CHANSONS SOUS LA PLUIE, IL MELODICO DEBUTTO DI MASON STEPHENSON

Di Davide Agrò

Chansons sous la pluie, letteralmente “Canzoni sotto la pioggia”, è l’album di debutto di Mason Stephenson, pianista e compositore di Manchester nel Regno Unito. Quattro sono i brani che compongono il progetto discografico pubblicato per Blue Spiral Records, il primo dei quali s’intitola Danse lente.

I sei minuti di durata potrebbero spaventare l’ascoltatore, che invece resterà piacevolmente sorpreso dalla struttura e dallo spiccato gusto melodico che compongono la traccia. Due ampi e lenti respiri lasciano il passo ad una più incalzante sezione B, che chiude la composizione ripresentando il tema iniziale. L’avvicendamento delle diverse sezioni e delle loro variazioni “danzano” scambiandosi di posto. La sensazione è quella di un unico filo conduttore, melodico e armonico, che non risulta affatto banale e tiene desto l’ascoltatore.

Prelude de la lune, dai toni cupi e scuri, dipinge un’atmosfera notturna su note gravi, per continuare poco dopo in una melodia malinconica e più sciolta. All’apice del fraseggio melodico l’autore conclude ripresentando il tema iniziale. Stessa struttura ternaria in Nocturne de la lune: il tema iniziale ripetuto per due volte con una leggera variazione termina al primo minuto e mezzo, per svilupparsi ed evolvere in una più veloce sezione. Il brano chiude sulle note del fraseggio iniziale.

Dal sapore più pop e cantabile, Sous la pluie. Si discosta leggermente dall’impronta classica dei brani precedenti per la sua abbondanza di note al canto, note che servono quasi a descrivere in musica la pioggia stessa. In un incessante tripudio di suoni, al quinto minuto il brano esplode, regalando un finale ancora più ricco che chiama in causa accordi sospesi fino al momento della chiusura vera e propria.

Il lavoro di Mason Stephenson risulta limpido e preciso. Le sezioni e gli intenti raccontano di un compositore agli esordi, con uno spiccato senso melodico che non vuole confondere il suo pubblico, ma che punta alla chiarezza. Il sapiente uso di note a scopo descrittivo gli consente di “raffigurare in musica la calma del suono del pianoforte e la bellezza che c’è anche nei giorni più piovosi”.

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