JETHRO TULL, LIVING IN THE PAST. CORREVA L’ANNO 1972

Il 13 ottobre del 1972 inizia il nuovo ‘USA tour’ dei Jethro Tull al Memorial Auditorium di Buffalo, che si concluderà l’8 dicembre dello stesso anno al Madison Square Garden con i Roxy Music come gruppo di supporto. Questi ultimi fanno così il loro debutto newyorkese con un breve set di 25 minuti, mentre i Jethro Tull suoneranno per oltre due ore.

In coincidenza con la data del 31 ottobre allo Spectrum di Philadelphia viene pubblicato il doppio album ‘Living in the past’.

Questo lavoro, successivo a ‘Thick as a brick’, è un’interessantissima antologia che raccoglie quasi esclusivamente brani pubblicati in precedenza solo su 45 giri, un nuovo mix di ‘A song for Jeffrey’, la facciata dal vivo alla Carnegie Hall di New York del 4 novembre 1970, più diversi brani inediti e i cinque pezzi già inclusi nell’EP ‘Life is a long song’ del 1971. Insomma, quasi tutto materiale non presente sugli album usciti in precedenza, e che molti estimatori della band non conosceva.

La spessa copertina color amaranto, intarsiata da ricami dorati, presenta la silhouette di Ian Anderson, anch’essa dorata e racchiusa in un elegante figura ovale, che lo vede suonare il flauto su una gamba sola, con il giaccone a quadri strappato da una parte, che gli consentiva però di muoversi con più disinvoltura sul palco. L’interno dell’album originale permette di sfogliare diverse pagine ricche di foto, che mostrano le varie formazioni della band (in posa o dal vivo) dal 1968 (ancora con Mick Abrahams) al 1971 (già con Barriemore Barlow). E sotto il titolo di ognuno dei brani sono riportati dettagliatamente studio di registrazione, data, fonico, produttore e formazione, con gli strumenti suonati da ciascuno.

Non manca un bello scatto dei Tull al Sanbury Jazz & Blues Festival del 1968, più altre foto tratte dallo show all’isola di Wight del 1970, oltre a diverse immagini di Ian Anderson (anche alla Carnegie Hall). Barriemore Barlow appare più volte, con berretto azzurro e barba bionda, così come Glenn Cornick con i suoi capelli lunghi stretti dalla bandana multicolori, mentre Jeffrey esibisce i suoi assurdi occhiali giganti. John Evan è colto più volte in concerto, già con il suo abito bianco con cravatta rossa a pois, così come Clive Bunker impegnato alla batteria. Martin Barre compare anche intento a giocare a golf. In una foto di gruppo del 1970 Glenn è con Judy Wong, la segretaria dei Fleetwood Mac che aveva sposato il 7 marzo di quello stesso anno. Sono quasi 50 fotografie in tutto, che consentono a molti di vedere per la prima volta i Jethro Tull nelle loro varie incarnazioni.

Se non sono presenti i brani ‘Aeroplane’, ‘Sunshine day’, ‘One for John Gee’ e ‘17’, comparsi poi nel cofanetto ‘20 Years of Jethro Tull’, la Chrisalis accontenta la crescente richiesta dei fans con una varietà di brani davvero considerevole: infatti troviamo qui gli estratti da 45 giri in gran parte sconosciuti ai nuovi estimatori della band, quali ‘A song for Jeffrey’, ‘Love story’ e ‘A Christmas song’ del 1968; ‘Living in the past’, ‘Driving song’, ‘Bourèe’, ‘Sweet dream’, ‘Singing all day’, ‘Teacher’ e ‘Witch promise’ del 1969; più gli inediti ‘Just trying to be’ e ‘Wond’ring again’ del 1970. Inediti appaiono anche i due brani dal vivo alla Carnegie Hall, sempre del 1970: ‘By kind permission of’ e ‘Dharma for one’ (nella nuova versione cantata), inclusa l’introduzione della band da parte del presentatore.

