IL GIORNO DOPO IL LIETO FINE, IMPATTO ALTERNATIVE

Di Giandomenico Morabito –

Nuovo cd per gli El Santo. Dato importante di questo nuovo lavoro discografico, Il giorno dopo il lieto fine (Seltz Recordz), è la presenza di Paz De fina alla produzione. Procediamo però con ordine.

Il primo brano è Benzodiazepina, che s’impone per il suo impatto alternative. Skin è un altro valido esempio per la sua inflessione off, in cui c’è da sottolineare l’alternanza delle voci (Giorgio Scorza è la principale, a seguire quella del chitarrista Daniele Mantegazza), per finire con una colata di chitarre distorte. Se la sete deve bruciarmi si mantiene lungo il codice di un rock “malato”, che ci riporta indietro negli anni Novanta, soltanto a livello di mood, senza didascalie.

Jesoo, 34 anni è una track molto ariosa e spinta dall’ensemble, ancora una volta caratterizzata dal mescolio dei cantati. La voce che ho in corpo è una canzone dall’imprimatur acustico che si basa su un testo introspettivo, in cui Scorza fa faville. Lagrima (andrei in Brasile) accelera il ritmo di questa raccolta con un ritornello mozzafiato.

Alessandria è un altro tassello di notevole rock alternative dalle parole simboliche. Paradisi pratici continua col solito intreccio delle due chitarre elettriche (oltre a quella di Mantegazza, c’è quella di Riccardo Spina), che danno il La all’espressività delle voci. Nulla si distrugge conferma la notizia di un sound solido, sicuro di sé, segnato da un ritornello arioso.

Juda fa Juda assume una strutturazione complessivamente very sick, in cui emerge un groove eruttivo. La finale 18 Agosto è il suggello acustico e delicatamente romantico a quest’album. Insomma, gli El Santo sono una band da incoraggiare perché la loro visione di rock italiano è assolutamente contemporanea e di cui bisogna segnalare il suono di efficacia coinvolgente.

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