EDDA, CONTAGIOSO COME UNA PROVOCAZIONE SMALIZIATA

Stefano “Edda” Rampoldi arriva alla sua quinta fatica discografica con questo cd dal titolo emblematico, ossia “Fru fru”.

Il metodo compositivo di Edda prevede generalmente delle short songs con una struttura strumentistica tutto sommato snella. Infatti, questa volta la line-up prevede, oltre che a Edda (chitarre, testi, voce), Luca Bossi (chitarre, basso, synth e programming), Francesco Killa Capasso (chitarre) e Nick Lamberti (batteria).

L’iniziale “E se” è una track che vuole stigmatizzare i rapporti interpersonali con bel tocco d’ironia, in cui Edda sciorina uno smalto vocale neo-pop brillante (una costante del disco). La successiva “The soldati” è un brano altrettanto ritmato, in cui emerge una certa crudezza testuale. “Italia gay” preme l’acceleratore sul carattere deviante dei testi di Rampoldi per una versione rock d’impatto.

“Edda” è un episodio melodico che tratta la problematicità del rapporto di coppia con un testo ficcante. “Vela bianca” è un’altra istantanea sull’amore, pieno di simbolismi riguardo l’altro sesso per un cantato nuovamente smagliante, che decifra un’impronta stilistica rinnovata e più ariosa rispetto alla produzione precedente. “Vanità” conferma la voglia netta di Edda e della sua band di non annoiare e di offrire ancora slancio ritmico a questa song, che si connota per l’ennesima volta per il lato provocatorio del testo.

“Samsara” è una canzone il cui lato “off” emerge nella sua teatralità sfacciata. “Abat-jour” tratteggia un quadro femminile da cui irrompe drammaticità, e in questo Edda è stato un abile narratore da sempre. Il finale del cd è segnato dalla canzone “Ovidio e Orazio”, che si connota soprattutto per la sua narrazione fuori dai canoni comuni.

Dunque, “Fru fru” è un album che vuole rappresentare in maniera diretta la caducità delle relazioni umane e Stefano “Edda” Rampoldi è contagioso come una provocazione smaliziata. Per gusti “altri”, ma non solo per fan.

 

Giandomenico Morabito

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