La storia di ‘Wond’ring again’ è complessa: in effetti la versione originale del brano era quella lunga del 1970, riemersa in occasione dei 40 anni di ‘Aqualung’ con il titolo di ‘Wond’ring aloud, again’. Però, dal momento che il brano, ridotto alla sola sezione acustica, era già uscito su quel disco nel 1971 con il titolo di ‘Wond’ring aloud’, su ‘Living in the past’ venne ribattezzato ‘Wond’ring again’: volutamente privo della sezione iniziale, offriva adesso all’ascoltatore l’impressione che si trattasse di un brano del tutto inedito.

Il pezzo che dava il titolo alla raccolta, ‘Living in the past’, era stato registrato presso il Vantone Studio di West Orange, nel New Jersey, ed era accompagnato (come ‘Sweet dream’) dagli archi, arrangiati e diretti da Lou Toby, e non dal solito David Palmer. Un accordo di Martin alla chitarra è sbagliato. Il brano era nato dalla richiesta di Terry Ellis a Ian Anderson di scrivere una potenziale hit da classifica. E così fu.

‘Driving song’ venne messa su nastro poco tempo dopo al Western Recording Studio di Holliwood, con musica di Martin Barre e testo di Ian Anderson. Fu qui che venne incisa anche la linea vocale di ‘Living in the past’. Durante la registrazione di ‘Driving song’ si presentò negli studi Jonathan King, il produttore del primo disco dei Genesis, che fu molto gentile con i Tull, e ne apprezzò la musica.

‘Just trying to be’ è un delizioso quanto breve cameo che vede Ian Anderson (voce e chitarra acustica) accompagnato dal solo John Evan, che qui suona uno strumento chiamato celeste, dal suono delicatissimo.

I brani già presenti sui dischi ufficiali sono davvero pochi, mentre la raccolta si conclude con i cinque pezzi dell’EP ‘Life is a long song’ del 1971, che vede in azione la nuova line-up dei Tull (compresi i nuovi arrivati Jeffrey Hammond Hammond e Barriemore Barlow).

Per inciso, il brano ‘Nursie’ (incluso nell’EP) e ‘Cheap day return’ (presente su ‘Aqualung’) sono entrambi brevi e toccanti ‘chicche’ acustiche nelle quali Ian Anderson ci parla del padre ormai morente in ospedale: il primo dal punto di vista del padre stesso, che volge con gratitudine il proprio pensiero all’infermiera che lo accudisce (“Sono contento che tu sia qui, a lavar via il mio dolore”); e il secondo dalla prospettiva di Anderson che, fra un tour e l’altro, riesce ad andare a trovare il padre ricoverato, per vedersi chiedere l’autografo da un’altra infermiera (“Che ridere”, chiosa amaramente il leader dei Jethro Tull).

Ian non aveva mai avuto un buon rapporto con i genitori, che non credevano nelle sue velleità musicali, e così, all’età di 20 anni, aveva lasciato la sua casa di Blackpool per trasferirsi a Luton. Prima che andasse via, suo padre gli aveva consegnato il pesante cappotto verde che gli sarebbe servito per coprirsi dal freddo, usandolo anche nella gelida camera da letto nella quale era andato a vivere nel 1967. Questo indumento era poi divenuto parte essenziale della sua immagine pubblica, comparendo anche al Sanbury Jazz & Blues festival, al ‘Rolling Stones rock and roll circus’ e al concerto di Stoccolma con la Jimi Hendrix Experience. I rapporti con il padre sarebbero migliorati solo alla fine della vita di quest’ultimo.

Su questo doppio album Ian Anderson fa davvero “la parte del leone”, dimostrando di essere in grado di suonare una grande varietà di strumenti, e facendo scoprire anche il suo aspetto di musicista più tranquillo, creando gioielli di pochi minuti, quasi fosse un cantautore folk in stato di grazia.

 

Giuseppe Scaravilli

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