OMBRE DI UN CORPO ESTRANEO, IMPETO COMPOSITIVO ESPLOSIVO

Di Giandomenico Morabito –

Carlo Masu deve la sua fama di chitarrista di sicuro affidamento grazie alla sua appartenenza ad i “bolognesi” Cut (band storica del rock alternativo underground italiano). Con il nuovo progetto artistico Carlo Masu e le Ossa pubblica Ombre di un corpo estraneo per la Seltz Records.

In questo disco, il suo primo solista, Carlo s’avvale di una buona line-up che comprende Mariagiulia Degli Amori (pianoforte, percussioni, voce ecc.), Stefano Orzes (batteria) e Peppe Randazzo (basso). Il cd ha il suo inizio con il brano Non te lo dirò mai, che è un episodio in cui la voce di Masu s’esprime nella sua caratterizzazione di latente disperazione. La mia ombra, seconda track di questa raccolta, conferma il dato scuro dell’interpretazione artistica della band.

Un’assoluta resistenza naviga nel buio di una vita tribolata, in cui emerge la vis chitarristica di Carlo. Lo scoppio delle arterie si distingue per la voce del nostro, a suo agio con la tenue melodia che si qualifica come una delle vette del cd. Il mondo che brucia possiede un lento incedere, che poi irrompe in un impeto compositivo esplosivo.

Sismi e cataclismi rappresenta lo stato d’arte della band: così sconsolata nei suoi testi le cui “luci” fioche affiorano in una sensibilità struggente. Dillo ora si delinea nel suo Dna alternative, il cui lento procedere finisce per schiantarsi nella solita colata soft noise. La lama ha una sua linearità di forma canzone rock, a favore delle usuali parole descriventi contesti morbosi.

Più nulla è un frame di desolazione, la cui struttura musicale alterna i virtuosismi di un piano decadente alle solite vulcaniche impennate di chitarra. On air è un piccolo affresco buio di cui vogliamo sottolineare l’originalità dell’interpretazione vocale. Perdimi è una slow rock song, che conferma la visione off di Carlo. La finale La danza della Luna altissima (love song) è l’atto definitivo di un imprimatur tanto ombroso nella sua esposizione quanto liberatore nella sua testualità.

Concludiamo affermando che l’impronta data a questo lavoro discografico di Masu e band si svela nella sua conformazione maledettamente “evergreen”, in cui i fruitori di rock underground italiano potranno sbizzarrirsi in un salutare salto all’indietro nei nineties di gruppi come Fluxus e Marlene Kuntz, mantenendo una cifra d’originalità più che naturale.

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