, appiattimento, ripetizione passiva. La sua ricerca continua spazia in tutti i repertori, dal folk al rock, dalla musica francese a quella araba, celtica, balcanica, irlandese, da ballo, alla musica antica per finire a quella dei grandi autori classici. Polistrumentista funambolico, possiamo veramente affermare che suona alla perfezione praticamente tutti gli strumenti, con una maestria e una leggerezza da grande acrobata.

Scrittore, compositore, curatore del manuale “Lo studio dei bassi nell’organetto”, pedagogo, attore. Scrive per il teatro e musica i propri spettacoli con composizioni originali utilizzando linguaggi che vanno dalla musica da camera al jazz alla musica popolare. Si intuisce immediatamente che dietro tutto ciò non può che esserci, da una parte una predisposizione innata, un dono di natura che lo distingue e lo eleva, dall’altra un impegno e uno studio costanti che lo hanno accompagnato in tutto il lungo e variegato percorso artistico che costituisce il suo bagaglio prezioso e unico di esperienze nel panorama musicale.

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