GIANMARIA E GATO. POESIA VERSO L’ALTROVE

 

Testa-Barbieri_musicaintornoIn un passaggio da leggera Mongolfiera, identico a quelle cantate, altrove è andato Gianmaria Testa. Lui che era stato un capostazione, che aveva preferito la fatica della musica a quella dei binari, ha tolto gli ormeggi e la zavorra, concedendosi l’infinito in sola andata. Assai prematuramente, a dire il vero. Perché la certezza della mancanza di nuove sue poesie pesa da subito. Del resto basta riascoltarne di passate per confermare la misura della perdita: Dentro la tasca di un qualunque mattino, Il valzer di un giorno, Forse qualcuno domani, Gli amanti di Roma, sono perle perfette.

 

Cantautore di razza, sin dagli esordi francesi nei primi ’90 nella sua poetica ha sentito l’esigenza di raccontare le storie degli ultimi, del suo Piemonte contadino o provenienti dal mare, degli amori complicati e, in generale, della necessità dei sentimenti.

Lo ha fatto concependo uno stile personale, raffinatissimo: voce calda da narratore di sogni sulla semplicità di arrangiamenti mai troppo complicati che, quando non hanno contemplato la sola sua chitarra, hanno contato musicisti di fama internazionale (Rava, René Michel, Fresu, Bollani… ).

 

Lo ha seguito nella stessa direzione di viaggio Leandro Barbieri, sassofonista purosangue. L’argentino, noto come el Gato – soprannome legato alla giovinezza a Buenos Aires quando per esibirsi si spostava da un club all’altro nella stessa sera –, conobbe la fama mondiale con la celeberrima colonna sonora dell’altrettanto famoso film Ultimo tango a Parigi di Bertolucci.

Musicista straordinario sosteneva di suonare jazz ma di farlo in modo differente, ed in effetti il suo strumento ha cantato, parlato più che suonato. Personalissimo il suo stile, fusione tra l’espressione jazz ed i caratteri sudamericani: rivoluzionario, ribelle, per tecnica e identità. Memorabile la sua partecipazione in Modena di Antonello Venditti, dove è il suo sax a cogliere tutta una nostalgia e a gridare la disillusione di un’epoca di ribellione, ad anticipare la fine di una ideologia e, forse, delle speranze di una generazione.

 

Giuseppe Sanalitro

 

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