LIGHT FROME THE GRAVE, L’AMERICA MADE IN ITALY DI MANUEL BELLONE

 

Chitarre acustiche, armonica e banjo sono ingredienti essenziali per la musica country americana. Strumenti che attraversano l’oceano e raggiungono la Sicilia per fondersi nelle sapienti mani di Manuel Bellone e riversarsi in note nell’album “Light from the grave”. Nove brani compongono il disco, scritto e cantato in inglese dallo stesso Manuel, che si diletta nel suonare la maggior parte degli strumenti.

Miss Heartbreker apre le danze. La voce e l’armonica si scambiano le parti e una cassa minimale detta il tempo, a tessere le trame dello sfondo una chitarra acustica. Un brano semplice e diretto con un bridge di chitarra acustica sola ed un refrain finale.

Più lento e riflessivo Take it easy. Il ritornello orecchiabile fa breccia nelle nostre orecchie già dal primo ascolto; si sente anche il banjo che spunta fuori fra le note della chitarra acustica e il groove minimale della batteria.

Come in un climax discendente Waiting so long, terzo brano dell’album, lascia le redini dell’ascolto alla sola chitarra acustica e voce. Sullo sfondo il suono di una cassa e tamburello a dettare un timido accenno di tempo; interessante il solo di chitarra elettrica al secondo minuto, che spiazza l’ascoltatore senza distogliere però dal mood romantico che contraddistingue il brano.

 

Dalle sonorità zigane I’ve drawn my way. Le percussioni accompagnano un incessante chitarra acustica che non smette di dettare il ritmo; un’armonia leggermente più complessa rispetto ai precedenti brani accompagna la voce, discostandosi dal sound ascoltato nelle altre tracce.

Allegro, dalle forti influenze rock alternative Cold outside. Un brano rock che strizza l’occhio al folk, senza rinunciare a nessuno dei due. Un bellissimo intro, prima di armonica, poi di chitarra, lascia spazio alla voce che ci delizia per poco più di due minuti e mezzo.

Bottleneck e voci femminili si odono in Kindness, che riprende ancora una volta quel sound americano, tra chitarre acustiche ed elettriche che non fanno altro che amplificare ulteriormente il netto contrasto sonoro con la traccia successiva.

Empty word è spogliato da qualsiasi orpello strumentale. Sono la voce e chitarra acustica i protagonisti di questo brano che riesce a dire tutto nella sua disarmante semplicità. Solo negli ultimi 24 secondi di ascolto entra in scena l’intera band, regalando un finale mozzafiato.

Dal titolo irriverente e dal ritmo coinvolgente, Devil with the heels rappresenta tre minuti di assoluta giocosità country. L’armonica insaziabile prende il sopravvento ogni volta che riesce a trovare spazio nella trama sonora e, nel ritornello, due voci si intrecciano, creando la solita splendida armonia. Il pezzo ci obbliga a battere il piede a tempo.

Cupo e malinconico, Crowes è l’ultimo brano dell’album, dove la chitarra è accompagnata dalle percussioni, dipingendo un sound più scuro rispetto agli altri brani.

“Light from the grave”, un album vario nella sua semplicità. Semplicità che viene riversata in un sound pulito e orecchiabile, contestualizzato in un’epoca moderna così distante rispetto alle radici del genere a cui si ispira. Manuel Bellone ci regala un po’ di America made in Italy, senza scadere in pacchiani cliché, ma proponendoci della buona musica e un’ottima interpretazione.

 

Davide Agrò

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