GLI ULTIMI GENESIS DI PETER GABRIEL

Peter Gabriel annunciò con largo anticipo che avrebbe lasciato la band alla fine del tour in corso: si trattava dei concerti che promuovevano il disco The lamb lies down on Broadway.

Dal vivo il doppio album veniva presentato nella sua interezza, come una sorta di musical rock multimediale:

una storia unica con le diapositive proiettate sui tre maxischermi dietro la band, i costumi di Peter e la scenografia tutta dipinta di nero. Il protagonista era Rael, naturalmente interpretato dallo stesso Gabriel, un teppista portoricano in giubbotto di pelle, il quale, uscito dalla metropolitana di New York, a Broadway, notava un agnello sdraiato (da qui il titolo del lavoro), per poi vedersi risucchiato in un inquietante mondo sotterraneo da un enorme schermo (un po’ come Alice che attraversava lo specchio per ritrovarsi “nel Paese delle Meraviglie”). Qui avrebbe vissuto una serie di stranianti avventure, fin quando non si sarebbe lanciato nelle acque di un fiume per salvare il fratello John che stava annegando, per scoprire infine che il volto del fratello non era altro che il suo.

Il disco uscì in ritardo e, soprattutto negli States, il pubblico non riusciva a raccapezzarsi con quella musica mai sentita prima e quella storia claustrofobica e incomprensibile. Soltanto in seguito si sarebbe capito che si trattava di un autentico capolavoro. Ma all’epoca la gente avrebbe preferito ascoltare i pezzi dei vecchi album e veniva accontentata soltanto durante il bis finale, con The musical box e Watcher of the skies (in poche occasioni anche con The knife, come avvenne il 2 maggio 1975 al Birmingham Hippodrome).

Alla fine di ogni concerto tutti andavano dietro le quinte a complimentarsi con Peter Gabriel per la sua grande performance, ignorando il resto della band. E lasciando Phil Collins a rimuginare cose del tipo: «Ehi, ma che succede? Siamo un gruppo, abbiamo suonato bene, io ho dato il massimo e ora vanno tutti da Peter?». In qualche modo la carriera solista di quest’ultimo era già cominciata, e nella band qualcosa si ruppe. La tensione era nell’aria.

Purtroppo nessuno dei cento concerti del tour di The lamb lies down on Broadway venne filmato professionalmente. All’inizio dello show compariva il solo Peter Gabriel, impegnato a spiegare la prima parte della storia, per poi raccontarne la seconda quando stava per cominciare Back in N.Y.C., brano durante il quale lanciava una bomba molotov dietro il palco, producendo una finta esplosione. Cantava sdraiato Cuckoo cocoon, e avvolto da un cono di veli azzurri The lamia.

Durante la sezione quieta della title track saliva su per una scala rimanendo rivolto al pubblico, mentre nel corso di The colony of slippermen indossava l’incredibile costume verde del mostro bitorzoluto, con testicoli gonfiabili attraverso una pompetta nascosta. Fu soprattutto l’utilizzo di questo ingombrante “abito da scena” a provocare l’irritazione di Phil Collins, dal momento che questi, sentendosi soprattutto un musicista, si vedeva costretto ad assistere alla prestazione di un Peter Gabriel che a stento riusciva a cantare: motivo per cui, durante tutte le rappresentazioni di The lamb, la voce dello stesso Gabriel veniva doppiata da quella di Phil.

I cinque componenti dei Genesis suonavano su palchetti rialzati, con Peter sempre meno impegnato al flauto. Ma le diapositive funzionarono solo in poche occasioni. In compenso le performance di Phil Collins alla batteria furono spettacolari. L’unico di quegli show ad essere volutamente registrato dalla band su mixer multitraccia fu quello del 24 gennaio 1975 allo Shrine Auditorium di Los Angeles, in seguito pubblicato ufficialmente su Genesis archive 1967-1975. Anche se, per qualche motivo, il fonico non riuscì a mettere su nastro l’ultimo brano (It) e il bis (The musical box e Watcher of the skies). Durante l’“encore” Peter tirava di nuovo fuori prima la maschera da “Old Man” e poi le ali da pipistrello, anche se i suoi capelli adesso erano corti.

Per inciso il tour di The lamb fu il primo a vedere Steve del tutto sbarbato. Esistono comunque altre registrazioni dal mixer di quella tournée, tutte del 1975, quali quelle di West Palm Beach (10 gennaio) e del Wembley Empire Pool (15 aprile). The waiting room, il brano strumentale caratterizzato da suoni surreali e inquietanti, uscì anche come lato B del singolo The carpet crawlers, registrato dal vivo con il titolo di Evil jam: era forse l’unico caso in cui i Genesis si lasciavano andare ad improvvisazioni, e almeno in un’occasione Steve accennò al suo interno il tema iniziale di Dancing with the moonlit knight.

Il tour di The lamb partì in ritardo, negli ultimi mesi del 1974, a seguito di uno strano incidente occorso a Steve Hackett: questi, durante un party, udì qualcuno dire che il tale gruppo non sarebbe valso nulla senza il suo leader. Nella mente di Steve fu come sentir dire che i Genesis non sarebbero stati nessuno senza Peter Gabriel. Il suo pugno si chiuse di scatto sul bicchiere che teneva in mano, in un impulso rabbioso, e il chitarrista si ritrovò in ospedale.

Al parto difficile di quel disco si sovrappose quello della moglie di Gabriel: la loro figlia neonata rischiava di non sopravvivere, ed era finita in un’incubatrice. Peter mise al primo posto la famiglia rispetto al gruppo, e non trovò la comprensione che si sarebbe aspettato da parte degli altri. Doveva guidare per molti chilometri tra l’ospedale e lo studio di registrazione in Galles, per portare a termine il nuovo disco. E si sobbarcò la stesura di quasi tutti i testi, dal momento che l’idea dell’intero progetto era sua.

Il tour iniziò il 18 novembre 1974 a Cleveland, attraversando gli States fino alla data del 4 febbraio 1975 a Chicago. La tranche europea partì da Oslo il successivo giorno 19, proseguendo per i successivi mesi di marzo, aprile e maggio. Esistono bellissime foto di Robert Ellis scattate nel corso dei concerti portoghesi di marzo a Cascais. Durante la data conclusiva, il 27 maggio del 1975 al Palais des Sports di St. Etienne, i Genesis sapevano che quella sarebbe stata l’ultima volta con Peter.

 

Giuseppe Scaravilli

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