FABIO CUOMO, QUANDO L’ISPIRAZIONE NASCE DAL SILENZIO

Di Davide Agrò

Le parole servono a poco quando è la musica a parlare: pianoforte, elettronica, synth, sperimentazioni. Sono tanti i protagonisti sonori, così come gli argomenti musicali, de Il volo del gufo (Blue Spiral Records), il nuovo album del compositore polistrumentista Fabio Cuomo.

Something lost, la prima delle sei tracce che compongono l’album, si presenta con un’introduzione al pianoforte sostenuto da suoni monofonici di stampo analogico. Il brano, a tratti melodico, schiaccia un occhio alle sonorità anni ‘80 ma in una cornice modernissima, a metà fra il classico e futuristico.

Milonga è un genere musicale folkloristico della regione del Río de la Plata ed anche il titolo della seconda traccia. Una lunga introduzione composta da fasce sonore in lenta evoluzione che si diramano accogliendo nel proprio grembo il pianoforte: un parto sonoro che dà vita ad una danza colma di suoni gravi. Durante la sua frenetica corsa non manca la contaminazione elettronica, che amplia lo spettro sonoro e ingolosisce l’ascoltatore.

In Troppe parole, questa volta sono le tastiere ad anticipare il pianoforte. Un brano che, nella sua natura sperimentale, non disdegna un’ottima componente melodica, dove i suoni monofonici imperversano in piccole frasi creando trame armoniche attorno al pianoforte. Caratteristica ormai riconoscibile sono i bassi analogici che riempiono le frequenze più gravi. Romantico e inaspettato il finale, quasi al quarto minuto, che chiude il brano con un outro di pianoforte solo di pregevole fattura.

Di tutt’altra natura Inalma, futuristico, cupo, in lenta evoluzione. Carico di suoni che man mano si vanno svuotando per fare spazio al pianoforte. Il lungo brano evolve nella sua quasi naturale concezione: i suoni si accostano e trovano il loro posto, lasciando da parte il pianoforte per concentrarsi ora sulle tastiere. Una composizione intensa che, nonostante i suoi nove minuti di durata, non riesce a stancare.

Più riflessiva Paura del cambiamento. Traccia che si contraddistingue per una velata morbidezza nei suoni che si accostano al pianoforte, questa volta più docili e meno aggressivi. Per contro il pianoforte sferza grossi accordi nelle frequenze più gravi, per poi lanciarsi un exploit melodico che sembra voler affermare la propria supremazia sonora. Intensa, malinconica.

A chiudere questo lavoro Lava l’anima con l’acqua. Inaspettatamente romantico, dolce, melodico. Un brano contraddistinto da suoni più ovattati che infittiscono la trama sonora, ne ampliano lo spettro ed evolvono nella cornice spaziale. Chiude la composizione un climax sonoro esplosivo, lasciando risuonare per qualche secondo il pianoforte.

Il volo del gufo di Fabio Cuomo è un album sperimentale, a tratti melodico, che combina pianoforte, tastiere e sintetizzatori analogici. Suoni diversi fra loro, fusi insieme, ora per nascere gli uni dagli altri, ora per accostarsi ad infittire la trama armonica.

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