THE SEVEN SIRENS, SUONI CHE RIECHEGGIANO IL MYTHOS

Di Davide Agrò

Michiel van Poelgeest è un talentuoso compositore olandese che pubblica The seven sirens, un album neoclassico strumentale composto e prodotto dallo stesso musicista per la Blue Spiral Records.

Sette brani liberamente ispirati dal romanzo Mythos di Stephen Fry, che fondono musica elettronica, pianoforte e violoncello.

Wreckage, letteralmente relitto, fa capolino dopo una breve introduzione al pianoforte. La trama sonora si addensa e il sapiente uso dell’elettronica tesse le fila di un muro sonoro concreto e stabile, che tanto piace al mondo cinematografico. Orecchiabile, moderno, lascia spazio ad un accenno di percussioni. A dir poco ottimo.

Dedicato alla fanciulla della Lidia, Arachne, il secondo brano, è più lento e meditativo. Una composizione nella quale le note ricche di riverbero riecheggiano nello spazio sonoro fondendosi con atmosfere surreali. Futuro e passato si intrecciano fino al culmine finale.

Mnemosyne, figlia di Urano e Gea, cielo e terra. Una straziante melodia al violoncello solca lo spettro sonoro accompagnato da accordi al pianoforte. Una lenta evoluzione porta nuovi elementi sullo sfondo, fino a lasciare indietro il violoncello e concludere con suoni gravi simili ad un organo.

 

Daybright, quarto brano dell’album, si discosta leggermente dai precedenti con guizzi pianistici accompagnati da immancabili pad elettronici, che spuntano ai lati dell’ascoltatore. Mai invadenti, sembrano quasi nascere spontanei dai semi dell’armonia. Quattro minuti in continua evoluzione.

Più teso e malinconico Chaos. Una percussione simile ad un battito cardiaco accompagna le tesissime fasce sonore dal sapore distopico, che invadono e circuiscono gli accordi del pianoforte. In poco più di due minuti viene descritta perfettamente la sensazione di caos che l’autore vuole trasmettere.

Nell’introduzione di Phaeton a farla da padrone è l’elettronica, seguita dal pianoforte e minimali percussioni che dipingono un paesaggio futuristico, in bilico fra il bene e il male.

A concludere il lavoro Sirens, maestoso. I pochi accordi di pianoforte, sorretti da suoni gravi simili a fiati, si spengono per lasciare spazio ad una conclusione sospesa, dal sapore ambient. Pur nella sua brevità, il brano riesce comunque a suggerire immagini decisamente suggestive.

Stupendo, raffinato lavoro di Michiel van Poelgeest, che fonde classica ed elettronica, mito greco e futuri distopici, melodie orecchiabili e brani dal sapore cinematografico. Da sottolineare l’uso sapiente e parsimonioso della vastissima tavolozza sonora, dosando le giuste proporzioni tra i diversi soggetti intervenuti a dipingere il quadro complessivo.

Mai scontato, mai invasivo, mai ripetitivo. Così melodico e affascinante. Un autentico piacere all’ascolto.

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