SUITE DREAMS, RACCONTI DI MIGRAZIONE E IDENTITÀ IN MOVIMENTO

Interamente composto, suonato e cantato da Naomi Berrill, “Suite dreams” è diviso in tre parti.

Tre suite per un totale di 14 tracce, dedicate al tema delle migrazioni e delle identità in movimento. Dai ritmi sincopati del jazz alla vitalità del folk irlandese, Naomi canta e suona violoncello, pianoforte, chitarra e concertina.

“L’artista torna a immergersi negli elementi della natura – questa volta abbracciandoli tutti – in un dialogo costante costruito nel rispetto e nella delicatezza.”

Natura, migrazioni, Firenze e Galway, queste le ispirazioni di Naomi Berrill, ma anche poeti e scrittori come Goethe e Shelley, e la illustratrice Cicely Mary Barker.

“Silent woods”, dedicata al Parco delle Cascine di Firenze, è composta da cinque tracce inedite, la prima delle quali “Oak and sister Spring”. Candide voci e sovra incisioni di violoncello danzano in perfetta armonia per quasi tre minuti, regalando un’inaspettata allegria, a dispetto della delicata, sibilante voce dell’artista. Dal ritornello orecchiabile e caratterizzato dal pizzicato, invece, “Gravity”, che vi farà canticchiare già dal secondo ascolto; mentre “Dwelling place” mette temporaneamente in secondo piano il violoncello, prediligendo voce e chitarra e costringendo a un’orchestrazione più articolata con un sound più pieno.

La natura che avanza attraverso la crescita dei rami e lo sbocciare dei fiori viene descritta in “Ginkgo biloba”; mentre si avverte il cambio delle stagioni in “Spring goes”, dove apprezziamo per la prima volta il pianoforte. Il tutto sempre con un’accezione delicata e fiabesca, senza mai indugiare in accordi troppo gravi o complicate armonie. Tutto scorre come in un ruscello, senza increspature sull’acqua.

“Dance suite”, composta anch’essa da cinque brani, dove “Jig and reel” sono un’unica traccia, esplora la musica classica e quella folk, muovendosi da un genere all’altro e restituendo un’innovativa interpretazione. Scomodando Bach e partendo da uno dei movimenti della Suite n. 3 in do maggiore per violoncello solo, BWV 1009, Naomi ne cambia la metrica e l’armonia, creando cosi “Prelude”, brano in cui finalmente ascoltiamo anche la concertina, piccola fisarmonica tipica della musica irlandese.

Completamente strumentale “Jig and reel ‘flowers for Ibana’”, danze tradizionali della musica celtica veloci e allegre, che differiscono per una diversa scansione del tempo: 6/8 nella prima, mentre in 4/4 nella seconda, caratterizzata da una maggiore fluidità. Un gradevolissimo solo di flauto traverso fa capolino in “Swing me round”, brano dal sapore jazz, che sferza una ventata di freschezza; mentre, più sognante ed etereo, “Mermaid dance” chiude questa seconda suite.

“Playground suite”, il terzo capitolo del racconto in musica di Naomi Berrill, è caratterizzato da danze folk, musica e poesie di cinque paesi diversi, che si uniscono in un’atmosfera fanciullesca, giostrata da violoncello e voce. Struggente e carica di passione la danza ungherese “My little graceful girl”, che nulla ha da invidiare alla più celebre versione di Zoltàn Kodàly e Bèla Bartòk per pianoforte, seguita da Oh babbo mio”, canzone popolare toscana che prende il titolo di “Oh violina” o “La violina” con alcuni cambiamenti nel testo originario e un tempo che si sposa meglio al concept della suite.

“Slide – Na bàltha craige”, che tradotto dal celtico all’inglese suona come The rock flowers, è un brano dal gusto Irish, liberamente ispirato alla poesia dello scrittore Liam O’Flaherty, considerato uno dei maggiori esponenti della corrente del Rinascimento irlandese. Penultimo paese descritto musicalmente da Naomi Berrill è l’India con “Roundabout – Machli Jal”, filastrocca per bambini cantata in lingua originale, che racconta come l’acqua sia l’elemento fondamentale per la vita e la sopravvivenza del piccolo pesce. Chiude la suite “Swing 42”, direttamente dalla Francia. Reinterpretazione di un leggendario brano di Django Reinhardt, dove il violoncello passeggia come un contrabbasso sull’armonia di chitarra e una voce dal sapore antico ci riporta nei mitici anni ‘30.

Un album ricco, quello di Naomi Berrill, dove la grande varietà di brani e le tre diverse suite offrono molti spunti di riflessione, denotando un’ottima conoscenza dello strumento e un gusto impeccabile nell’arrangiamento.

 

Davide Agrò

PDFStampa

Related posts